lunedì 25 gennaio 2010
Si conclude oggi la speciale settimana di preghiera che da decenni raccoglie il mondo cristiano intorno all’obiettivo di ricomporre la propria unità; quell’unità che Cristo stesso ha chiesto - «Che siano una cosa sola» - e indicato come segno di autenticità di fronte a tutti - «Perché il mondo creda» -. Una unità che, invece, nella storia ha subito numerose lacerazioni. A partire dalle divisioni successive al concilio di Calcedonia (451) che ha dato origine alle chiese copte dell’Oriente, fino alla Riforma protestante (con tutte le successive scissioni interne), passando per la separazione da Roma di gran parte dei cristiani dell’Europa orientale, gli ortodossi, sancita nel 1054. E questo elenco è ampiamente parziale e non riguarda che le lacerazioni più gravi. Il «movimento ecumenico» - la cui data di nascita gli storici fissano esattamente un secolo fa, nel 1910 – mira a ritrovare l’unità fra i cristiani. Uno dei suoi capisaldi è la consapevolezza che ogni testimonianza subisce un freno, è minacciata nella sua credibilità proprio dalla divisione dei credenti. L’istanza ecumenica è fiorita dopo la seconda guerra mondiale ed ha trovato, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, un forte impulso nel Concilio Vaticano II. Dopo il quale ci sono stati anni di autentico entusiasmo, quasi che la meta fosse a portata di mano. Nonostante i notevoli passi compiuti, l’unità appare tuttavia ancora lontana. D’altra parte l’ideale ecumenico ha rischiato di confondersi con un generico irenismo e ha in parte perso di vista il suo obiettivo missionario, riducendosi nel circolo interno di infinite discussioni teologiche, canoniche, organizzative. PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
Si conclude oggi la speciale settimana di preghiera che da decenni raccoglie il mondo cristiano intorno all’obiettivo di ricomporre la propria unità; quell’unità che Cristo stesso ha chiesto - «Che siano una cosa sola» - e indicato come segno di autenticità di fronte a tutti - «Perché il mondo creda» -.
Una unità che, invece, nella storia ha subito numerose lacerazioni. A partire dalle divisioni successive al concilio di Calcedonia (451) che ha dato origine alle chiese copte dell’Oriente, fino alla Riforma protestante (con tutte le successive scissioni interne), passando per la separazione da Roma di gran parte dei cristiani dell’Europa orientale, gli ortodossi, sancita nel 1054. E questo elenco è ampiamente parziale e non riguarda che le lacerazioni più gravi.
Il «movimento ecumenico» - la cui data di nascita gli storici fissano esattamente un secolo fa, nel 1910 – mira a ritrovare l’unità fra i cristiani. Uno dei suoi capisaldi è la consapevolezza che ogni testimonianza subisce un freno, è minacciata nella sua credibilità proprio dalla divisione dei credenti. L’istanza ecumenica è fiorita dopo la seconda guerra mondiale ed ha trovato, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, un forte impulso nel Concilio Vaticano II. Dopo il quale ci sono stati anni di autentico entusiasmo, quasi che la meta fosse a portata di mano.
Nonostante i notevoli passi compiuti, l’unità appare tuttavia ancora lontana. D’altra parte l’ideale ecumenico ha rischiato di confondersi con un generico irenismo e ha in parte perso di vista il suo obiettivo missionario, riducendosi nel circolo interno di infinite discussioni teologiche, canoniche, organizzative.
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