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Voglia di qualcosa di nuovo

lunedì 4 gennaio 2010

 

Anno nuovo vita nuova, si dice. Ma non ci si crede veramente. E come si potrebbe? Dopo l’Epifania, che tutte le feste le porta via, ci si ritroverà di fronte allo spettacolo di giorni che sono identici a quelli che li hanno preceduti. Abbiamo trascorso le feste cercando attimi e cose speciali, diverse da prima: il grande cenone invece del pranzo in piedi al bar; svegliarsi tardi invece che giusto in tempo per prendere auto o mezzi e andare a lavorare; se ne abbiamo avuto la possibilità, abbiamo anche passato qualche giornata sulla neve invece che in città; all’ultimo dell’anno abbiamo tirato tardi, nella trepida attesa che il vecchio 2009, un anno solito, se ne andasse e arrivasse il giovane 2010, salutato allegramente perché nuovo di pacca.

 

Ma, magari, sono bastati quattro giorni per accorgerci che anche questo «nuovo» anno non è poi così differente dal precedente. Il fatto è che abbiamo sperato che la novità, il re-inizio potesse dipendere meccanicamente da qualcosa di esterno, come se il passaggio cronologico da un certo istante ad un altro, che determina un convenzionale cambiamento di nome, fosse sufficiente a cambiare la realtà. Ma ci siamo accorti che l’inesorabile scorrere del tempo non sembra preoccuparsi delle nostre misure e dei differenti nomi che noi diamo ai suoi spezzoni. Eppure, non è vero che sia tutto uguale a prima, che il tempo di oggi è come quello di ieri, che il 2010 è come il 2009. Il passato non ritorna mai uguale in tutto e per tutto: ho un anno in più, conosco e conoscerò persone e avvenimenti che ieri non mi appartenevano, faccio una bella scoperta oppure mi ritrovo con un inedito acciacco.

 

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