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La vera attrattiva

Dopo il viaggio del Papa in Inghilterra. La Chiesa al servizio dell'attrattiva Gesù

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Ormai le luci dei riflettori mediatici si sono spente sul viaggio di Benedetto XVI in Inghilterra e Scozia. Rimane il tesoro dei discorsi pronunciati, col loro carico di suggerimenti, riflessioni, scoperte. Rimane la scia, per noi imponderabile, lasciata dal Papa nell’animo di chi lo ha ascoltato, visto, salutato. Rimane lo strano fenomeno di un viaggio annunciato – e probabilmente non era una esagerazione – come il più difficile del pontificato e conclusosi con un successo riconosciuto anche dai più esigenti e maldisposti osservatori.

Qui c’è un paradosso evidente: questo successo non è stato per nulla cercato dal Santo Padre. Ed è facile pensare che gli elogi del post viaggio non lo abbiano entusiasmato, tanto quanto gli attacchi del pre viaggio non lo avevano scoraggiato. La sua prospettiva è un’altra. Nel corso della tradizionale conferenza stampa nel viaggio di andata, è stato chiesto a Benedetto XVI cosa i cattolici debbano fare per rendere «più attrattiva» la Chiesa cattolica. Sembrerebbe una domanda sensata e più che motivata dalle contingenze storiche.

Per mesi sulla stampa del mondo occidentale la Chiesa è stata illuminata da una torva luce di sospetto, descritta come moribonda, accusata di non avere adeguate strategie comunicative, barcollate nella confusione. Non sono mancate dotte analisi su cosa il Papa avrebbe dovuto fare per risalire la china e giudizi pieni di sicumera sulle riforme più o meno radicali da intraprendere. Insomma, la domanda su come la Chiesa potesse recuperare un capacità «attrattiva» che veniva data per irrimediabilmente offuscata sembrava del tutto legittima.

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