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Obama e la verità

La comunità scientifica, negli Stati Uniti, si interroga sulla validità del metodo empirico nel provare che una cosa sia vera

Vincent Van Gogh, Notte stellata sul Rodano (1888, particolare)Vincent Van Gogh, Notte stellata sul Rodano (1888, particolare)

La battaglia politica conseguente alle elezioni di metà legislatura è iniziata. Un giudice federale ha dichiarato incostituzionale una parte cruciale della legge di Obama sulla riforma sanitaria; importanti esponenti militari si sono pubblicamente opposti al piano del presidente di revocare la politica del Pentagono nei confronti di gay e lesbiche nell’attuale tempo di guerra; il presidente ha accettato alcune delle richieste chiave dei Repubblicani per poter far passare la legge fiscale, facendo arrabbiare la sua base politica democratica… e così via, con qualcosa in più in arrivo.

L’aspetto più interessante del conflitto è ciò che sta rivelando sul carattere (umiltà, voglia di cambiamento, capacità di capire cosa è un compromesso accettabile, ecc.) del presidente Obama. Stranamente, per molti Obama rimane un enigma perfino dopo la sua lunga campagna per la presidenza e due anni di governo.

La sua foto mentre, venerdì scorso, cedeva il podio all’ex presidente Bill Clinton nella stanza delle conferenze stampa alla Casa Bianca, ha dato il via a un’accesa discussione sulla possibilità di paragonare Obama a Clinton, che subì una sconfitta simile nelle elezioni a metà del suo primo mandato, nel 1994, riuscendo tuttavia a sopravvivere e a prosperare politicamente.

Anche il presidente Reagan dovette affrontare una situazione simile, ma lui non è più qui per consigliare Obama su come giocare le sue carte politiche. Clinton, invece, è decisamente qui ed è sembrato trovarsi molto bene sul podio, sollevando la domanda: “Cosa sarebbe successo se Clinton fosse oggi il presidente?” (vedi il dibattito su The New York Times del 12 dicembre). Ovviamente, il 2010 non è il 1994 e, comunque, il punto è su cosa e perché Obama è disposto ad accettare di quanto suggerito da Clinton.

Poi vi sono le reazioni alle continue rivelazioni di Wikileaks, che alimentano le discussioni su una politica di sicurezza nazionale che tenga conto delle attuali minacce globali e sia capace di rispondere ai nuovi sviluppi tecnologici, rispettando al contempo i requisiti imposti dalla Costituzione. Così, le discussioni vanno avanti, ma la massa dei cittadini sembra concentrarsi sul prossimo periodo di vacanza.