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Statalismo, quanto ci costi?

giovedì 4 febbraio 2010

Nuova invece è la consapevolezza dei significati da annettere al principio stesso: sussidiarietà vuol dire, primariamente, responsabilità, (e non cieco laissez faire) e questo è un passaggio non da poco in un clima culturale e politico ancora spesso dominato da centralismo e statalismo.


Anche il cittadini dichiarano di conoscerlo, certo in percentuale più bassa rispetto agli amministratori; entrambe le categorie, tuttavia, sono accomunate da una forte percezione di positività rispetto al nostro principio, cui è riservato un altissimo gradimento.


L’amministrazione comunale poi, che copre l’ultimo miglio nel rapporto tra stato e cittadini, è percepita come positiva dai cittadini stessi, mentre più lontane - e non solo geograficamente - sono sentite le province e le regioni. Si può sperare in un riavvicinamento, soprattutto se anche questi enti faranno propria la sussidiarietà, fattore di successo e anche di efficienza: i vouchers, ad esempio, che garantiscono ai cittadini libertà di scelta tra i diversi fornitori di beni e servizi di interesse generale quali la sanità, la formazione e l’assistenza, sembrano essere assai graditi anche se per ora poco diffusi.


Si è poi rilevato che quelle tra le politiche sociali che gli amministratori dichiarano essere più efficienti (sanità, politiche per la famiglia, per l’infanzia e per gli anziani) sono quelle in cui gli stessi dichiarano di applicare in modo esteso la sussidiarietà. E anche i cittadini si dichiarano un buon grado di soddisfazione rispetto a queste stesse politiche.


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