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Statalismo, quanto ci costi?

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Di sussidiarietà si è parlato davvero tanto dal 1992, l’anno del Trattato di Maastricht. Principio europeo, norma costituzionale, fondamento della Dottrina sociale, rivisitazione del liberismo: le definizioni si sono moltiplicate, le riflessioni in materia vengono prodotte a ritmo serrato, ma il tasso di conoscenza cresce davvero?

 

E, ancora, oltre a conoscere la sussidiarietà, quanti - dentro gli apparati pubblici - la prendono sul serio e la applicano nell’esercizio delle loro competenze? A qualcuno è venuta la curiosità di indagare e, dopo aver vivisezionato l’educazione (2006), le riforme istituzionali (2007) e le imprese (2008), è toccato alla pubblica amministrazione locale essere sotto i riflettori degli statistici della Fondazione per la Sussidiarietà, guidati dal Prof. Carlo Lauro, alla ricerca del tasso di attuazione del principio nel nostro Paese.

 

L’indagine ha toccato quest’anno prima i Comuni e le loro politiche sociali poi i cittadini e, in particolare, il loro grado di soddisfazione rispetto a tali politiche, con risultati di tutto rispetto, in parte certamente inattesi.


In estrema sintesi si può dire che ormai il principio in esame è entrato nel dna dell’amministratore locale, che lo conosce e dichiara di apprezzarlo e applicarlo a piene mani, almeno per quanto riguarda il settore indagato; il che non sorprende, visto che l’impianto normativo che regola la materia, la legge 328 del 2000, ha una forte impronta sussidiaria.

 

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