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Shakespeare, come si impara?

martedì 9 marzo 2010

La commedia di Shakespeare Pene d’amor perdute inizia in modo solenne. Il giovane re di Navarra e i suoi tre fidati amici gentiluomini stipulano un impegnativo patto: per raggiungere la saggezza, per arrivare al culmine della conoscenza vivranno per tre anni da reclusi nella reggia, dedicandosi esclusivamente allo studio.

 

Un programma educativo di tutto rispetto; per completare il quale i quattro si impegnano a essere morigerati nel mangiare, a non curarsi del vestito e, soprattutto, a non cedere alle lusinghe d’amore. Ragion per cui nessuna fanciulla potrà accedere al palazzo. A dire il vero uno dei quattro, Biron, ha qualche dubbio sulla sensatezza del progetto: «Penosamente un uomo s’intesta a ponzare su un libro, cercando la luce della verità: e intanto la verità a tradimento pian piano gli toglie la luce degli occhi». Comunque anche lui accetta le regole.

 

Sfortunatamente (fortunatamente) proprio in quel giorno arriva un’ambasciata del re di Francia, che il sovrano di Navarra non può proprio evitare di ricevere. La delegazione è composta, ovviamente, da quattro ragazze: la giovane principessa francese e tre sue damigelle. La commedia si accende subito in un gioco pirotecnico di battute, di sottintesi, di motti salaci. Shakespeare prende in giro il linguaggio galante e vuoto di tanta poesia amorosa, quello pedante dei saccenti, quello sciatto degli insegnanti, quello falso in cui possiamo cadere tutti.

 

Fatto sta che i quattro si innamorano ciascuno di una dama. L’uno dopo l’altro compaiono sulla scena lamentandosi di aver nell’intimo tradito il giuramento di dedicarsi esclusivamente allo studio e leggono brani di poesia dedicati all’amata. Nessuno di loro sa che un altro, di nascosto, l’ascolta. E così, nel giro di poche battute si ritrovano vicendevolmente smascherati. Che fare? Andare contro il proprio sentimento per non perdere l’onore oppure infrangere il giuramento per salvare l’amore.

 

È Biron che dice la parola risolutiva. Qual era lo scopo? Imparare. Ma come si impara? Loro avevano pensato che la strada fosse chinarsi sui libri, tenendo fuori dall’orizzonte ogni realtà che potesse disturbare lo studio. Ma questo non poteva che produrre un sapere astratto, libresco appunto. Infatti le loro parole erano piatte, come quelle che si copiano da altri. Le parole si sono invece accese di verità e di bellezza quando sono state dettate da un sentimento che li coinvolgeva per intero: l’amore.

 

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