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martedì 20 luglio 2010
Parità: in certi momenti sembra “irraggiungibile” e quello di oggi sembra uno di quei momenti. Leggendo alcuni interventi del dibattito apertosi in tempi recenti a seguito delle possibili nuove norme sul redditometro e sui tagli per l’intervento finanziario tendente alla correzione del bilancio e altri sentiti durante l’ultimo convegno tenutosi a Montecitorio, sembra essere tornati indietro di oltre 10 anni o meglio, sembra che non si voglia tener conto dell’intenso dibattito culturale sul tema della parità scolastica che ha prodotto, tra l’altro, anche una legge, la 62/2000, di cui molti sembra vogliano dimenticare l’esistenza.
La legge 62, nonostante le sue imperfezioni, ha introdotto un principio fondamentale: “Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali” (art. 1), ma il principio non ha avuto corretta e completa attuazione nella conseguente normativa derivata.
I problemi aperti sono molti e chi opera nel settore della scuola paritaria sa quanto decreti, ordinanze e circolari spesso non siano in linea e non rispettino pienamente il principio di parità. Questa consapevolezza ha portato il gruppo di lavoro per la parità, istituito dal ministero, a chiedere una rilettura e una revisione della normativa vigente alla luce del principio di parità, al fine di ottenerne una correzione. Una revisione che, purtroppo, non è ancora iniziata.
La piena parità si costruisce come un poliedro a più facce: pari dignità dei docenti, pari dignità dei dirigenti, pari dignità delle istituzioni, pari dignità degli studenti, eliminazione di discriminazioni economiche e normative, libera scelta dei genitori, gratuità nell’assolvimento dell’obbligo scolastico…
Una problematica complessa la cui soluzione è “inquinata” dal pregiudizio ideologico per il quale nonostante le scuole paritarie svolgano una funzione pubblica (ormai riconosciuta da quasi tutti), nonostante facciano parte dell’unico sistema nazionale (sancito per legge), come ricordato dal Presidente Fini - e non solo - nel citato convegno, famiglie, studenti, docenti, dirigenti, gestori delle scuole paritarie sono, di fatto, considerati “figli di un dio minore”.
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