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PAPA/ La fine di un tabù

Pubblicazione:giovedì 16 settembre 2010

Un manifestante anticattolico protesta contro la visita del Papa (ANSA) Un manifestante anticattolico protesta contro la visita del Papa (ANSA)

Tony Blair in persona racconta un gustoso aneddoto risalente a qualche anno fa, quando era ancora premier. All’ordine del giorno di una riunione a Downing Street c’è la designazione del nuovo ambasciatore di Londra in Vaticano. Blair pensa immediatamente a Francis Campbell, nordirlandese proveniente dal Foreign Office, che lavora nel suo gabinetto: “E’ Francis la persona più adatta”. Sguardi sorpresi e imbarazzati tra le persone presenti.

 

“Ma non va bene” dice uno, “è cattolico!”. Blair spalanca gli occhi, pensa di non aver capito bene, chiede di ripetere. “Sì, è un cattolico… e dunque non è previsto… non è mai accaduto… chissà cosa…”. Blair è sconcertato e insieme divertito: “Ma stiamo parlando del Vaticano, giusto? Della Chiesa Cattolica, del Papa, non è vero?”.

 

“Sì appunto, vedi che non è il caso…”. “No, no, non riesco a capire. E’ Roma? La capitale del cattolicesimo? E’ di questo che parliamo?”. “Certo, ma…”. “E’ il posto giusto per Francis, nessuno sarà meglio di lui”. Nel dicembre 2005 Francis Cambpell presenterà le sue credenziali a Papa Ratzinger.

 

Ecco come a volte cambia la storia, da una occasione di routine, da battute scambiate distrattamente (all’inizio), da un’attenzione particolare per una tra le centinaia di decisioni che un primo ministro deve prendere. Si rompe una tradizione consolidata (nella quale capita a tutti di accoccolarsi per evitare pensieri e atti diversi), arriva una novità “sconvolgente” nei rapporti tra Santa Sede e Gran Bretagna, tra il Papa e la Regina.

 

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