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Un Cameron per l'Italia

mercoledì 8 settembre 2010

Se ne è parlato al Meeting,  grazie all'intervento del consigliere di Davide Cameron, Phillip Blond: è stato rilanciato da Maurizio Ferrera con un editoriale sul Corriere della Sera, a cui ha risposto il ministro Sacconi. Il tema della Big Society è tornata prepotentemente d'attualità. La sfida lanciata da Cameron nel suo programma  è quella di delegare poteri e responsabilità dal centro alla periferia e dalla pubblica amministrazione ai corpi intermedi della società. Come scrive Ferrera, «dar respiro alle comunità locali, alle associazioni e ai movimenti di varia natura, alla filantropia, alle imprese senza fini di lucro». Per incoraggiare questo processo Cameron sta per varare una «Big Society Bank» con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro, per incanalare l'associazionismo nella direzione dell'impresa sociale.

Nel suo intervento Ferrera si è detto scettico sul fatto che in Italia ci siano le condizioni per avviare un simile processo,  sia per la non disponibilità della politica sia per la mancanza di «organizzazioni intermedie orientate alla risoluzione dei problemi collettivi e non solo interessate alla “cattura” di vantaggi corporativi». Ma è uno scetticismo non condiviso dall'ideologo di Cameron, che addirittura capovolge la prospettiva e sottolinea come in Italia la sua idea sia  «già diventata realtà in alcune parti del Paese» (il riferimento in particolare è alla Lombardia).

Insomma, siamo al paradosso: tanto più che allo scetticismo di Ferrera si è poi aggiunto anche quello di Piero Ostellino, sempre sulle colonne del Corriere della Sera. La sfida è ovviamente affascinante e complessa, e non può essere risolta con qualche formula. Ma un po' di punti fermi sui quali fare chiarezza è possibile stabilirli. Eccone un paio.

 


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