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Un cuore ferito

mercoledì 21 dicembre 2011

Un cuore ferito Christopher Hitchens (Ansa)

Christopher Hitchens, scrittore, critico sociale, giornalista, editorialista e ateo “straordinario” è morto per un cancro sabato scorso allo Houston Hospice. Aveva 62 anni. È morto con dignità, durante il sonno, evitando lo spettacolo che temeva di più: una drammatica conversione pubblica dell’ultimo minuto.

È interessante leggere alcune delle reazioni alla notizia della sua morte. L’esempio che segue è tratto dalla pagina internet "This Week".

«Era un uomo di appetiti insaziabili: per le sigarette, per lo scotch, per la compagnia, per la grande scrittura e, soprattutto, per la conversazione - dice il direttore di Vanity Fair, Graydon Carter -. La sua capacità di essere all’altezza di tutto ciò che lo interessava era il miracolo dell’uomo. Sarebbe molto difficile trovare uno scrittore in grado di produrre la quantità di editoriali, saggi, articoli e libri eccellenti da lui prodotti negli ultimi quarant’anni».

«Come il suo eroe, Orwell, Christopher apprezzava il coraggio al di sopra di ogni altra qualità, in particolare il coraggio richiesto da una risoluta onestà - dice Benjamin Schwarz su The Atlantic -. Questo straordinario intellettuale apprezzava l’intelligenza, ma il coraggio ancor di più, o meglio, pensava che la vera intelligenza non potesse essere separata dal coraggio».

Christopher Buckley scrive sul The New Yorker: «Uno dei nostri pranzi al Café Milano, il Rick's Café (il caffé del film Casablanca, NdE) di Washington, iniziò alla una e finì alle 11,30 di sera. Attorno alle nove (anche se il mio ricordo è un po' vago) disse: "Ordiniamo ancora un po' da mangiare?" Io mi trascinai in qualche modo verso casa, dove rimasi sotto osservazione medica per qualche settimana, nel ghiaccio e con flebo di morfina. Christopher quella sera probabilmente andò a casa e scrisse una biografia di Orwell. La sua energia era epica come la sua erudizione e il suo spirito».

«Addio mio caro amico - scrive il romanziere Salman Rushdie via Twitter -. Una grande voce si ammutolisce. Un grande cuore si ferma».

«Il "migliore oratore del nostro tempo" e un "valoroso combattente contro tutti i tiranni", compreso Dio», afferma lo scrittore Richard Dawkins, ateo dichiarato come Hitchens.

«Ho conosciuto Hitchens solo leggendolo. Nel leggerlo si rimaneva profondamente colpiti, e invidiosi se si era uno scrittore, e a un certo punto ci si arrabbiava profondamente con lui - dice sul Time James Poniewozik -. Hitchens sapeva quando era il caso di preoccuparsi del resto del mondo e quando di fregarsene totalmente, invece, di quanto il mondo pensava di lui. Per uno scrittore, una cosa è essere una persona di principi, e un conto è essere un rompiscatole; è raro essere un rompiscatole con principi, ma Hitchens era proprio questo».




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