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Islamismo all'iraniana?

mercoledì 2 febbraio 2011

Gli eventi drammatici e per molti aspetti nuovi di cui è protagonista l’Egitto in questi giorni toccano profondamente chi, come me, ama quei luoghi, e quando sente nominare le vie e le piazze dell’odierna battaglia (soprattutto Piazza Tahrir) non può non ricordare volti e immagini che lo legano ad esse.

 Ho vissuto al Cairo per diversi mesi nel 1985. A quel tempo c’era ancora l’Urss pre-gorbaceviana, ma già da quattro anni alla presidenza della repubblica sedeva Hosni Mubarak.

Come tutte le persone mosse da un minimo di buona volontà ma non sufficientemente informate, subii un forte contraccolpo all’impatto con quel paese, un senso di scandalo - per la povertà vera, quella che non avevo mai visto da vicino - che in breve si trasformò in amore. Parlo di amore per quel mondo, che noi abbiamo imparato a guardare con diffidenza (che è reciproca), il mondo islamico.

Questo amore non è mai venuto meno, nemmeno dopo l’11 settembre, nemmeno dopo gli attentati di Madrid e di Londra. Non che non abbia conosciuto i limiti di quel mondo, ma per fortuna c’era chi mi era  compagno e m’insegnava a guardare l’uomo con simpatia e affetto. A questa compagnia devo tutto. 




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