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Chi dà i numeri?

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I conti della riforma federale  I conti della riforma federale

Il nuovo decreto legislativo, il quinto del percorso di attuazione della legge n. 42 del 2009, attua una profonda razionalizzazione del quadro attuale, senza stravolgerlo. Alcuni centri di ricerca (Cgia di Mestre, Uil), pure ripresi da importanti quotidiani, si sono prodotti in simulazioni, dando l’impressione di un aumento della pressione fiscale: si tratta di numeri buoni solo (forse) per essere giocati al lotto, che dimostrano quante massicce dosi di ignoranza esistano sul federalismo fiscale.

Parlo con cognizione di causa, avendo visto in questi anni di lavoro quali sprechi e inefficienze ha prodotto il sistema attuale. Se non fosse stato approvato il decreto, il sistema attuale, che favorisce sprechi e inefficienza, sarebbe andato avanti ancora per molti anni, continuando a bruciare risorse a danno di tutti gli italiani; in quel caso si sarebbe inevitabilmente prodotto un aumento delle tasse.  La revisione del quadro attuale attuata dal decreto si fonda su tre principali coordinate: a) l’introduzione dei costi e dei fabbisogni standard; b) la previsione di una nuova potenziale responsabilità impositiva, soprattutto al ribasso; c) l’introduzione di nuovi strumenti di governance del sistema, ad esempio: istituzione della Conferenza permanente per coordinamento della finanza pubblica (deputata anche al controllo sul divieto di incremento della pressione fiscale complessiva) e il coinvolgimento anche di Regioni e Province nella lotta alla evasione.

Il finanziamento del sistema sanitario dal 2013 si baserà - scadendo nel 2102 l’attuale Patto della salute - sui costi standard, determinati assumendo a punto di riferimento 3 regioni benchmarck, selezionate sulle migliori 5 che hanno garantito qualità ed equilibrio di bilancio. All’interno di un quadro che si mantiene fortemente solidale diventa finalmente evidente chi spreca.  Viene inoltre avviato un percorso che permetterà di fissare i Lep anche di istruzione, assistenza e trasporto, nonché di determinare i relativi fabbisogni standard, superando anche in questo ambito il criterio irrazionale della spesa storica. Sprechi ed inefficienza non si traducono in servizi per i cittadini, che nelle regioni dove si spende male sono costretti a penose migrazioni sanitarie. Quando gli sprechi e le inefficienze delle sanità regionali vengono coperte dai ripiani statali si bruciano risorse che sarebbero a disposizione di tutti. Ripiani statali di questo tipo sono avvenuti anche di recente: nel 2007 vennero stanziati 12 mld di euro per 5 regioni in extra deficit sanitario.

Quell’anno con tale somma si sarebbe potuta ridurre l’Irap di 1/3 o abbassare l’Irpef dal 23 al 20%. Sono state invece usate per quel ripiano che non ha prodotto un processo di risanamento o di efficienza: le regioni che ne hanno beneficiato continuano ad essere in forti disavanzi, inoltre sono le regioni dove maggiori continuano ad essere le migrazioni sanitarie. Occorre un radicale cambiamento di paradigma: dalla logica dei ripiani a quella della responsabilità.  Per questo si aumentano progressivamente la possibilità di manovra sulle addizionali regionali all’Irpef, non saranno più le risorse sottratte a tutti a finanziare gli sprechi e le inefficienze. Sarà la responsabilità di chi governa la regione ad essere chiamata in causa e  a misurarsi con gli elettori regionali. Non è un caso che proprio i governatori abbiano chiesto il rinvio al 2013 dello sblocco delle addizionali, a dimostrazione di quanta intenzione avessero di aumentarle!



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