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Scola, un bene per Milano

mercoledì 29 giugno 2011

Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar sono stati i due interpreti inquietanti e profondi della necessità di reincarnare il cristianesimo nella società tutta, sconvolta dalle tragedie degli anni trenta, dalla terribile guerra civile spagnola e dalla devastante seconda guerra mondiale.
Il cattolicesimo francese che ha avuto interpreti straordinari a questo proposito in Bernanos e Maritain segna un contributo indispensabile nella ricerca di una nuova antropologia filosofica della persona che vada oltre l’orizzonte di disperazione  e rifondi in una nuova cristologia la presenza cattolica nel mondo.
E’ in questo segno che nella costellazione dei Principi della Chiesa ambrosiani va collocata la venuta di Angelo Scola a Milano. Le pagine della rivista «Communio» e poi dell’altra rivista «Oasis», che non a caso il Patriarca veneziano fonda nella città che è stata crocevia tra Oriente e Occidente, confermano questa tesi. Teologo di grandissima esperienza e profondità, il nuovo Cardinale giunge a Milano dopo l’alternarsi di un servizio a Dio e al popolo ambrosiano svolto da un finissimo intellettuale gesuita sempre assorto in una dimensione escatologica che rende lontana la realtà e un altrettanto colto intellettuale ambrosiano che ha ridato alla pastoralità attiva e operante il significato profondo che il popolo di Dio si attendeva.
Una città difficile, Milano, dove si incrociano diverse esperienze del cattolicesimo moderno e contemporaneo, dove si confrontano mondi della cattolicità che devono sapersi disciogliere in una finalmente ritrovata missione comune, dinanzi a una presenza della spiritualità assai più vivida di quanto non appaia a prima vista ma che deve tuttavia concentrarsi sul significato missionario che assume la presenza del cattolico nella Milano e nella Lombardia di oggi.




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