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La manovra mancata

martedì 16 agosto 2011

Scrivo questa nota quando è appena giunta la notizia che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si sono trovati d’accordo nel non emettere gli eurobond, che - al di là della discussione tecnica che si può fare su tale strumento - potevano essere l’inizio di un’azione concordata per affrontare a livello europeo la crisi tanto del disavanzo quanto del debito pubblico che si sta profilando in modo così acuto in questi giorni.

Il nostro governo, invece, ha varato la scorsa settimana una manovra che ci si presenta come una necessità ineludibile per arginare la speculazione dell’oligopolio finanziario mondiale sul disavanzo (che è cosa diversa dal debito) italiano, che ha un peso significativo sulle aspettative degli investitori e sulle volontà speculative dei grandi operatori delle borse mondiali. Tuttavia, il decreto legge ha in sé alcune contraddizioni molto evidenti.

La prima riguarda la volontà di ridurre il debito pubblico. Da questo punto di vista, è innegabile la delusione di coloro che si aspettavano il vero provvedimento necessario per far fronte a tale riduzione, ossia l’aumento dell’età pensionabile, che doveva essere portata, sia per le donne che per gli uomini, immediatamente a 65 anni. Questo provvedimento (che è stato adottato in modo bipartisan in Australia tre anni fa, e che ha portato l’età pensionabile a 67 anni) avrebbe avuto un effetto importantissimo nel rassicurare gli investitori, data la natura strutturale dell’intervento, e nel dare al Paese una scossa sul piano della legittimità del governo, dando altresì un messaggio di fiducia ai giovani.

Le altre proposte che sono state presentate, e che si dovrebbero tradurre in legge, danno l’impressione di portare a un approfondimento della disuguaglianza sociale e all’iniquità fiscale. Mi riferisco, soprattutto, all’imposta straordinaria sui redditi da lavoro dipendente superiori ai 90.000 euro. Infatti, essa colpisce una fascia di persone e di famiglie che già pagano le tasse. Inoltre, dal punto di vista della massa del prelievo, questa imposta non garantisce un importo sufficiente a far fronte alle tremende necessità che abbiamo oggi.

Forse sarebbe stato più opportuno dare vita non a una patrimoniale, che avrebbe significato spaventare gli investitori e allontanare ancor più l’Italia dalle intersezioni virtuose (e non viziose) coi mercati mondiali, ma a un’imposta patrimoniale straordinaria sugli immobili, che sarebbe stata sicuramente accolta favorevolmente se a essa si fosse accompagnata l’esenzione sulla prima casa. Oppure adottare la proposta presentata dall’opposizione (che anche l’Onorevole Maurizio Lupi ha fatto propria) di tassare i capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale: una mossa che consentirebbe una buona dose di entrate e, soprattutto, l’inizio di un percorso di equità sociale, che è assolutamente indispensabile cominciare.




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