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Cristiani accerchiati

martedì 14 febbraio 2012

Dalla decolonizzazione del secolo scorso, gli europei e gli americani cercano di vedere il mondo in modo diverso. Ma continuano a farlo dall’alto al basso. È inevitabile: la prospettiva nord-sud si impone, nonostante gli sforzi per superare l’eurocentrismo e l’occidentalismo. Forse il recente interesse degli americani per l’area del Pacifico sta aiutando a cambiare un po’ la mentalità, ma il processo è lento. Questo spiega perché non viene compresa adeguatamente l’importanza che ha il fenomeno della persecuzione dei cristiani all’inizio del XXI secolo.

I media occidentali tendono a non dargli importanza, perché lo considerano un problema ideologico o al massimo morale. Se il media è radicalmente liberale o progressista, quella “dei cristiani” viene considerata dagli editori una questione per esperti di diritto e non conviene dare tanto spazio a queste persone. Se parliamo di una radio, di una televisione o di un giornale indipendente, certamente non saprebbero come affrontare il tema: non è facilmente classificabile, non ci sono di mezzo l’omosessualità o i problemi del libero mercato, né la materia, a essere onesti, c’entra molto con lo scontro di civiltà. Senza andare troppo lontano, infatti, i cristiani del Medio Oriente sono arabi come i musulmani. E così finiscono per non parlarne.

Più di 100.000 cristiani vengono uccisi ogni anno e 200 milioni soffrono a causa della loro fede. È moralmente inaccettabile il silenzio su quello che è un vero e proprio genocidio. Ed è inammissibile, perché in ognuno dei casi di persecuzione non è coinvolta solo la libertà e la dignità di un importante gruppo di persone, ma un incrocio storico da cui dipende il futuro, la libertà e il progresso di gran parte del pianeta.

Prendiamo il caso del Medio Oriente. La mentalità americana con cui si è dato vita all’intervento in Iraq era influenzata da un cristianesimo astratto, incapace di comprendere la radice e il valore storico del credo. Incapace di comprendere il peso decisivo della minoranza caldea, che è stata torturata fin dalla guerra del 2003. I caldei sono l’elemento chiave per garantire uno Stato plurale. Costituiscono un ostacolo agli interessi di Arabia Saudita e Iran nella regione. Per questo c’è chi vuole eliminarli. Questo è ciò che non ha saputo vedere Bush, così come Obama.




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