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Contestatori e poliziotti

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Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini, 1922-1975 (immagine d'archivio)

Un poeta non lo sa prima di scrivere, ma poi succede che quell’immagine - cui magari non dava importanza più di tanto – diventerà famosa, rimarrà nella memoria di molti ed instancabilmente commentata. Esattamente così è capitato alla poesia che Pasolini ha dedicato agli scontri tra studenti contestatori e poliziotti a Valle Giulia. Quella «battaglia» (siamo nel marzo del 1968) è stata al contempo un emblema della «lotta» studentesca e l’inizio di un crinale violento che avrebbe portato molto in basso. Pasolini la commenta con la poesia – a dire il vero bruttina – intitolata Il PCI ai giovani. E spiazza tutti. I contestatori, che altri intellettuali progressisti guardano con occhio di riguardo, non gli piacciono: «Avete facce di figli di papà. / Vi odio come odio i vostri papà. / Siete pavidi, incerti, disperati / (benissimo!) ma sapete anche come essere / prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: / prerogative piccolo-borghesi, cari». Per di più si dichiara esplicitamente a favore dell’aborrita polizia: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti, / io simpatizzavo coi poliziotti. / Perché i poliziotti sono figli di poveri».

La fortunata immagine-emblema è già completa in queste prime righe: l’intellettuale comunista che si schiera col simbolo della repressione, una lettura eretica della contestazione, un punto di vista sconcertante. Da allora non c’è stato libro sul Sessantotto che non abbia citato questa poesia, non c’è stata ricorrenza in cui non sia stata riesumata o situazione analoga in cui non sia stata ripresa, come in occasione dei recenti scontri tra No Tav e polizia in val di Susa. Le analisi si sono sprecate. Già pochi giorni dopo la pubblicazione, il settimanale l’Espresso ha organizzato una tavola rotonda sul «caso» e via via storici e politologi hanno commentato il pensiero pasoliniano. C’è chi lo accusa, da sinistra, di non seguire la corretta teoria marxista, di volgersi con illusoria speranza ad un passato pre moderno e defunto, di offrire un appoggio ai nemici della rivoluzione, eccetera. C’è chi tenta, da destra, di accaparrarsi il suo pensiero, di farne un demonizzatore delle istanze giovanili, un tradizionalista ottuso o, quantomeno, un ingenuo sognatore, eccetera.



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