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SCUOLA/ Dalla Camera un importante passo avanti sulla strada della parità

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E’ una notizia importante. Una di quelle -purtroppo rare nei giornali- di cui rallegrarsi: è stato accolto ieri mattina (9 ottobre) dalla Camera con il voto favorevole di PdL, Lega e UDC (astenuti Italia dei Valori e Pd, anche se alcuni deputati del Partito democratico hanno votato a favore) l’ordine del giorno presentato ieri e relativo alla libertà di scelta in materia di scuola.

 

E’ un passo importante, che impegna il Governo a provvedere con successivi atti all’introduzione di una effettiva libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie. Questa potrà avvenire attraverso strumenti quali l’introduzione della definitiva autonomia giuridica e didattica delle scuole, la realizzazione di un sistema di valutazione capillare che consenta alle famiglie di disporre delle informazioni utili per la scelta e l’introduzione di strumenti di finanziamento alle famiglie per la scelta della scuola.

 

Ma c’è un aspetto ulteriore di cui rallegrarsi, una notizia dentro la notizia, rintracciabile analizzando la distribuzione dei voti (Presenti: 484;Votanti: 307; Astenuti: 177; Contrari: 12; Favorevoli: 295). Forse qualcosa sta cambiando davvero: solo 12 contrari. Vabbè che non c’è più il blocco dell’ultrasinistra, però la gran parte dei voti contrari e delle polemiche su questo tema arrivava anche dalla sinistra “moderata” (ex ulivo). Che stavolta, invece, si è astenuta. Generalmente, in lingua “politichese” gli astenuti devono essere tradotti con un “vorrei ma non posso…”. Pochi contrari, dunque; ed è ancora più sorprendente se consideriamo che l’ordine del giorno presentato contiene affermazioni “pesantissime” quali: allo Stato compete, ai sensi della Costituzione, garantire a tutti il diritto all’istruzione, non quello di gestire direttamente istituti scolastici; il diritto-dovere dell’educazione e dell’istruzione è posto dalla stessa Costituzione in capo ai genitori, che devono poterlo esercitare attraverso un’effettiva libertà di scelta della scuola per i propri figli, in considerazione del modello educativo corrispondente alle proprie convinzioni ed indipendentemente dalle condizioni economiche; le scuole paritarie, ovvero “pubbliche non statali”, rispetto a quelle “pubbliche statali” dimostrano generalmente una qualità superiore a fronte di un costo medio per alunno decisamente inferiore…” . Ed altro ancora. No, non era davvero ovvia una sua approvazione a larga maggioranza.

 

La cultura statalista e accentratrice che ha impedito sino ad oggi l’introduzione di una reale parità scolastica, generando conflitti ideologici accesissimi ogni volta che veniva avanzata la richiesta di una maggiore libertà di educazione, (che ricordiamo essere uno dei 3 principi irrinunciabili più volte sottolineati dal Santo Padre, insieme alla salvaguardia della vita ed alla centralità del matrimonio come fondamento stabile della famiglia) mostra dunque incoraggianti segni di cedimento. Che sia la volta buona?

Sicuramente è un importante passo in avanti, favorito dal lavoro preziosissimo di un ”neo-eletto”: Raffaello Vignali, vicepresidente della commissione attività produttive della Camera, da sempre convinto sostenitore della parità scolastica e della libera scelta educativa. Non solo l’esito, ma anche la stessa distribuzione dei voti dicono di un importante lavoro di rapporti che Vignali, insieme ad altri amici ha svolto e che sta cambiando gli umori fra i nostri politici.

 

Speriamo che le preoccupazioni per le difficoltà economiche internazionali, accompagnate dall’ansia di razionalizzazione che tocca tutti i comparti della spesa pubblica, non finiscano per consigliare a “chi può” di mettere in frigorifero anche questa assunzione formale di impegno (come è accaduto per le politiche familiari), in attesa di tempi migliori. Siamo certi che senza libertà di educazione i cosiddetti tempi migliori difficilmente arriveranno.



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COMMENTI
12/10/2008 - Altra piccola riflessione storica (Giuseppe Crippa)

Gentile signora, facciamo l’ipotesi che in Italia ci sia un solo gruppo che costruisce auto e le possa consegnare in ogni paese, anche nel più piccolo: perché allora andarle a prendere all’estero? Sarebbe uno spreco di risorse, come dice Lei. Che altri gruppi possano costruire auto di qualità migliore e a prezzo più basso, dovrebbe sembrare irrilevante, e se lo facessero anche in modo redditizio, anche provocatorio. Scusi, Lei che auto ha?

 
11/10/2008 - parità scolastica (risposta) (stefania inguscio)

Rispondo con questa riflessione storica:facciamo l'ipotesi che ci sia al potere un partito dominante, il quale però normalmente vuole rispettare la Costituzione. Non vuole fare la marcia su Roma ma vuole istituire una larvata dittatura... Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. Allora il partito dominante cominicia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle e comincia a favorire le scuole private...(Piero Calamandrei- Discorso al III congresso della scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950) Sinceramente non c'è differenza tra scuola paritaria e private. Le scuole paritarie una volta servivano a compensare la mancanza, in alcuni paesi di scuole statali.Io stessa ho frequentato una scuola paritaria, i miei genitori deciso così per non costringermi a raggiungere l'istituto magistrale statale troppo lontano. Il progresso, la richezza del paese piano piano ha compensato tale mancanza.Allora i miei genitori presero una decisione sensata e ben motivata era una ncessità. Adesso che le scuole statali stanno praticamente dappertutto le scuole paritarie non servono più, sono solo un richiamo e redditizio per qualcuno, ecco perchè ora non vi è più differenza tra scuola privata e paritaria, è solo un pasticcio di parole e uno spreco di risorse.

 
11/10/2008 - parità scolastica (stefania inguscio)

da docente di scuola primaria STATALE posso testimoniare con dati tratti sul campo che parecchie scuole private prevedono una pessima offerta formativa, tantè che spesso molti alunni ritornano a frequentare le nostre scuole statali. genitori arrabbiati per aver speso inutilmente i loro soldi. I docenti di scuola statale sono più preparati perchè possiedono esperienze molteplici, perchè molteplici sono le tipologie di alunni con i quali devono confrontarsi ogni giorno. Io stessa traggo grande soddisfazione ogni qual volta registro progressi su bambini con difficoltà di apprendimento, questi sono i primi a non avere futuro in una scuola privata perchè ritenuti scomodi e troppo "impegnativi". la scuola privata è solo parte di un sempre più arrogante Status Quo.Alcune famiglie si ricredono con grande soddisfazione professionale di noi docenti. Decidere il futuro di un alunno non è così semplice, lasciatelo fare adeguatamente alla scuola statale, con la sua garante imparzialità.

RISPOSTA:

Gentile Stefania Inguscio, la sua parola contro quella di molti altri docenti di scuole PARITARIE (la pianteremo una volta per tutte di parlare genericamente di private? perché se il suo discorso riguarda le private non paritarie siamo tutti d'accordo...). In moltissimi casi, infatti, si assiste a famiglie che avendo figli che presentano difficoltà li mandano in scuole non statali paritarie, dove sono molto più seguiti rispetto ad altre scuole statali. Ma con la guerra degli esempi non si va da nessuna parte. Anche quello che dice lei può essere in molti casi vero, e nessuno lo mette in dubbio. L'importante non è fare a gara, ma lasciare effettiva (ripeto, effettiva) libertà di scelta. Se poi tutti comunque dovessero scegliere le statali, benissimo: basta che non siano costretti a farlo per motivi economici.

 
10/10/2008 - dimostrano generalmente una qualità inferiore (Giuseppe Casamassima)

L'estensore dell'ordine del giorno in questione sembrerebbe non essere adeguatamente informato sui risultati dei test P.I.S.A.: questi infatti attestano che le scuole paritarie italiane dimostrano generalmente una qualità inferiore rispetto a quelle statali. Riguardo i costi dovrebbe informarsi su quale sia lo stipendio medio offerto agli insegnanti dalle scuole paritarie.

RISPOSTA:

Partiamo dal fondo. Lo stipendio medio non viene "offerto" agli insegnanti, ma è stabilito sulla base di contratti nazionali: le scuole paritarie non decidono a loro piacimento quali stipendi elargire. Poi i test internazionali potranno anche certificare quello che lei dice; ma attestano anche che la libertà di educazione in Italia è ai livelli minimi. Se bilanciamo le due cose, possiamo renderci conto che con la scarsissima libertà di azione che hanno in Italia, le scuole paritarie riescono comunque a essere competitive rispetto a quelle statali. Con un costo per studente inferiore alla metà. Nelle scuole statali la spesa media per studente è di 8mila euro all'anno: dia lo stesso budget alle paritarie, e ritroviamoci poi tra qualche anno a vedere dove sta la qualità.