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SCUOLA/ Integrazione in classe: conoscere l’islam, incontrare i musulmani

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In una realtà come quella dell’islam, che comprende un miliardo e trecentomilioni di persone disseminate sulla superficie terrestre dal Marocco all’Indonesia, il plurale è d’obbligo, ma soprattutto è d’obbligo parlare non tanto di islam quanto di musulmani. L’islam non è un fenomeno rigido e unitario, ma al contrario una realtà frastagliata, date le molteplici appartenenze etniche, sociali e culturali che la modulano al suo interno. Innanzitutto non esiste un islam con la “i” maiuscola, non esiste un’autorità rappresentativa di tutto l’islam, ovvero non esiste, come ha detto l’antropologo francese Dounia Bouzar, un “Signor Islam”. Da qui il titolo del progetto “Conoscere l’islam. Incontrare i musulmani” rivolto a insegnanti, operatori scolastici ed educatori coinvolti nelle scuole e nelle realtà educative lombarde. 

Una corretta conoscenza del fenomeno islam e del ruolo svolto dalla religione nei paesi di origine degli studenti di cultura islamica può aiutare ad avere un approccio realistico e positivo nei loro confronti e a non prendere iniziative che siano più “islamiche” del dovuto. In quest’ottica occorre quindi superare un’impostazione teorica, che privilegia una lettura dei fondamenti teologico-dottrinali della religione islamica e lambisce a malapena le complessità antropologiche e i nodi di fondo di carattere socio-culturale.

Dunque l’idea di fondo che si vorrebbe veicolare con il progetto – che consiste in un corso proposto in diverse città della Lombardia, integrato da 5 fascicoli (*) e un CD – è che nei fatti non si può parlare di “un islam”, ma di “tanti islam”, o meglio ancora di musulmani, ossia una realtà umana dai mille volti. Di fatto tanti insegnanti, dirigenti scolastici ed educatori sono da tempo alle prese con studenti - ma anche colleghi - di religione islamica, provenienti da svariate aree del mondo. Purtroppo in Italia in generale, e negli ambienti scolastici in particolare, c’è carenza di strumenti conoscitivi e opportunità formative in grado di orientare e sviluppare competenze adeguate e un atteggiamento critico per affrontare situazioni ed esperienze quotidiane, che ancora oggi sono foriere di pregiudizi e visioni distorte della realtà.

Ancora oggi insomma premono interrogativi concreti e drammatici che in più occasioni provengono da docenti e operatori scolastici: la bambina marocchina di sette anni è tenuta secondo le prescrizioni coraniche a indossare il velo o si tratta di una forma di “difesa culturale” imposta dai genitori come volontà estrema di marcare la propria identità religiosa? Come valutare e gestire il problema delle “madri invisibili” e spesso assenti ai colloqui con i docenti? Che valore hanno il digiuno, la preghiera rituale e altre espressioni della vita religiosa dei musulmani non in un senso assoluto, ma traslate nel nuovo contesto della società e della scuola italiane? Ha senso eliminare il festeggiamento del Natale per non “urtare” la sensibilità degli studenti musulmani? Queste sono alcune domande alle quali cercheremo di rispondere.

Il progetto – realizzato con il patrocinio ed il finanziamento della Direzione Generale dell’Assessorato Istruzione, Formazione e Lavoro della regione Lombardia – è promosso da Diesse Lombardia in collaborazione con ACMID Donna, ADIR - Associazione Donne in Rete, AESPI - Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante, AIMC Lombardia, Associazione Donne Arabe in Italia, European Foundation for Democracy, Le nuove diversità - Associazione per la promozione della cultura del subcontinente indiano. Si segnala anche il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale e dell’Università Statale di Milano.

I fascicoli sono a cura del Comitato Scientifico costituito da Giancarlo Blangiardo, Università degli Studi Milano-Bicocca; Andrea Caspani, direttore della Rivista Linea Tempo; Valentina Colombo, IMT Scuola di Alti Studi di Lucca; Jolanda Guardi, Università degli Studi di Milano; Giorgio Paolucci, saggista. Direttore Scientifico del progetto è Valentina Colombo; direttore dei corsi è Claudia Rocchetti, dirigente tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale. 

Il corso, destinato a tutti gli insegnanti e dirigenti scolastici di scuole di ogni ordine e grado e agli educatori e mediatori culturali, si articolerà in tre incontri in alcune città della Lombardia: Milano, Brescia e Cremona.

 

 
(*) I fascicoli hanno la finalità di fornire un supporto agile e pratico, ma al contempo scientificamente corretto, ai partecipanti al corso:
Fascicolo I – Introduzione all’islam a cura di Gian Carlo Blangiardo, Valentina Colombo, Alessio   Menonna, Giorgio Paolucci
Fascicolo II – Donna e famiglia in alcuni paesi islamici a cura di Valentina Colombo
Fascicolo III – Musulmani e islam a scuola a cura di Valentina Colombo
Fascicolo IV – Universo culturale dell’islam a cura di Jolanda Guardi e Valentina Colombo
Fascicolo V – Mondo islamico ed Occidente tra ‘800 e ‘900 a cura di Andrea Caspani.
Un CD – contenente materiali di lettura, immagini e musica – integrerà la proposta editoriale.


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COMMENTI
18/10/2008 - Insegnare ad alunni cinesi a Milano (Stefania Barbieri)

Lo scorso anno ho partecipato al corso di aggiornamento "I Cinesi in Italia, una presenza da conoscere e incontrare", organizzato da Diesse Lombardia; sono state presentate esperienze molto interessanti tra cui quella di un'insegnante, M. Angelica Bollani dell'IC Giusti (zona Paolo Sarpi, la Chinatown di Milano). Sono rimasta colpita da un testo presentato, la poesia scritta da un ragazzo cinese di 13 anni durante un'attività di laboratorio: Io sono XXX, come il cielo sereno dopo un temporale, l’allegria dopo la tristezza. Sono come un cavatappi tra bottiglie di Coca Cola, come Galileo Galilei che ha scoperto il telescopio, come una rosa blu tra quelle rosa, come un cane che guida un gregge, o come un triangolo fra quadrati. Ma purtroppo sono solo, come un inutile e sfortunato grigio fra preziosi colori. Il testo, nella sua semplicità, è sicuramente segnale di un grave disagio, che moltissimi ragazzi stranieri vivono.Troppo spesso si sentono inadeguati, non si sentono accolti, ascoltati, compresi, vivono in maniera forte il divario tra la cultura d’origine e quella in cui vivono. Credo che una comunicazione così personale non sarebbe stata possibile se alla scuola di via Giusti, facendo di necessità virtù, non si fosse attuato da anni un percorso di integrazione che prevedeva, tra l'altro, corsi full immersion di lingua italiana per alunni neoimmigrati e 2 corsi su diversi livelli:lingua della sopravvivenza,lingua dello studio,in orario curricolare