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UNIVERSITA’/ Rettori Aquis: no ai tagli generalizzati, ma le occupazioni non servono

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Bisogna assolutamente ridurre i «tagli drastici e generalizzati» all’università previsti in finanziaria. E se il governo non invierà «segnali, saranno messe in campo azioni «anticatastrofe», perché l'Italia «non può rinunciare alla formazione superiore del proprio capitale umano né alla ricerca». È l’appello lanciato oggi dai rettori dell'Associazione per la Qualità delle università italiane statali (Aquis), associazione che comprende alcuni tra i migliori atenei italiani (Università di Bologna, Università Politecnica delle Marche, Università della Calabria, Politecnico di Milano, Milano Bicocca, Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Padova, Università di Roma Tor Vergata, Torino Politecnico, Università di Trento, Università di Verona, Università di Chieti-Pascara e Università del Salento).

 

I rettori chiedono in particolare di liberare «quote di finanziamento che dovrebbero essere reimmesse nel sistema e ridistribuite, con gradualità ma in tempi certi e concordati, secondo parametri di qualità accertata delle performances degli Atenei nella loro gestione, innanzitutto, nella ricerca e nella didattica».

 

Nonostante il forte allarme, i rettori di Aquis prendono comunque le distanze dal clima di tensione che si respira in questi giorni nelle università: «Non siamo favorevoli ad occupazioni delle università e blocchi della didattica. Crediamo che la miglior risposta in un momento difficile come questo sia che ciascuno nelle istituzioni svolga il suo compito». «I blocchi della didattica e le occupazioni non servono - hanno concluso i rettori - ma se il governo si arroccherà in una chiusura al dialogo la mobilitazione continuerà». Inoltre i rettori sono convinti che il ministro Gelmini sia «disponibile ad accogliere» le loro proposte. «Dobbiamo sostenerla all'interno del Governo, non attaccarla» hanno aggiunto i rettori.

 

Molte le proposte lanciate da Aquis per rilanciare il sistema universitario. Innanzitutto un Patto di stabilità, che ciascun Ateneo dovrà concordare con i ministeri dell'Economia e dell'Istruzione e quindi arrivare ad accordi di programma. Questo per migliorare le performances del sistema universitario. La prima condizione che ogni Ateneo deve impegnarsi a soddisfare per poter sottoscrivere l'accordo di programma è quella di concordare con i due ministeri l'effettivo e reale pareggio di bilancio allo stato presente e sul medio-periodo, anche elaborando un piano poliennale di politica del personale, ed eventualmente di rientro del deficit.

 

Altra proposta riguarda le nuove modalità di reclutamento per i ricercatori, ricorrendo a procedure del tipo della "tenure track". In sostanza – secondi i rettori di Aquis – si tratta di reclutare attraverso posizioni di ricercatore a tempo determinato di sei anni al massimo dopo il dottorato, con valutazione di idoneità a numero prefissato con riferimento a ciascuna area scientifico-disciplinare. La valutazione sarà effettuata da commissioni composte a livello nazionale e internazionale, con quantitativi di posti di professore associato messi a disposizione dal ministero dell'Istruzione e cofinanziate da ciascun ateneo. Il tutto all'interno di una programmazione rigorosa che responsabilizzi in modo forte ciascun ateneo.



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