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SCUOLA/ Quante confusioni quando si parla di libertà di educazione

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Che Repubblica sia un giornale non propriamente schierato a favore della libertà di scelta educativa, è un fatto risaputo. Nessuna meraviglia, dunque, se sfogliandolo si trova un articolo poco benevolo nei confronti di quanto il Santo Padre ha dichiarato sulla parità scolastica in occasione del Convegno del Centro Studi sulla Scuola Cattolica.

 

Ma quando al legittimo diritto di critica si aggiunge la falsità, nella forma di un vero e proprio capovolgimento della realtà, forse è il caso di dare una risposta.

Il “ragionamento” fatto da Marco Politi (“Scuola, nuovo appello del Papa: piena parità tra cattoliche e statali”, 26 settembre, pag. 26), infatti, oltre ad essere tendenzioso, contiene anche una vera a propria distorsione della realtà. Si chiede il bravo giornalista: perché mai il Papa chiede la parità? E’ evidente, risponde: «la Chiesa cerca ad ogni costo finanziamenti, perché gli istituti cattolici non tirano molto in termini di mercato». E che non tirino molto, è dimostrato a suo parere dal fatto che «tolti i settecentomila bambini degli asili, soltanto 269.000 ragazzi frequentano le elementari, le medie e le superiori confessionali. Gli studenti di medie e superiori sono più o meno 130 mila, perché nonostante tutto i genitori italiani preferiscono la scuola pubblica dove si mescolano tutte le credenze».

Capito? I genitori preferiscono gli asili non statali, forse perché l’educazione religiosa va bene (o è irrilevante) per i bimbi piccoli; poi però, quando si comincia a fare i conti sul serio con la realtà, la scuola statale “dove si mescolano tutte le credenze” è la soluzione migliore per tirare su persone preparate e consapevoli.

 

Premesso che il Papa non ha chiesto finanziamenti, ma ha a cuore –e l’ha esplicitamente affermato – la libertà di scelta educativa per le famiglie, e questa può realizzarsi benissimo anche senza dare direttamente soldi alle scuole “confessionali” (come ci dimostra l’esempio della Dote lombarda), la ragione per cui meno studenti frequentano le scuole secondarie non statali di primo e secondo grado è, molto semplicemente, un’altra: costano di più. E conseguentemente sono anche di meno. La storia d’Italia ci documenta che lo Stato ha, sin dall’inizio, espropriato le scuole di ogni ordine e grado alle congregazioni religiose, ed in particolare quelle che impartivano un’istruzione ai ragazzi più grandi, lasciando alla Chiesa solo qualche piccolo spazio nell’ambito dell’educazione dell’infanzia.

Oggi, creare e mantenere una scuola secondaria di primo o secondo grado ha un costo notevole, che necessariamente si riflette nelle rette chieste alle famiglie. Senza una reale parità economica, il confronto con le scuole statali è assolutamente impari: in termini economici si chiama concorrenza sleale. Eppure, nonostante ciò (a ribaltamento del ragionamento di Politi), ci sono decine di migliaia di famiglie che preferiscono mandare i propri figli grandi alle scuole non statali. E, fra queste (guarda un po’), tanti politici di sinistra. Chissà perché….

 

Lancio un guanto di sfida a Repubblica: realizziamo una vera parità economica fra statale e non statale e poi, nel giro di qualche anno, ne riparliamo. Vedremo se davvero le famiglie preferiscono le scuole dove si mescolano tutte le credenze o se, prive dell’onere di rette gravose (quando non insostenibili) per i bilanci familiari, manderanno i figli alle cosiddette “scuole confessionali”. Ma, forse, gli amici di Repubblica questo rischio non vogliono correrlo…



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COMMENTI
07/10/2008 - libertà di educazione (stefania inguscio)

Chi paga due volte, in questo caso se lo merita. Distinguersi dalla massa è un lusso. é grave che il governo permetta aiuti ai ricchi togliendo ai poveri le risorse più elementari. Basti pensare che i bambini ritenuti vivaci, problematici, disabili e sfortunati non hanno libero accesso alle scuole private; questa è la vera discriminazione. la scuola privata e cattolica lo fanno quotidianamente, sono liberi di scegliere i propri alunni e avvalersi comunque degli aiuti dello Stato. la vera libertà, la vera autonomia non è distinguersi ma partecipare; non si può progettare il bene comune se ci si isola dentro le scuole private. e poi lasciatemelo dire solo le docenti di scuola statale sono preparate e professionali perchè pronte ad affrontare qualunque tipo di alunno. la loro esperienza la fanno sul campo e certamente non insegnando solo a bambini impomatati.e poi termino dicendo che la cosa più grave è quella di far gestire il futuro della scuola a chi non sa nulla; a chi come la Gelmini, è stata costretta a recarsi da Brescia a Catanzaro per superare l'esame di Stato.La scuola del governo attuale è quella di garantire le poltrone a chi non le merita oggi e in futuro.. sono una cittadina italiana amareggiata e delusa.Stiamo tornando indietro di cento anni, quando appunto l'istruzione era un lusso.Comanda il potere delle caste e dei privilegi di pochi.

RISPOSTA:

Gentile signora, il sordo rancore che trapela dalle sue parole nei confronti delle famiglie che pagano le rette alle scuole non statali per l’educazione/ istruzione dei propri figli ci lascia amareggiati e anche po’ sconcertati. Non è forse diritto dei genitori affidarli a chi può garantire la loro crescita umana e culturale in modo conforme alle proprie aspettative? Non desidera forse ogni genitore il meglio per i propri figli? Prima ancora che un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione, ci pare sia questo un diritto scritto nel cuore! Pochi sanno, purtroppo, quali e quanti sacrifici fanno tantissime famiglie per far frequentare ai propri figli le scuole non statali: altro che “bambini impomatati”! Genitori che rinunciano a vestiti e vacanze, famiglie che contraggono i consumi proprio perché certe che l’educazione sia il più importante dei beni. Famiglie che già pagano l’istruzione statale con le tasse; è c’è anche chi vuole punirle per questo! Quello che noi chiediamo a chi governa, è esattamente quello che chiede lei: che non tolga ai poveri per lasciare ai ricchi. Cioè che anche chi non ha mezzi possa far frequentare le scuole paritarie ai propri figli senza doversi “svenare”. Lei scrive che “i bambini ritenuti vivaci, problematici, disabili e sfortunati non hanno libero accesso alle scuole private”. Chi ha messo in giro questa (ci scusi) sciocchezza? Secondo la legge (L.62/2000), per ottenere la parifica le scuole non statali hanno l’obbligo di accogliere tutti, compresi i bambini portatori di handicap, per i quali tra l’altro fanno autentici salti mortali (visto che, pur essendo paritarie, non gli è garantito l’insegnante di sostegno!)… Scrive anche che “stiamo tornando indietro di cento anni, quando l’istruzione era un lusso”. Premesso che i contributi per le scuole paritarie sono fermi ai risicati importi di dieci anni fa e non ci pare che al momento (purtroppo) ci siano prospettive di incrementi, vogliamo ricordare che proprio i paesi europei cui sempre si guarda per esaltarne il progresso nonchè la splendida organizzazione sociale e civile, sono proprio quelli che hanno i sistemi di istruzione più liberi e paritari! Solo Italia e Grecia sono ferme al monopolio statale dell’istruzione: come cento anni fa, appunto…. Abbiamo l’impressione che certe considerazioni – purtroppo diffuse- nascano da una conoscenza davvero approssimativa della realtà e da un pregiudizio di tipo politico. Per questo, sapendo che le nostre parole difficilmente potranno fare cambiare idea a chi la pensa così, invitiamo la gentile lettrice –che comunque ringraziamo per il contributo- a prendere contatto con noi ( i riferimenti telefonici sono nel sito www.foe.it) e, con grande piacere, ci metteremo d’accordo per andare a visitare quelle scuole paritarie che tanto la indispettiscono. Siamo certi che vedendo e toccando con mano sarà più facile rendersi conto di come stanno davvero le cose. La aspettiamo.

 
05/10/2008 - no ad aiuti di stato ad aziende private (Giuseppe Casamassima)

Ma perché lo Stato dovrebbe finanziare aziende private, quali sono le scuole? Il mercato ha delle regole: un'azienda che vale riesce ad andare avanti con le proprie risorse, alrimenti fallisce. Sarebbe come pretendere che lo Stato finanziasse le TV private in nome della liberta' di scelta dello spettatore televisivo. Come chiedere che lo Sato sottraesse risorse alla sanità pubblica per finanziare le cliniche private.

RISPOSTA:

Gentile lettore, potremmo risponderle molto sinteticamente così: per il semplice fatto che con le scuole paritarie lo Stato risparmia circa sei miliardi di euro all’anno! Ma vogliamo anche ricordarle che la posta in gioco –altissima- è l’istruzione/educazione dei giovani e non la semplice scelta di un canale televisivo. Ci permettiamo pertanto di fare tre considerazioni: 1. trattandosi di educazione, come richiesto anche dalla nostra Costituzione, è doveroso rendere possibile ai genitori -che sono i principali responsabili dell’educazione/istruzione dei propri figli- la libertà di scelta educativa; solo con l’istruzione statale questo non può realizzarsi. 2. Lei cita, giustamente, le regole del mercato: è ampiamente dimostrato che proprio il modello statale è fallimentare, poiché brucia enormi risorse pubbliche (cioè di tutti!) per offrire un servizio di qualità assai scadente Una sana concorrenzialità forse lo renderebbe più competitivo. 3. tra le risorse pubbliche di cui lei scrive, ci sono anche le tasse per l’istruzione statale versate dalle famiglie che iscrivono i propri figli (in nome della Costituzionale libertà di scelta educativa) alle scuole non statali. Perché obbligarle a pagare due volte?