BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quella passione educativa che supera anche i pugni in faccia

Pubblicazione:

scuola_classeR375_22ago08.jpg

Il professor Luigi Sergi, di Novara, ha ricevuto un pugno al volto da un suo allievo di terza media (14 anni) al quale aveva (giustamente) negato di uscire di nuovo dalla classe dopo l’intervallo. «Il ragazzo aveva dei problemi – ha detto il professore – e l’ho sempre aiutato; ora mi crolla il mondo addosso, proprio non mi aspettavo una tale reazione».

Grazie professore, coraggio professore. Non si demoralizzi, non demorda non abbandoni il campo. Sarebbe certamente comprensibile dopo un simile sfregio ad una onorata carriera: peraltro del tutto imprevedibile e non corrispondente a nessuna volontà vessatoria da parte sua. Tutt’altro! Quello che vorremmo dirle è che lei ci ha insegnato, pur nella drammaticità del caso, che cosa è la scuola oggi. Una realtà nella quale le categorie universali diventano, in ultima istanza, particolari. La classe non è formata da “alunni”, ma da quelle persone lì, nome e cognome. E oggi, tra l’altro, ai Mario e alle Caterine si affiancano a ritmo vorticoso gli Allam e le Jamile.

La scuola italiana di origine gentiliana, espressione di una cultura fondata sulla idea della sintesi si è rovesciata nel suo contrario: l’eccesso dell’analitico e la mancanza di punti di riferimento comuni. In questo guazzabuglio, nel quale l’insegnante talvolta si perde ed è tentato di gettare la spugna, ciò che resiste è l’idea che la professione docente poggia su una matrice che non deriva dall’organizzazione, ma da un impeto ideale. Si tratta di quella passione ad insegnare che si coglie a prima vista e per la quale il docente è attento non solo a ciò che comunica (abilità, saperi, competenze, ecc.), ma anche al perché lo comunica. La differenza non è da poco perché implica l’interesse profondo per la persona alla quale si insegna.

Il professor Sergi, rammaricato, ha detto che si era preso cura altre volte di quell’alunno. E questo è indice di una passione educativa che dà forma e significato alla cultura disciplinare. Ma tutto come abbiamo visto si gioca poi nel campo dell’incontro tra persone e non nell’astratto del general-generico.

Insegnare educando è rischioso. Ne va della faccia propria (in senso letterale) che deve misurarsi con la libertà altrui. Il ragazzo la sua libertà l’ha usata: male, povero ragazzo. Sarà punito, com’è giusto che sia. Ma il professor Sergi non potrà mai più togliersi dalla testa l’impressione che il pugno sia stato una maldestra risposta individuale ad una sua richiesta. Insomma, se non si fosse imposto non sarebbe arrivato il pugno. Era bene non chiedere? Era giusto sottrarsi all’incontro-scontro? No, perché se non si chiede nulla e nulla si pretende, la scuola diventa il camposanto delle buone intenzioni e delle perfette programmazioni (inutili).

Non si scoraggi dunque professore, lei ci ha insegnato cosa vuol dire rischiare dentro un rapporto: vuol dire attendersi sempre una risposta. A volte negativa, ma tante volte spalancata alla bellezza della conoscenza.

Recuperi fiducia in questa professione e, se vuole, recuperi fiducia nella possibilità di quel ragazzo di ritrovare in lei un adulto capace di introdurlo nel mondo. Magari fra qualche tempo.



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
07/10/2008 - La responsabilità di educare (Daniela Marti)

L'insegnamento è una professione di aiuto,e tutti coloro che lavorano per sostenere gli altri e si prendendono carico delle difficoltà degli altri, devono essere rimotivati periodicamente. Ma che stato è il nostro, ma che società è la nostra, ma che adulti siamo, se permettiamo al 'mercato della morte' di rovinare i giovani con sostenze velenose? Se chiudiamo i ragazzi nelle discoteche per 'divertirsi' sballando e se disprezziamo coloro ai quali affidiamo l'educazione, l'istruzione, la formazione culturale dei nostri figli? Hanna Harendt sosteneva che una generazione che non si assume la responsabilità di educare i giovani è destinata a finire male.... Coraggio, chi ha senso di responsabilità e senso del dovere lo dimostri. Continuiamo a lavorare ogni giorno, in classe, con i 'nostri' alunni.

 
07/10/2008 - Sostenere sì, ma anche essere sostenuti (Daniele Fiori)

Leggendo questo articolo, ho pensato alla fatica che ogni giorno, come insegnante di scuola superiore, affronto con i miei alunni. Quest'anno, in particolar modo, ho a che fare con due ragazzi senza problemi di apprendimento, ma con distrubi di natura psicologica abbastanza gravi. Mi rendo conto della mia insufficienza a riguardo, ma ritengo che, nonostante le difficoltà, un insegnante può fare comunque molto, aiutando l'alunno ad affrontare con serenità i suoi problemi, a viverli con un giusto distacco, a sapere che c'è qualcuno su cui può contare, anche a scuola. Certo, a volte, negli anni passati, in situazioni di forte disagio del gruppo classe, avrei voluto gettare la spugna, abbandonare tutto, ma alla fine mi sono detto che ne valeva la pena, nonostante uno stato di precarietà a volte angosciante. Anche noi docenti però dovremmo essere supportati da qualcuno, perché se è vero che la passione educativa fa molto,a volte non basta, perché ci vuole il sostegno dei colleghi, del dirigente, non sempre vicini purtroppo, e anche di personale esperto, che ci aiuti a svolgere la nostra funzione, purtroppo molto delicata e in cui si può sbagliare. L'insegnante non è infallibile, proprio per questo va sostenuto. Si parla spesso di demotivazione e frustazione del docente, ma poche sono le iniziative che si pongono l'obiettivo di aiutare e sostenerlo. D'altronde anche la passione educativa può essere educata, altrimenti come possiamo esigere di trasmetterla ai nostri alunni?

 
07/10/2008 - "CHI SOSTIENE PER MANO GLI INSEGNANTI?" (Anna Di Gennaro)

Me lo auguro per lui di tutto cuore! Non è certo il primo, la letteratura scientifica lo conferma. Alcuni di loro non sono più riusciti ad entrare a scuola... Daniel Pennac afferma: "Signori bambini, mai come oggi la società tutta è diventata puerocentrica. Al centro di tutto c'è il cucciolo dell'uomo. I cuccioli devono essere guidati per mano nel lungo viaggio verso l'indipendenza, ma anche che fare se c'è carenza della funzione adulta, se nessuno accetta più di invecchiare se non c'è più rispetto per niente e per nessuno, men che mai per gli adulti e gli anziani? CHI SOSTIENE PER MANO GLI INSEGNANTI?" Alcuni poi non reggono agli shock post traumatici: Mosca, 2 ott. - (Adnkronos) - All'indomani della morte di cinque bambini nel crollo della scala di una scuola nella regione russa degli Urali, una loro maestra non ha retto al dolore e si e' suicidata. Ne ha dato notizia la polizia della regione di Orenburgo all'agenzia di stampa Interfax, secondo cui la donna, 43 anni, madre di due figli, si e' impiccata. La direttrice della scuola, nel commentare la tragedia, ha detto che la maestra era "completamente sotto shock" dopo l'incidente di ieri, nel quale sono rimasti feriti altri sei bambini.