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SCUOLA/ Insegnando s'impara: l'esperienza dei "Colloqui fiorentini"

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Per iniziare i lavori per “I Colloqui Fiorentini” come prima lezione su Dante avevo pensato al sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, famoso componimento che compare in tutte le antologie di letteratura per le superiori quando si affronta il genere dello Stilnovismo. Però mi domandavo se i miei studenti lo avrebbero capito. Quanta fatica avrebbero dovuto fare per scavalcare settecento anni di sensibilità e di immagini dell’amore e del rapporto tra uomo e donna che nel frattempo si erano ammucchiate sui versi di questo componimento. Come avrebbero fatto a capire termini come “gentile”, “onesta”, oppure l’espressione “benignamente d’umiltà vestita”! 

A me Dante è caro e non volevo bruciarlo, rischiare di fare passi troppo affrettati e imprudenti. Così cercando una modalità adeguata di insegnamento mi è sembrato importante il fatto che questo sonetto compaia nella seconda metà di un’opera, la Vita Nuova, nella quale Dante stesso racconta la sua storia d’amore per Beatrice. Anch’io, distratto dall’antologia, che isola inevitabilmente ogni brano letterario dal contesto in cui l’autore lo ha concepito, mi ero scordato che il sonetto è una parte, un passo di un cammino che è una storia, un romanzo che Dante ha raccontato dall’inizio fino alla fine (e la fine non è il termine della Vita Nuova, bensì il termine della Divina Commedia). E tutto ha acquisito una nuova prospettiva! Non mi dovevo affaticare a tradurre in termini comprensibili un componimento ricco di concetti filosofici e di parole chiave della letteratura di settecento anni fa; dovevo invece raccontare una storia ai miei studenti. Così sono partito dall’inizio della Vita Nuova: la storia di un ragazzo che si innamora. Ma prima ho chiesto ai miei studenti di scrivere la storia del loro innamoramento. In mezza paginetta hanno raccontato cosa è stato per ciascuno l’incontro con il ragazzo o la ragazza che gli ha fatto battere il cuore per la prima volta. Ne ho letto in classe alcuni, poi ho cominciato a leggere il primo capitolo della Vita Nuova: “Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce…”. Poi mi fermo e riprendo lo scritto di uno dei ragazzi. “Era il lontano tredici settembre del 2004, erano circa le nove e mezzo…”. E dico: “Vedete ragazzi, quando accade qualcosa di importante ci si ricorda il giorno e l’ora. Dante settecento anni fa come voi oggi.” Alla fine del primo capitolo avevamo scoperto tante assonanze tra il racconto di Dante e i loro: la descrizione del vestito di lei, il sentimento di paura e di vergogna quando gli sguardi si sono incrociati, l’esaltazione, il biancore del volto, il settimo cielo. Non avevo più bisogno di tradurre io le parole in italiano corrente. Lo avevano già fatto loro. Avevano già incontrato Dante, che era diventato uno a cui dare del tu, con cui paragonare la propria esperienza. Ora potevano voltargli le spalle o camminare con lui, ma certo non era più un nome su una pagina di antologia. 

Questa è l’esperienza didattica che negli anni mi hanno insegnato I Colloqui Fiorentini, il convegno di tre giorni a Firenze che da otto anni affronta un autore della letteratura italiana per edizione: Montale, Ungaretti, Pirandello, Pascoli, Svevo, Pavese, Calvino, Dante.

Dopo otto anni non ho imparato una tecnica speciale, alternativa di insegnamento, ma un desiderio. Il desiderio di stare davanti a uomini grandi e poter iniziare un cammino con loro. Il desiderio che il tempo che passo in classe con i miei alunni sia la possibilità di questo avvenimento. Il desiderio cioè che il mio lavoro sia la forma comunicabile del mio personale cambiamento. Il come è ancora tutto da scoprire, un cammino iniziato otto anni fa e che non accenna a mostrare la fine. “Allor si mosse…” è il titolo dell’ottava edizione dei Colloqui. Chi si mosse? Virgilio, e dietro Dante, e dietro io e dietro i miei studenti, quelli che vorranno avventurarsi “a sostener la guerra / sì del cammino e sì della pietate”. E mi sono accorto che il modo con cui ho insegnato fino ad ora non basta più, non perché fosse sbagliato prima, ma perché ora ho bisogno di fare un altro passo, di scoprire un modo più adeguato per vivere il mio incontro con Dante e comunicarlo.

I Colloqui Fiorentini sono l’incontro di tutti quei docenti e studenti che hanno corso questo rischio. E scoprire ad ogni edizione che non sono due o tre, ma centinaia è un’esperienza che allarga il cuore e gli orizzonti, che fa tornare “a riveder le stelle”.

 

(Pietro Baroni)



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