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EDUCAZIONE/ Socci: la scuola, ultima ridotta dell'ideologia. Ma gli studenti chiedono veri maestri

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Universitari in tumulto, professori che fanno lezioni in piazza, ministri che ritirano improvvisamente decisioni che sembravano irrevocabili. Una confusione che non solo riguarda la politica italiana e le politiche scolastiche, ma che riflette anche uno stato culturale in declino. Antonio Socci spiega cosa sta succedendo all'educazione italiana, e non solo, nell'ottica di un vasto processo storico e sociale.

 

Alcuni anni fa Don Luigi Giussani, commentando la terribile strage di Nassirya di cui a breve ricorrerà l'anniversario, sorprese chi lo intervistava riportando il punto sull'educazione con la frase: «se ci fosse un'educazione del popolo tutti starebbero meglio». Sembra un'intuizione mirabilmente profetica soprattutto ripensando agli ultimi avvenimenti legati anche, purtroppo, a forme di violenza. Come, a suo avviso, questo messaggio ha speranza di essere recepito?

 

Personalmente mi piacerebbe che venisse recepito subito e universalmente, ma sarebbe troppo bello per essere vero.
Come insegna la storia cristiana del primo millennio, nelle tenebre, nell'inciviltà e nella barbarie che dilagava sul continente rinacque tutto da piccoli gruppi di persone che iniziarono su di sé una sorta di disciplina educativa.
A quel tempo rifarsi a una disciplina significava pressoché sottomettersi solamente all'obbedienza nei confronti della Chiesa cristiana. E fu una pratica che segnò l'Occidente e la sua cultura nei secoli a venire.
A partire da questo punto fermo, che concepiva il conoscere sempre mediante l'esperienza religiosa, è emerso, come sovrappiù, il frutto di scienza e conoscenza che ha generato un'intera civiltà, la nostra. I monaci, i primi cristiani nel medioevo, hanno letteralmente reinsegnato tutto lo scibile di allora a un continente che ormai si trovava nelle tenebre: dall'agricoltura alla tecnologia, tutto passava attraverso un ordine culturale che procedeva dalla Chiesa. La frase fu pronunciata da Don Giussani, sì in occasione di Nassirya, ma soprattutto in un quadro più ampio, quello attuale, con la consapevolezza che il compito cui chiamava tutti ci impiegherà due o trecento anni per tradursi in una cultura diffusa fra la gente.

 

Perché, sebbene in alcuni punti la voglia di riforme risulti condivisibile, ci si trova sempre di fronte ad atteggiamenti di inciviltà e di totale assenza di democrazia da parte di coloro che protestano?

 

Non c'è un'unica risposta ai loro atteggiamenti e sarebbe un'opera lunga elencare dove essi sbaglino. Ma hanno anche delle validissime ragioni nella protesta, salvo il fatto che poi, immediatamente, le loro ragioni sono strumentalizzate politicamente e ideologicamente.
Questo si vede anche dal fatto che alcune iniziative prese dal governo in merito a scuola e università  sono passate in cavalleria, non sono state realizzate. Sicuramente dietro le loro mosse c'è dunque un'organizzazione politica. Ma non mancano giuste esigenze di riforma. I giovani si sono accorti della totale inefficienza della classe docente nel rispondere alla loro domanda di conoscenza. Io sono propenso a ritenere che al fondo di tutto ci sia un'inconsapevole sete e fame di padri e di maestri.

 

È un problema che riguarda soltanto la scuola?

 

No. Questo è il vero problema della cultura attuale. Purtroppo gli studenti sono privati dei veri maestri non solo nelle scuole, ma da ogni parte, nell'arte, nei teatri, nei musei, nei film, in famiglia. Dappertutto questa paternità e questo saper introdurre i ragazzi alla conoscenza ragionevole della realtà rappresenta un'impresa in cui gli adulti stessi dovrebbero essere aiutati.

 

Non trova, a questo proposito, riprovevole il fatto che molti rappresentanti della classe docente sfruttino l'ondata dei tumulti per garantire la propria posizione a scuola o in università? Si tratta di “cattivi maestri”?

 

Sono casi diversi sul piano pratico se si parla di università o di scuola. Nella prima la collaborazione fra decenti e studenti è molto più forte, mentre nella seconda i protagonisti sono per lo più maestri. Molto più simile è la situazione sul piano umano, dove paghiamo lo scotto degli ultimi trenta/quarant'anni di ideologia. Nell'ambito educativo questo prezzo è ancora il più alto. Paradossalmente la scuola è l'ultima ridotta dell'ideologia. Ma attenzione, dicendo questo non voglio indicare per forza, o soltanto, l'ideologia marxista, che pure era la più in voga negli anni in cui si originò questa classe di cattivi maestri. Dal punto di vista della mia esperienza di cristiano mi sono accorto che, come recentemente Ernesto Galli della Loggia ha scritto in un suo bell'editoriale sul Corriere della Sera, è incredibile come tanti “ismi”, per origine anche avversi e contrari fra di loro, si siano trovati d'accordo nel combattere la Chiesa e i cristiani. Questo in un continente che, ripeto, è nato culturalmente su maestri cristiani.

 

Ciò è connesso all'attuale situazione?

 

Certamente. Perché significa che c'è quindi stato un odio nei confronti della precedente generazione di maestri che è sfociato in un libertarismo svincolato da qualsivoglia figura autoritaria. Non c'è stata una persecuzione armata, ma persiste un'acrimonia e un odio ideologico che in pratica unisce gli eredi della cultura laicista, borghese, volterriana a quella marxista.
Però bisogna anche cogliere dei segni positivi quali, come è stato in Italia, il sorgere negli ultimi anni di un diverso mondo laico, di un diverso pensiero, il quale pur oscillando, non ordisce questo progetto distruttivo nei confronti del cristianesimo e della cultura precedente.

 

Non è però molto diffuso nel mondo accademico

 

No infatti, questo è un vero problema. E, se si vuole buttarla in politica, questa dovrebbe essere una vera e propria battaglia del centrodestra che, analogamente al pensiero cristiano, è anch'esso dal punto di vista culturale particolarmente minoritario nelle istituzioni educative. Non che ci debba essere una scuola di centrodestra e una di centrosinistra, però, dal punto di vista culturale se si vuole una cultura liberale, moderata e non laicista è necessario che si ripensi un sistema di diffusione di cultura e di valori assai più efficace di quello attualmente esistente che rappresenta solo una parte del sentire nazionale. Purtroppo, e stranamente, il centrodestra fatica ancora a capirne l'urgenza.

 

Un'ultima domanda che si rifà anche alla sua personale esperienza di genitore: come possono al giorno d'oggi un padre o una madre offrire un'autentica educazione ai propri figli?

 

Imparando ad essere figli. Si può imparare a essere padri soltanto continuando a essere figli e poi si impara ad essere anche migliori figli nei confronti dei propri genitori. Da questo punto di vista una realtà educativa efficace risulta davvero cruciale. Perché educare significa anche entrare in rapporto con gli altri per costruire. Penso soprattutto  ai giovani che si avvicinano a mettere su famiglia. Al giorno d'oggi aleggia su tutti un'inquietudine tremenda. Si accorgono tutti che non esiste una scuola dove si insegna ad essere padri e madri. Ma pochi si accorgono del ruolo di un'educazione che offra reali punti di riferimento per aiutare a diventarlo. E gli errori dei padri e delle madri li pagano i figli sulla loro pelle. Questo è ancora più rischioso degli errori commessi dai professori.

 

Secondo il deputato del Pdl, prima firmatario dell’emendamento per il reintegro dei fondi alle scuole paritarie, il problema non è solo quello di assicurare il mantenimento del fondo storico per l’anno prossimo, ma anche di rilanciare il tema della totale parità e libertà di scelta. E proprio su questo tema verrà discusso e votato giovedì in aula un ordine del giorno. VOTA IL SONDAGGIO.

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COMMENTI
13/11/2008 - Seguiamo l'esempio americano (Gian Luca Mariottini)

E' di ieri la lettera del rettore Robert H. Bruininks , indirizzata a tutti gli studenti e dipendenti dell' Universita' del Minnesota, nella quale si comunica la sospensione delle assunzioni. Si tratta di una notizia forte dovuta alla situazione economica globale, si legge nella missiva, e che si e' resa indispensabile al fine di garantire il controllo dei costi e mantenere un impatto positivo guadagnato nei mesi scorsi dall'intero ateneo. Altri istituti ed univerita' americane stanno seguendo, ed alcuni gia' avviato, la stessa politica e questo ci fa subito pensare ad un parallelismo con la situazione italiana. La situazione non e' altrettanto felice neppure oltreoceano: e' ormai ben noto che alcuni atenei italiani utilizzano piu' del 100% del finanziamento pubblico e sono andati recentemente incontro a fortissimi indebitamenti. Uno dei casi piu' lampanti e' quello dell'Universita degli Studi di Siena, che usa il 104% del fondo pubblico e possiede un indebitamento di oltre 60 milioni di euro tra Irap ed Inpdap, nonche' di ulteriori 15 milioni dovuti ad errori di consuntivo. A tutto questo si registra una diminuzione delle iscrizioni di oltre il 15% rispetto

 
11/11/2008 - I MAESTRI CI SONO (Angelo Lucio Rossi)

Dentro la "selva oscura" ci sono dei veri maestri che invitano a "uscire a riveder le stelle".E' evidente a tutti che abbiamo davanti una sfida:la sfida dell'educazione.Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio.Per educare è necessario continuare ad essere educati."Si può imparare ad essere padri soltanto continuando ad essere figli".Di fronte all'odierno caos e al disinteresse è necessario puntare sull'educazione come sfida alla libertà di ognuno.Come non accorgersi che non è un problema della scuola,o dell'educazione? Come non accorgersi del grido di tanti ragazzi? C'è un problema umano.C'è una domanda che non possiamo sottovalutare.Mai come in questo periodo siamo richiamati ad essere protagonisti attraverso l'esserci con uno scopo e con un gusto.Mai come in questo periodo siamo richiamati a coinvolgere tutta la nostra umanità con la domanda nostra e quella dei ragazzi.Anche i tentativi che viviamo con le nostre scuole devono essere tesi a guardare l'umano.Una scuola per tutti e per ciascuno attraverso esperienze che mobilitino la persona.Questo accade nel nostro Paese.Un'altra scuola è possibile.Una scuola che dobbiamo avere ancora il coraggio di documentare attraverso fatti,avvenimenti,storie,iniziative.Mai come oggi le associazioni professionali di insegnanti e di dirigenti(Diesse e Disal) hanno la possibilità di vivere una presenza senza affanno.Una presenza.Presenza solo presenza attraverso un lavoro che arrivi a valorizzare l'io in azione.

 
11/11/2008 - CRISI EDUCATIVA (marco iotti)

Molto interesanti le domande poste a Socci e le sue risposte sempre molto lucide. Io da studente e da ragazzo che è vicino a gruppi di universitari che si impegnano per un università migliore, direi che la crisi educativa è ormai una questione non di oggi, ma di ieri. La scuola che è dominata da una cultura a senso unico da diversi anni, anzi si può dire il frutto che ha portato il 68' con qualche ulteriore modifica culturale; impone fin dalle elementari un stile di pensiero e una compresione dell'educazione, lontana da una vera educazione dell'uomo alla vita, alla scienza e alla cultura stessa. Anzi spesso volentieri strappando da un educazione della famiglia che rimane ancora cellula della società a una cultura dominata dal pensiero debole e relativistico fondato sulla supremazia di un pensiero senza valori e morale. Questa mi sembra che sia la sfida di oggi, rintrodurre nella scuola una vera educazione del ragazzo che lo faccia maturare verso una vera comprensione dell'uomo e del mondo.