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UNIVERSITA'/ 1. La vera "onda" che ha invaso ieri la Statale di Milano: studenti a convegno, col desiderio di capire

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Un’onda ha invaso ieri l’Aula Magna della Statale di Milano. Un’onda lunga. Oltre 1.600 studenti hanno partecipato per un’ora e mezza al Convegno pubblico «Università: da dove ripartire», organizzato dal Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio. Relatori: il Presidente dei rettori italiani Enrico Decleva e i senatori Nicola Rossi (Pd) e Giuseppe Valditara (PdL). Tema dell’incontro: le prospettive di riforma dell’università. Un tentativo, insomma, di andare oltre i semplici tagli, ma anche oltre le proteste strumentali di queste ultime settimane. Quella fiumana di gente che si è riversata nell’Aula Magna di via Festa del Perdono era irrefrenabile. Perché non smetteva di riempire ogni angolo della sala, ma anche perché – testarda – cercava di capire veramente come stanno le cose.

«È un momento di lavoro» spiega  Stefano Verzillo, presidente Clds e moderatore. E allora giù in silenzio, a prendere appunti. Verzillo dà  alcuni dati, cita delle cifre. Spiega quali leggi ci sono in ballo: quelle votate e quali ancora in discussione. Poi elenca i nodi ancora da sciogliere. A partire da questi si aprono le discussioni. Decleva, Rossi e Valditara. Altro giro di domande di Verzillo. E ancora: Decleva, Rossi e Valditara. Le teste sono sempre chine sul blocco degli appunti. Pochi gli applausi. Non perché non si condividono i contenuti dei relatori, ma perché è un momento pensato per ascoltare e comprendere, non certo per far sapere da che parte si sta. Chi era in quarta fila – dopo le prime tre zeppe di professori (circa una sessantina) – giura che ogni tanto si è girato per capire se il silenzio era dovuto al fatto che i più avessero tagliato la corda. E invece no. Tutti lì, ad ascoltare in silenzio. Chi schiacciato per terra e chi sulle scale. Chi, ancora, in piedi contro il muro, pigiato a destra e a sinistra dai suoi compagni di corso.

Parrebbe di essere di fronte alla cosiddetta “maggioranza silenziosa”, se non fosse stato per quel canto iniziale che viene eseguito all’unisono. Si tratta della «Ballata della società», scritta nel 1965 da Claudio Chieffo. «Ma l’amaro l’amaro che c’è in me, sarà mutato in allegria» cantano tutti i 1.600. «Non ho mai visto una cosa simile» commenta uno dei due senatori. In effetti questa onda è insolita. Non è spiegabile attraverso un discorso ideologico, né categorie politiche. Chi ha organizzato il Convegno e chi vi ha partecipato ha accolto in egual modo un esponente della maggioranza ed uno dell’opposizione. Nessuno dei due è stato contestato. Non c’erano rivendicazioni, ma solo uno striscione con le parole del Capo dello Stato: «Su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma si apra all'ascolto reciproco». Non si tratta di essere Napolitano’s boys. Tutt’altro, spiega Verzillo nelle conclusioni: «Noi all’università, a questa possibilità di crescita e di formazione, ci teniamo». Per questo i passaggi più graditi dal pubblico sono due. Quando il senatore Rossi, con uno slogan - «Fare eccellere il talento laddove c’è» -, spiega che occorre riformare il diritto allo studio finanziando gli studenti, anziché gli atenei, e pagando di più un giovane ricercatore brillante piuttosto che un ordinario attempato che non ha più niente da dire. L’altro quando, sulla scia di quanto detto dall’esponente del Pd, Valditara afferma la necessità di diversificare gli stipendi del personale docente a seconda dei risultati.

Non c’è polemica, ma dialettica. Non c’è contestazione, ma desiderio di capire. Non ci sono bandiere, ma zaini, borse e appunti. È l’onda lunga dei 1.600 di ieri mattina alla Statale. Forse, perché i giornali si occupino di loro, quest’onda deve sommergere di fischi il capro espiatorio di turno, o mandare in tilt il traffico di Milano. Ma come un fiume carsico, gli universitari di ieri scorrono sotto il silenzio mediatico per riemergere improvvisamente. E non per distruggere, ma per costruire.  

 

(Matteo Forte)

 



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