BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il ministro Gelmini presenta il piano di razionalizzazione: ecco le linee essenziali

Pubblicazione:

gelmini_lavagnaIIR375.jpg

 

Sollecitato dal massiccio sciopero della scuola, dalla continuazione delle occupazioni/autogestioni, da una ritrovata forza “fisica” (quella delle idee langue!) dell’opposizione, il governo ha presentato alla Commissione cultura della Camera del 6 novembre scorso una relazione intitolata “Piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico”.

È un atto di chiarezza, che dissolve la nebbia di una comunicazione insufficiente e confusa da parte del governo e il fumo ideologico e le menzogne da terrorismo psicologico dell’opposizione.

Quanto al “dimensionamento delle istituzioni scolastiche”, si assume come riferimento il DPR n. 233 del 1998 relativo alle scuole autonome e il DM n. 331 del 1998 relativo ai plessi scolastici. Era Ministro Luigi Berlinguer. Il Decreto ministeriale fissava tra i 500 e i 1000 alunni i confini per ogni istituzione scolastica con diritto di avere un dirigente. Il limite inferiore era ridotto a 300 per le scuole di montagna e piccole isole. I minimi per il numero degli iscritti di ogni scuola-punto di offerta erano fissati a 50 bambini nella scuola di base, 45 nella scuola media, 100 nelle superiori, con deroghe per le scuole di montagna. Con tutta evidenza non è ridotta l’ampiezza dell’offerta, ma solo le dirigenze. Le regioni e gli Enti locali hanno competenza esclusiva in materia di dimensionamento. Peraltro, nell’ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni hanno chiesto e ottenuto di poter dilazionare ulteriormente di un anno un’operazione che avrebbero dovuto fare già dal 1999! Ora si lamentano con il governo per i “tagli” bruschi e ultimativi, ma sono anche le loro lunghe e non sanzionate inadempienze che hanno portato all’attuale emergenza finanziaria nella spesa scolastica. Il che la dice lunga sul cosiddetto “federalismo” di molte Regioni, oggi quasi tutte in mano all’opposizione: a loro basta che lo Stato paghi a piè di lista. Tanto più che si avvicinano le elezioni regionali del 2010. Così le Regioni si comportano come centri di spesa irresponsabili.

Quanto ai profili ordinamentali delle scuole di ogni ordine e grado, la situazione si prospetta nel modo seguente: nessuna riduzione di posti nella scuola dell’infanzia. Quanto alla scuola primaria, gli insegnamenti e le attività didattiche saranno assicurati solo da docenti interni. I modelli possibili sono quattro: 24 ore (con docente unico), 27 ore, 30 ore, 40 ore. Il tempo pieno, oggi usufruito da 34.270 classi su 136.964, sarà confermato. Il sostegno non subisce riduzioni: tendenzialmente 1 docente ogni due alunni disabili. È previsto un aumento di 1 o 2 alunni per classe. Per la secondaria di primo grado si passa dalle 32 ore attuali alle 30 ore: scompaiono le materie facoltative. Sono previsti sei Licei: l’abbassamento è a 30 ore settimanali, eccetto l’Artistico che ne avrà 34 nel biennio e 35 nel triennio e quello Musicale e Coreutico, che ne avrà 32. Complessivamente viene confermato l’impianto della riforma Moratti, che Fioroni aveva sospeso, eccetto che per la soppressione dei Licei economico e tecnologico, che tornano a far parte dell’Istruzione tecnica.

Il riordino degli istituti tecnici procederà in base alla legge Fioroni n. 40 del 2007 (è, in realtà, il Decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni, cui Fioroni agganciò la materia del tutto estranea del riordino dell’Istruzione tecnica). Gli indirizzi sono ridotti da 39 a 11. Il monte-ore scende a 32 ore settimanali contro le 35-36 attuali.

Il risparmio di posti è di 87.400 per i docenti e di 44.500 per il personale ATA. Risparmio significa, in primo luogo, che non vi saranno nuove assunzioni, che sarà accelerato il turn over (nei prossimi 10 anni sono in uscita circa 300.000 per pensionamento) e che gli insegnanti perdenti cattedra saranno utilizzati in altro modo dall’Amministrazione scolastica e da quella pubblica. Insomma: chi è attualmente in servizio non perderà lo stipendio. E i precari? Si chiude crudelmente sulla loro pelle una storia di illusioni alimentate irresponsabilmente dal Ministero dell’istruzione, dai sindacati, dalle Università, dai politici. Una laurea non dà automaticamente diritto a un posto di lavoro nella scuola. Il diritto al lavoro non equivale al diritto al posto. Perciò questi “risparmi” obbligano non solo alla scioglimento rapido delle graduatorie permanenti, che Fioroni aveva rinviato al 2011, in coincidenza con la fine naturale della legislatura incominciata nel 2006; ma anche a istituire da subito nuove modalità di formazione e reclutamento dei nuovi insegnanti. Se non sarà fatto, inevitabilmente si riprodurranno nuovi precari.

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
20/11/2008 - precariato (maddalena sallusto)

ma veramente crede, la collega Corradi, alla favola che i precari sono tali perchè ci sono meno nascite? ma allora perchè le classi sono sempre più numerose? perchè si lavora "comunque" ogni anno? anch'io faccio i conti con la realtà, ma i risultati non sono gli stessi! se non ci sono soldi perchè si sovvenzionano le scuole private? e quanto costano i docenti di religione (materia facoltativa)allo Stato?

 
18/11/2008 - precariato (Rita De Cillis)

Gent Sig Cominelli leggo il commento della sig Corradi e non capisco se stiamo parlando della stessa cosa: Il calo delle nascite è sicuramente un problema, ma parlare di precariato non vuol dire che non si lavora, infatti ormai da decenni gli insegnanti vengono convocati in gran numero per coprire cattedre vacanti, come mai a Milano la percentuale dei precari è così alta? Perchè nella mia classe di concorso tutti gli anni vengono convocati più di 400 insegnanti che, se la matematica non è un’opinione corrisponde ad una cifra che non è lontana dal 40% sul totale degli insegnanti? Rita De Cillis

 
17/11/2008 - Precaria da 20 anni (PAOLA CORRADI)

Il problema è vivere senza fare i conti con la realtà, se ci sono meno nascite, non si può pretendere di voler fare un mestiere per il quale la domanda cala di anno in anno. Purtroppo mi rendo conto che è veramente difficle accettare che il lavoro che più ti piace e ti appassiona non è più disponibile ma a volte è necessario adattarsi ai cambiamenti a meno che non si abbiamo delle propie risorse economiche e non solo, per gestire un'impresa o opera propria. Credo che prima o poi nella vita lavorativa più del 50% dei lavoratori abbiamo fatto questa esperienza dolorosa ma del tutto realistica. Se abbiamo un debito pubblico esorbitante non è possibile continuare come se niente fosse. Il consiglio è quindi quello di verificare altre possibilità di lavoro e non continuare ad aspettare una risposta statale che è sempre meno probabile.

 
16/11/2008 - precaria da 20 anni (maddalena sallusto)

Gent sig Cominelli,sono una docente precaria da 20 anni!Diplomata alle superiori con massimo dei voti,ho voluto diplomarmi in pianoforte(10 anni di Conservatorio Statale)credendo di poter insegnare musica e trasmettere questa mia passione.mi sono abilitata nel '90,e mi sono sempre autoaggiornata tanto che, ancora prima che lo dicesse la Moratti,l'uso dell'informatica nella mia didattica è diventata un valido strumento.Sono nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le scuole di primo e secondo grado e ho sempre lavorato con nomine del csa,mi sono sempre rifiutata di prendere scorciatoie per poter passare di ruolo(vedi religione, sostegno),convinta che prima o poi potesse toccare anche a me,ma non per avere dei diritti o essere pagata tutto l'anno,ma solo per poter fare meglio il mio lavoro progettandolo su un tempo scolastico lungo e poterne vedere anche i risultati.In ogni scuola che vado cerco di dare il mio contributo(portando da casa anche gli strumenti musicali che la scuola non possiede)e la domanda a fine anno è sempre la stessa ,sia da parte dei genitori che dei ragazzi:prof.ci sarà lei l'anno prossimo? Le posso fare la stessa domanda? aspetto fiduciosa una sua risposta

 
14/11/2008 - precari (Rita De Cillis)

Gent sig Cominelli i precari non sono parassiti inseriti in una lista in attesa di essere pescati per poter avere un posto fisso, mi risulta siano professionisti seri che ogni anno vengono convocati in gran numero per ricoprire posti vacanti e assumersi tutte le responsabilità che il ruolo di docente implica. Le sottopongo la mia esperienza. Sono una dipendente statale precaria da ormai dieci anni. Ho iniziato a lavorare subito dopo la laurea come segretaria di direzione in una società multinazionale americana, nonostante mi sia sempre piaciuto insegnare. Non c’era possibilità di inserirsi nella scuola essendo i concorsi chiusi, siamo nel 1995, e la prospettiva di supplenze brevi mi sembrava un’insulto oltre che alla mia dignità, in particolare al portafoglio di mio padre. Ho lavorato con passione in azienda fino a quando è stato bandito il concorso ordinario per l’abilitazione all’insegnamento e ho cominciato a fare la mia prima supplenza... sempre con contratto a tempo determinato e spesso rimandata a casa per l’arrivo dell’avente diritto’. A mio avviso il vero problema del precariato non è solo il non avere le ferie retribuite, il fatto di non potere organizzare il proprio lavoro con una prospettiva, potere stilare una programma, ma riguarda i ragazzi che ogni anno si vedono cambiare l'insegnante. Alla domanda ‘Prof lei sarà la nostra prof?’ che fa ridere per come è formulata ma la dice lunga sulla condizione in cui noi precari ci troviamo a lavorare. Rita De Cillis

 
14/11/2008 - Grazie per la risposta (Pino Suriano)

La ringrazio molto. La sua risposta mi solleva non poco. E questo vale anche per molti altri miei colleghi con cui abbiamo condiviso, comunque, un giudizio su questi eventi che andasse al di là dei nostri puri interessi. Alla prossima

 
13/11/2008 - maestro unico (Antonio Germino)

Una cosa chiedo perentoriamente all'infaticabile ministro Gelmini: ATTUI, per il prossimo anno, il maestro prevalente, perchè sono stanco di acconsentire a decisioni "sbalestrate" di colleghe che, invece di andare a lavorare in una maglieria, si sono presentate a rovinare la scuola con la loro scarsa preparazione, sia a livello pedagogico che psicologico. Non di rendono conto del danno che producono in un bambino. Poi si lamentano che sono indisciplinati, non studiano, le famiglie li difendono...e certo che li difendono, si rendono conto in che mani sono capitati i loro figli. Non mi dilungo, mi auguro sinceramente, sia per il bene dei bambini, che per un lavoro proficuo di quella maggior parte di insegnanti silenziosi, che lavorano e tacciono di fronte alle "belle chiacchiere" di chi sa vendere un prodotto, che tutto vada al posto giusto. Buon lavoro, Antonio Germino

 
13/11/2008 - Precari: perchè non esaurire prima le graduatorie? (Pino Suriano)

Gentile signor Cominelli, concordo sul fatto che il diritto al lavoro non equivale al diritto al "posto". E che non sta scritto da nessuna parte che lo stato debba preoccuparsi di far diventare insegnanti tutti quelli che si sono laureati o si sono voluti illudere per qualche mese o anno di supplenza. La mia situazione personale, però, mi rende bisognoso di qualche chiarimento.... Anche per capire cosa devo fare.. e cioè, fino a che punto devo preoccuparmi. Lavoro da tre anni con supplenze annuali su maternità. Ho fatto 250 km al giorno nella speranza che i miei punti potessero servire a qualcosa, e ho speso tanti soldi per master e corsi vari... Con la chiusura delle graduatorie, stando a quello che dice lei, tutti i miei punteggi verranno cancellati in un giorno e non avramno nessun valore?? O almeno esauriranno la nostra graduatoria, pur con ritmi più lenti? Mi spiego: io accetto i tagli del ministro perchè capisco che sono necessari e non pretendo che le mie esigenze di lavoro debbano anteporsi al bene della scuola. E sono disposto anche ad andare di ruolo tra dieci anni (anche perchè considero già tanto poter fare il supplente). Insomma, sono disposto ai sacrifici, ma non le sembra un pò troppo il fatto che io debba rinunciare totalmente e misurarmi in un eventuale nuovo reclutamento che potrebbe farmi fuori? Insomma, esauriamo la graduatoria e poi cambiamo i criteri di reclutamento (cosa necessaria anche a mio giudizio!!). Cosa ne pensa?

RISPOSTA:

Le graduatorie si chiudono al 2011, secondo quanto stabilito da Fioroni. E' auspicabile che siano chiuse prima per non accumulare illusioni su illusioni. Ma coloro che si trovano già dentro alla data della chiusura, quando che sia, non potranno certo perdere i punti accumulati, non potranno essere risospinti ai blocchi di partenza. Perciò si andrà ad esaurimento. Un qualsiasi modo nuovo di reclutamento non potrà certo avere un effetto retroattivo. (Giovanni Cominelli)