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SCUOLA/ Il dramma dei precari: quando si porrà fine a decenni di illusioni e frustrazioni?

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Le cifre più accreditate parlano di 200.000 insegnanti precari. L’età media oscilla attorno ai quarant’anni. Il loro carico di frustrazioni e di sofferenze individuali non è calcolabile, ma intuibile. La diminuzione prevista dalla legge 113 di Tremonti di 87.000 cattedre in tre anni avrà due conseguenze certe, anche se non precisamente quantificabili: la collocazione in soprannumero di insegnanti già di ruolo e il blocco dell’immissione in ruolo dei precari per almeno un triennio. La Moratti ne aveva immesso, in cinque anni, 165.000 e Fioroni 65.000.

Perché esiste questa figura nel nostro sistema e solo nel nostro? Il precariato è un mostro giuridico generato dal Moloch burocratico del ministero dell’Istruzione. Esce dalla fenditura che si apre tra le esigenze quotidiane e immediate delle scuole e la capacità di risposta da parte del ministero. Nasce dalla contraddizione tra i tempi della didattica e quelli burocratici. Se un insegnante si ammala o va in maternità, deve essere sostituito per giorni fino a un anno. Per una scuola che fosse davvero autonoma sul piano didattico, organizzativo e finanziario, che avesse la responsabilità totale delle risorse umane e finanziarie la soluzione sarebbe relativamente semplice. È assente per 2 settimane il prof di matematica? Si può semplicemente rinviare per 2 settimane l’insegnamento della matematica e ristrutturare gli orari, in modo da offrire altri insegnamenti. Quando il titolare ritorna, recupera le ore. Poiché, invece, l’offerta è rigida, il buco che si apre viene riempito chiamando un supplente. L’istituto della “supplenza” sta all’origine della formazione del precariato.

L’apparato amministrativo non è mai riuscito né a prevedere né a programmare sia l’aumento massiccio della domanda di insegnanti, a seguito dell’espansione della scuola di massa, né la risposta immediata alle esigenze organizzative quotidiane. Non è riuscito né mai vi riuscirà. Solo chi sta sul posto – l’autonomia scolastica – potrebbe dare una risposta tempestiva, utilizzando le risorse a disposizione, ma non ne ha la facoltà. Perciò, fin dagli inizi degli anni ’70, i supplenti che insegnavano a decine di migliaia, spesso per un anno intero, incominciarono a chiedere giustamente il riconoscimento del loro lavoro. Insegnavano tutto l’anno come e spesso meglio dei titolari di ruolo, che cosa impediva che fossero loro riconosciuti i diritti e la retribuzione dei loro colleghi?

La prima massiccia manifestazione di supplenti a Milano è del 1972. Il ministero rispose sostituendo ai concorsi ordinari, il cui espletamento era lunghissimo, i corsi abilitanti oppure i concorsi riservati a determinate categorie. Si trattava in realtà di sanatorie. Dal 1948 ad oggi se ne contano circa 28! A poco a poco i concorsi, che erano l’unico canale di reclutamento, sono venuti meno, pur senza essere mai stati aboliti, e si è creato surrettiziamente un secondo canale di reclutamento: i concorsi riservati.

Qui fa la sua comparsa in scena il sindacato. Esso chiama a raccolta i supplenti, chiede e ottiene i corsi abilitanti, li organizza, avendone in cambio tessere, potere contrattuale e soldi. Il sindacato è così diventato il gestore effettivo del secondo canale. Nel 1974 i Decreti delegati avevano deciso la formazione universitaria dei docenti, ma sarà realizzata solo vent’anni dopo, con l’opposizione dei sindacati stessi: saranno le SSIS. La lunga marcia del sindacato si compie nel 1999 con la legge 124 sulle graduatorie permanenti, imposta dai sindacati al troppo cedevole ministro Berlinguer. La legge stabilisce che a chiunque faccia supplenze venga riconosciuto un punteggio, che lo colloca dentro una graduatoria permanente. Si decide anche che di lì in avanti l’immissione in ruolo avverrà per il 50% attraverso i concorsi e per il 50% attraverso le graduatorie permanenti. In realtà i concorsi non sono più stati indetti, unico canale di reclutamento è rimasta la graduatoria permanente. Se i concorsi tradizionali accertavano quantomeno il possesso della disciplina, ma non certo le capacità didattiche, dalle graduatorie permanenti si passa al ruolo senza più nessuna verifica. Che questa procedura abbia portato all’abbassamento della qualità dei docenti è sotto gli occhi di tutti, in primo luogo dei ragazzi e delle loro famiglie.

La Moratti non riuscì a eliminare le graduatorie, ma con il Decreto legislativo 227 del 2005 delineò un nuovo itinerario di formazione dei docenti e lasciò aperta la strada anche alla chiamata diretta da parte delle scuole. Forse non è un caso che Fioroni, di nuove succube del sindacato, sospendesse o rinviasse tutti i Decreti Moratti, ma quest’ultimo lo abolisse tout court. La sua idea era di tornare ai concorsi ordinari, mentre nel frattempo chiudeva le SISS e l’accesso alle graduatorie permanenti. Di lì in avanti si sarebbe andati ad esaurimento delle medesime. In attesa che il ministro Gelmini dica qualcosa, e non essendo venuta meno la contraddizione tra i tempi reali della didattica e quelli stellari della burocrazia ministeriale, la scuola continuerà ad aver bisogno di supplenti e a generare supplenti. Non entreranno più nelle graduatorie permanenti, ma continueranno a lavorare, finché, esasperati, si metteranno insieme, troveranno il sindacato che li porterà prima in piazza e poi al tavolo ministeriale, il quale produrrà, finalmente, la ventinovesima sanatoria. A meno che il parlamento e il governo prendessero sul serio l’emergenza educativa del Paese e decidessero finalmente: a) di definire una nuova modalità di formazione e di reclutamento dei docenti; b) di riconoscere alle scuole un’autonomia completa didattica, organizzativa, finanziaria e il reclutamento del personale; c) di escludere dal governo della scuola il duo ministero-sindacato. Hic Rhodus, hic salta!

 



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COMMENTI
27/11/2008 - precariato 2 (Rita De Cillis)

Per quanto riguarda le Siss appena possibile ho provato ad iscrivermi. Mi sono però accorta che avrei dovuto ripetere esami già presenti nel mio curricolo. A parte il costo personale e sociale che esse comportavano non mi sembrò intelligente perdere due anni‘simbolici’ della mia vita e ho continuato ad insegnare. Ora io conosco cari colleghi che dopo essersi laureati con il nuovo ordinamento 3 anni + 2 anni hanno frequentato due corsi di specializzazione 2 an+2 per poter avere più possibilità. E che cosa fanno? I supplenti. Due ultime osservazioni: Il suo articolo dà ad intendere che chi ha frequentato le Siss sia un insegnante qualificato, gli altri siano di serie B. Mi sono laureata a pieni voti all'università Cattolica del sacro cuore. Quale altra formazione si può inventare se non un vero tirocinio? Fatto salvo l’indispensabile aggiornamento, quanti anni deve studiare una persona prima di andare a lavorare. Non lamentiamoci poi se i nostri figli diventano dei bamboccioni. L’ultima osservazione. Lei parla dell’origine del precariato. Ormai da decenni il precario non è il supplente della malattia. Perchè ora le scuole sono organizzate proprio come lei dice: sulle ore buche veniamo utilizzati noi di altre materie. Qui si parla di docenti che ogni anno a settembre vengono reclutati su centinaia di migliaia di posti che non possiamo che chiamare vacanti. Il numero che Lei cita forse non corrisponde a 1/4 dei docenti? Questa è sopratutto l'emergenza precariato. R. De Cillis

 
27/11/2008 - precariato 1 (Rita De Cillis)

La ringrazio per lo spazio che ha dato al serio problema del precariato. Le sue parole fanno uno strano effetto su chi essendo dentro questo folle meccanismo ha vissuto e vive in prima persona una professione che ha imboccato una strada senza uscita. Grazie a Dio gli sguardi cisposi dei ragazzi che si incontrano in classe di fronte alla reale possibilità di sentirsi valorizzati si fanno, purtroppo non sempre, limpidi e attenti e a volte loro non imboccano una strada senza uscita e questo per noi insegnanti è come un vento fresco che spazza via il grigiore. Mi sento di farLe alcune precisazioni. Nel 1999/2000 è stato bandito l’ultimo concorso ordinario. Lo passammo nella mia materia in 800 su cinquemila iscritti. Parallelamente all’ordinario furono banditi i concorsi riservati e qui successe di tutto. Certa che molti colleghi passarono dignitosamente l’esame sono altrettanto certa che in quell’occasione esaminatori seri, non certo di destra, si dovettero inventare la promozione con riserva, perchè i candidati non erano preparati; pare che la direttiva dell’allora ministro fosse quella di promuovere tutti; cosa peraltro comprensibile dato che i candidati, preparati o meno, erano docenti dei nostri figli ormai da decenni. Così andarono le cose.

 
26/11/2008 - Un vero problema (Giuseppe Casamassima)

L'articolo tratta un argomento importante e lo fa con un sufficiene grado di informazione. Si potrebbe però aggiungere qualcosa. Per esempio che i supplenti non lavorano solo per sostituire colleghi assenti, ma in molti casi per coprire cattedre vuote, che sono nell'organico di fatto o addirittura nell'organico di diritto. Quando si fanno assunzioni in ruolo si coprono, nel migliore dei casi, solo il 50% dei posti vacanti. Qual è la logica di ciò? Lo stipendio di un supplente resta sempre fermo, anche dopo anni o decenni di servizio. Le Scuole di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario hanno assicurato una selezone iniziale e una formazione di due anni, sulla disciplina e sulla didattica, più il tirocinio. Sono state fermate dal ministro Gelmini, e non dal ministro Fioroni come erroneamente riportato nell'articolo. Chi ha valutato il loro operato? La legge che regola il funzionamento delle SSIS prevede che ogni anno si realizzino corsi a numero chiuso e solo in base alle reali esigenze della scuola. Per anni il ministero ha autorizzato le università a bandire posti per classi di concorso per le quali non c'era nessuna necessità. Oggi sono state fermate tutte, indiscriminatamente, anche per quelle regioni e quelle classi di concorso per le quali mancano docenti abilitati. Così succede, come è giustamente scritto nell'articolo, che vengono chiamati supplenti senza abilitazione, senza selezione, per i quali fra non molto ci sarà la ventinovesima sanatoria.

 
26/11/2008 - flessibilità (Silvia Magherini)

Mi sembra un po' eccessivo anche per chi tifa Brunetta far recuperare le ore di malattia (cioè aggiungere - una volta guariti - all'orario di lavoro ordinario, anche quello straordinario per il recupero delle discipline agli studenti). E' proprio questa la soluzione del precariato proposta da Cominelli o ho male interpretato?

 
25/11/2008 - la questione del precariato (Claudio Baldoni)

Finalmente qualcuno che individua correttamente l'origine del problema invece di limitarsi a parlarne a vanvera come accade normalmente sulla stampa! Questo articolo è una perla rara e meriterebbe grande diffusione. La rigidità della struttura scolastica e il feticcio dell'Orario Settimanale Delle Lezioni, che deve sempre e comunque ripetersi monotonamente e intangibilmente per tutto l'anno scolastico, sono tra i mali peggiori della nostra scuola. Due sole osservazioni. La prima: non è vero che la generalità dei precari provenga da corsi abilitanti; ce ne sono moltissimi che hanno superato un concorso e spesso più di uno, solo non piazzandosi ai primi posti; spesso la differenza tra un vincitore di concorso e uno che "non entrava" stava solo nel voto di laurea (bastava magari non avere la lode); e lo dice uno che di concorsi ne ha vinti due. La seconda: andrebbe benissimo se i dirigenti scolastici contrattassero direttamente coi docenti; solo con un piccolo problema: chi seleziona i dirigenti? e chi controlla il loro operato? Non dimentichiamo che i dirigenti provengono, appunto, dai docenti (in non pochi casi, in seguito alla stabilizzazione di un incarico, cioè con un meccanismo analogo a quello che nell'articolo si condanna a proposito dei docenti precari. E anche la procedura concorsuale, se verifica le conoscenze normative, non mi sembra garantisca l'idoneità psico-attitudinale alla gestione delle risorse umane).

 
24/11/2008 - Ma il dramma non vale solo per i precari (Paolo Primo Migliavacca)

Buongiorno a tutti. Il precarato è solo uno degli aspetti decisamente negativi della nostra scuola. Altrettanto negativa è la mancanza di un sistema efficace di governance negli istituti: il vecchio sistema dei collegi e dei consigli non permette alle scuole di essere all'altezza dei tempi e di rispondere alle richieste degli utenti e del territorio. Magari potessimo ricorrere alla chiamata diretta dei docenti! Ma non con un'organizzazione scolastica come quella che abbiamo in questo momento! Il precariato storico potrebbe essere definitivamente risolto se ogni istituto potesse autonomamente gestire tempi e spazi, offrendo al territorio le proprie competenze sviluppando progetti volti a impiegare quel tempo che nelle scuole non è ancora considerato tempo di lavoro. Prendiamo come esempio le scuole superiori e le loro numerose palestre: in molti casi nel pomeriggio sono affittate a società sportive per allenament e gare. Molte volte in queste società sportive lavorano gli stessi insegnanti che la mattina svolgono attività didattica. Perchè questo servizio non può essere gestito direttamente dalla scuola? Perchè gli istituti non hanno un sistema di gestione adatto, anche se hanno le competenze e le risorse. Forse servirebbe proprio una profonda deregulation, per permettere alle migliori forze della nostra scuola di emergere e guidare un cambiamento significativo.