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SCUOLA/ Gli istituti cattolici negli USA: un metodo educativo che convince tutti, anche gli sponsor

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La scuola Cattolica fu importata negli Stati Uniti con i colonizzatori francesi e spagnoli e si estese con le ondate di immigrati dall’Europa fino a buona parte del secolo scorso. Nel 1606, i francescani aprirono la prima scuola di cui si hanno notizie a St. Augustine, in Florida. Più oltre nello stesso secolo, i gesuiti aprirono scuole per indiani nei territori del nord e la Beata Kateri Tekakwitha fu tra i loro studenti. La missione educativa continuò durante la Guerra di Indipendenza e oltre, come alternativa al protestantesimo fondamentalista e al sistema di scuole pubbliche, spesso sfacciatamente anticattoliche.

Nell’elenco dei santi americani sono fortemente rappresentati gli educatori. Santa Elisabeth Ann Seton fondò una congregazione e un sistema di scuole parrocchiali a New York ai primi del Novecento, seguita da Santa Francesca Cabrini e dalle sue suore, impegnate con i figli degli immigrati. Più tardi, Santa Katherine Drexel, la ricca figlia del socio di J.P. Morgan, fondò un ordine missionario per insegnare agli indiani e ai bambini poveri negri. Le iniziative educative cattoliche continuarono per tutto il secolo, talvolta con la violenta opposizione degli anticattolici. Nel 1852, al primo Concilio plenario a Baltimora fu stabilito come ideale che ogni parrocchia del paese avesse la propria scuola. Nel 1884, dopo la Guerra Civile, il terzo Concilio chiese a ogni parrocchia di aprire entro due anni la propria scuola.

Il primo teorico americano della pedagogia, John Dewey, si oppose alle scuole cattoliche affermando: «È essenziale che questa importante questione sia considerata per ciò che è, vale a dire, come l’incoraggiamento di una potente organizzazione reazionaria mondiale nel settore più vitale della vita democratica, con la conseguente divulgazione di principi nemici della democrazia». Alcuni stati hanno vietato le scuole cattoliche fino a quando, nel 1925, la decisione della Corte Suprema Pierce v. The Society of Sisters dichiarò anticostituzionale una legge statale che imponeva agli studenti di frequentare solo scuole pubbliche.

Le scuole elementari parrocchiali continuarono a fiorire nelle comunità sia ricche che povere, grazie particolarmente alla dedizione di religiosi e religiose degli ordini educatori. Verso gli anni ’60, l’istruzione cattolica ha raggiunto il suo picco, con 4,5 milioni di studenti nelle elementari e un milione nelle secondarie. Il 90% degli addetti erano religiosi sottopagati, mentre ora il 95% è rappresentato da impiegati laici. Nel 2003, il numero degli studenti delle scuole cattoliche è diminuito a 2,3 milioni. Nello stesso periodo di cinquant’anni, i cattolici sono cresciuti dai 45 milioni del 1965 agli attuali 77 milioni, e se negli anni ’60 le scuole cattoliche educavano il 12% dei bambini cattolici, ora la percentuale è scesa ad appena il 5%.

Il tasso di chiusura delle scuole è aumentato fortemente nell’ultimo decennio. Secondo la National Catholic Education Association, dal 2000 hanno chiuso i battenti 1267 scuole e le iscrizioni sono diminuite di 382.125 unità. Le chiusure sono attribuibili a diversi fattori, inclusi spostamenti demografici e la perdita di fondi diocesani a seguito delle cause giudiziarie per gli abusi sessuali. Quando una scuola perde studenti, le rette finiscono per aumentare, rendendo più difficile attrarre nuove famiglie. Tranne poche eccezioni, le scuole private non hanno aiuti fiscali e con la perdita degli ordini religiosi educatori, ora dipendono soprattutto dalle parrocchie e dagli aiuti per le rette.   

I voucher sponsorizzati dal governo e fortemente combattuti dai sindacati degli insegnanti, ma ammessi dalla Corte Suprema, danno alle famiglie a basso reddito la opportunità di scegliere una scuola privata per i loro figli. Questi programmi sono disponibili però solo in poche città.

Gli alunni con problemi, frequentando le scuole private, hanno dimostrato significativi miglioramenti nell’apprendimento e il programma di voucher ha aiutato queste scuole a stabilizzare le iscrizioni. Altre proposte, regolarmente bloccate dalla potente National Education Association, miravano a offrire crediti fiscali ai genitori che pagano rette alle scuole private. A Washington, quando la diocesi ha annunciato la decisione di chiudere sette scuole del centro, queste scuole sono state trasformate in public charter schools (specie di scuole parificate) e riaperte con gli stessi insegnanti, impiegati e studenti, ma senza i crocefissi nelle aule e le lezioni di catechismo.

A Mary McDonald, sovrintendente delle scuole cattoliche di Memphis, nel 1998 fu chiesto dal vescovo J. Terry Steib di riaprire una mezza dozzina di scuole che erano state chiuse per la diminuzione di iscritti. Si mise subito alla ricerca di fondi e riuscì a trovare un donatore che diede 15 milioni di dollari per aprire la prima scuola. Il 90% degli studenti erano poveri e il 20% non cattolici, ma sono riusciti negli studi e da allora hanno riaperto altre otto scuole finanziate con le donazioni. Mary ha spiegato il loro metodo, risultato convincente per gli sponsor: «Non siamo una scuola pubblica. Non siamo charter schools. Abbiamo gli stessi valori che abbiamo avuto per secoli, facciamo le stesse cose. Diciamo la preghiera ogni giorno. Diciamo il rosario alla stessa ora ogni settimana. Abbiamo la Santa Messa per tutti».



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