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ISTRUZIONE/ Sui fondi alle scuole paritarie il governo tentenna. Dovrebbe imparare dal Tribunale di Roma…

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Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, intervenendo al question time alla Camera nel pomeriggio del 26 novembre in risposta alle interrogazioni parlamentari poste da Luisa Santolini dell’Udc, Rosa De Pasquale e Letizia Torre del Pd, ha assicurato l’impegno «formale e sostanziale» del governo per il «ripristino a breve dell’intera somma» dei fondi destinati alla scuola paritaria, per il quale «il Ministero dell’Istruzione è in contatto con il Ministero dell’Economia».

Ne prendiamo atto positivamente, anche se la ricostruzione dei fatti offerta desta qualche perplessità e non scioglie certamente tutti i dubbi.

Nel merito, ricordiamo che anche la recente legge di assestamento del bilancio dello Stato (L.167 del 17 ottobre 2008) ha confermato la cifra di 534 milioni di euro per le scuole paritarie nell’anno 2008. Se anche il Parlamento ha approvato tale previsione -e lo ha fatto poche settimane fa- non si è capito ancora chi si sia arrogato il diritto di decidere che i 140 milioni di euro (corrispondenti ai 4/12 del contributo 2008) fossero “accantonati”, “congelati”, fatti svanire nel nulla! Dobbiamo davvero pensare che ci sia stato un atto di “pirateria burocratica” dentro il Ministero, da parte di qualcuno che non ama la libertà di educazione o non si rende conto di quanto siano gravi le conseguenze di simili scorribande?

Per quanto riguarda la presenza di accantonamenti per100 milioni di euro segnalati dagli uffici scolastici regionali, fondi che il governo intende mettere a disposizione per alleviare nell’immediato lo stato di sofferenza in cui si trovano le scuole paritarie, non vorremmo che diventassero lo strumento per giustificare il mancato reintegro di quanto tagliato, che tra l’altro costituisce una cifra nettamente maggiore.

Se, come ha affermato Vito, «l'Esecutivo è pienamente consapevole che la riduzione dei finanziamenti per le scuole paritarie comporterebbe conseguenze sulle famiglie», tuttavia non viene meno il disagio causato dalla sensazione che la scuola paritaria sia considerata un’appendice del sistema nazionale di istruzione, non sua parte integrante e indispensabile. Possibile che si sia sempre costretti a rincorrere i finanziamenti -tra l’altro già inadeguati  e fermi alla cifra di otto anni fa- come se non ci fosse una legge che stabilisce la parità? Davvero non si erano accorti che i cosiddetti tagli lineari avrebbero messo in ginocchio le scuole paritarie, oppure c’è una reale sottostima della loro importanza? Sarebbe necessario giungere, finalmente, ad una piena e stabile parità; queste vicende rivelano invece da parte di chi governa una mancanza di chiarezza e, conseguentemente, una contraddittorietà di azione che non possono che destare preoccupazione.

Un aiuto in tal senso è giunto dal Tribunale Ordinario di Roma, per il quale il docente di sostegno per un bambino con Handicap iscritto alle scuole paritarie «è a carico dello Stato e non della scuola» (sentenza 15389 del 10 giugno 2008, le cui motivazioni sono state recentemente depositate). Si tratta di una sentenza importante perché, tra l’altro, affermando che «il sostegno…è il supporto per rendere l’insegnamento fruibile e tanto costituisce un ulteriore argomento per ritenere che esso debba essere a carico dello Stato, sia nelle scuole pubbliche che in quelle private», riconosce implicitamente la  chiara appartenenza delle scuole paritarie sistema nazionale di istruzione. Occorre trarne tutte le conseguenze.

Attendiamo dunque, da un lato, di vedere onorato al Senato l’impegno al reintegro dei 133 ML tagliati nella Finanziaria 2009 licenziata alla Camera, e dall’altro la ricomparsa dei 140 ML relativi al 2008 indebitamente sottratti, sperando che le promesse siano davvero mantenute e che simili situazioni non abbiano più a ripetersi.

 



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COMMENTI
29/11/2008 - educazione e redditometro (Giuliano Cesarini)

Nel Sole 24 ore di lunedì 24.11.2008 fascicolo Norme e Tributi pag. 1, è apparso un articolo riguardante i questionari che l'Agenzia delle Entrate sta inviando ai contribuenti al fine di raccogliere dati ed informazioni riguardanti il loro tenore di vita dal quale desumere il reddito imponibile (redditometro). Tra gli elementi da segnalare figurano le spese sostenute per: "... asili nido privati, scuole private, rette universitarie e collegi, iscrizioni a circoli, crociere, viaggi, acquisti di beni preziosi e detenzione di valuta estera..." Si fa riferimento al DM 10.09.1992 art. 1. Lo stesso articolista esprime seri dubbi sulla effettiva utilizzabilità di tali spese ai fini della determinazione del reddito di un contribuente,ma se l'Agenzia delle Entrate indica questi elementi, vuol dire che qualcuno ha in animo di utilizzarli in qualche modo. Qualche anno qualcuno aveva già provato ad inserire fa le rette pagate per le scuole c.d. private tra gli elementi indicatori di capacità reddituale. A seguito delle proteste la cosa era rientrata. Oggi non c'è, quindi, una esplicita previsione normativa che indichi tali spese per l'educazione dei figli tra tali indicatori, ma qualche "solerte funzionario" ha ben pensato di avvalersi di una probabilmente giusta indicazione generale per riesumare un pregiudizio frutto di una "invincibile ignoranza" che più dilagare solo tra chi vive la sua vita chiusa (anzi sigillata) e gretta.