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STATALE/ La piazza, il salotto e le rivoluzionarie consuetudini di sinistra

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La piazza e il salotto. No, non è il titolo di un libro. Né di un film impegnato presentato ad un festival impegnato organizzato da intellettuali di sinistra impegnati. È la descrizione di quanto accaduto durante la visita “privata” di venerdì scorso del Capo dello Stato Giorgio Napolitano all’Università Statale di Milano. Il Tg3 regionale ne dà l’annuncio durante l’edizione pomeridiana. Subito segue un tam tam di telefonate e messaggini: «Ma è vero che Napolitano viene in Statale?», «Ma, non saprei. So che oggi inaugura la nuova sede della Bocconi», «Però qui si sta riempiendo di camionette della polizia» riprende l’altro. Nel giro di poche ore l’ingresso principale si riempie di giornalisti, curiosi, e polizia. «Ma sì, ormai lo sanno tutti – spiega ad uno studente il capo del personale tecnico amministrativo dell’Università degli Studi –. Oggi arriva Napolitano per incontrare Decleva e i rettori della Lombardia».

 

Altro tam tam di telefonate e messaggini. In pochi minuti un gruppo di circa 200 studenti si raduna al portone d’ingresso per accogliere il Presidente della Repubblica. Srotolano uno striscione che alcuni di loro avevano preparato due settimane prima per un’assemblea informativa, svoltasi venerdì 17 ottobre in aula 211, sulla grave situazione dell’università e contro ogni tentativo di bloccare la didattica: «Scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente». È la frase che la più alta carica dello Stato ha pronunciato in occasione dell’apertura dell’anno scolastico. I 200 studenti aderiscono a Lista Aperta Obiettivo Studenti, la seconda rappresentanza in ordine di grandezza di tutto l’Ateneo (2889 voti alle ultime elezioni accademiche).

 

Hanno accolto con fragorosi applausi ed ovazioni il Presidente Napolitano, tanto che anche i giornali del giorno dopo se ne sono accorti: «il “momento di gloria” arriva nel pomeriggio, quando il presidente si presenta tra i chiostri del Filarete: applausi, strette di mano dei ragazzi di Obiettivo studenti, la lista vicino a Cl» ha scritto persino la pagina milanese de il Corriere. «Cori da stadio» e «gran applausi e persino un maxi-striscione di “Obiettivo studenti”, gli universitari vicino a Comunione e liberazione» per Chiara Beria di Argentine su La Stampa, che titola a pagina 11: «A Milano da studenti e professori solo applausi». La stessa Beria di Argentine, durante un breve scambio di battute con i rappresentanti di Obiettivo studenti in attesa dell’uscita di Napolitano dal rettorato, si era stupita per lo striscione con la frase del Capo dello Stato: «Credo che neanche ai tempi di Pertini gli studenti usassero espressioni del Presidente». Sulla stessa lunghezza d’onda anche i titoli dei tg di venerdì sera. L’accoglienza, insomma, non è passata inosservata. Lo stesso Giorgio Napolitano se n’è accorto lì, sul momento. «Apprezzo il vostro gesto e continuerò ad andare avanti con l’invito al dialogo», così il Presidente dopo aver ricevuto in consegna dai rappresentanti di Lista Aperta Obiettivo Studenti le 1025 firme raccolte in soli due giorni nella Facoltà di Scienze Politiche contro qualunque forma di blocco della didattica.

 

«Peccato che, nonostante la calorosa accoglienza che abbiamo riservato al Presidente Napolitano, solo una lista – guarda caso Sinistra Universitaria – ha avuto il privilegio di un colloquio riservato in rettorato», ha commentato Martino Andreani, del Senato accademico di via Festa del Perdono. In effetti, dopo aver chiesto all’ultimo minuto di poter incontrare di persona la più alta carica dello Stato, per poter spiegarle le differenti posizioni che esistono tra le componenti studentesche, è accaduto quel che non doveva accadere, e cioè che i soliti noti parlassero a nome di tutti. «Non accettiamo di essere considerati quattro facinorosi, esercitiamo il nostro diritto a manifestare pacificamente» hanno scritto “Gli Studenti delle università milanesi” in una lettera consegnata nelle mani di Napolitano.

 

E chi non occupa i binari di una stazione – come ha tentato di fare a Cadorna uno dei tre studenti fatti salire in rettorato –, ma continua ad andare a lezione e a sostenere gli esami? Perché deve essere inglobato tra coloro che non accettano «di essere considerati quattro facinorosi»? Perché non si è potuto dire al Presidente della Repubblica che in Statale, oltre a chi “protesta” e vorrebbe sospendere lezioni ed esami, c’è una maggioranza che tutti i giorni riempie biblioteche e corsi? Una maggioranza che, oltretutto, non è nemmeno silenziosa – come si è visto venerdì pomeriggio in Filarete. Una maggioranza che, in una sua componente, ha cominciato a riempire quella “piazza”, che è il chiostro principale della Statale, e a bucare l’ostracismo dei giornali. Ai soliti noti che si arrogano il diritto di parlare per tutti, invece, sono state concesse le poltroncine di un comodo salotto. Un’occasione mancata per le autorità accademiche che, dunque, hanno deciso di sponsorizzare una parte politica. Davvero peccato.

 

(Matteo Forte)



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