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EDUCAZIONE/ Palombelli: temo l'accidia e l'ignavia del protagonismo collettivo degli studenti

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Barbara Palombelli, in questi giorni di manifestazioni sembra che il problema della scuola dipenda interamente dalle scelte politiche, dell’uno o dell’altro governo: che ne è, in tutto questo, dell’emergenza educativa da molti riconosciuta come una delle priorità della nostra società?

 

È vero, si parla troppo di burocrazia, di contratti, di finanziamenti, e pochissimo delle persone. Ancora meno del futuro... Ci siamo assuefatti all'idea che le leggi possano risolvere problemi socio-culturali, e così non è. Per fortuna.

 

C’è spesso il rischio che il termine educazione sia qualcosa di astratto, da affrontare in termini generali: come la passione per il fatto educativo può incidere sulle scelte concrete, soprattutto in campo scolastico?

 

È tutta la società ad essere chiamata in causa: negli altri paesi, l'educazione permanente è il centro della vita, il cuore della nazione. Qui da noi – purtroppo – si parla soltanto di scatti di anzianità, di tagli, ritagli e concorsi. Sono avvilita: come madre di quattro figli e come cittadina.

 

Insegnanti e studenti insieme in piazza per protestare: è un bell’esempio di coinvolgimento, oppure gli insegnanti, in quanto educatori, dovrebbero concepire in maniera diversa il rapporto con i ragazzi? Sono buoni o cattivi maestri quelli che portano i loro studenti in piazza?

 

Difficile rispondere. Mettiamola così: abbiamo accusato tanto i nostri giovani di essere superficiali, distratti, non informati. In questi giorni - e non è un risultato da poco - finalmente stanno discutendo fra loro del loro avvenire. Anche quelli che non sfilano, che non marciano, stanno crescendo in fretta. Posso dire? Era ora!

 

Come giudica il modo con cui i ragazzi partecipano a queste manifestazioni: le sembrano per lo più responsabili, o si lasciano trascinare in quella che è ormai una sorta di consuetudine

 

Un paio di giornate in piazza non hanno mai fatto male a nessuno! Siedono in parlamento, sui banchi della destra e della sinistra, fra gruppi cattolici e non, tanti ragazzi di ieri... Ha ricordato giorni fa Giulio Andreotti che l'università ribolliva anche ai suoi tempi, anche sotto il fascismo. Temo di più, da cristiana e da madre, l'accidia e l'ignavia del protagonismo collettivo degli studenti.

 



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