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UNIVERSITA'/ Il Governo terrà conto delle istanze degli studenti. Una buona notizia? Non per gli arruffapopolo di professione

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Esprimo soddisfazione per la decisione del Governo di correggere i tagli al diritto allo studio. Il Ministro Gelmini ha dato pubblicamente atto nella conferenza stampa di ieri di avere accolto le richieste del Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) al riguardo. È un segnale molto positivo che dimostra che il dialogo istituzionale, in una logica propositiva e costruttiva, può portare buoni frutti. Occorre continuare su questa strada.

 

Peccato per gli studenti delle liste di sinistra (Sinistra Universitaria e Unione degli Universitari) che per motivazioni puramente strumentali e di difesa di ordini di partito, hanno abbandonato l’aula al momento di votare un documento (di cui io stesso sono stato uno dei principali estensori) fortemente critico sulla legge 133 e sul disegno di legge finanziaria nel quale, tuttavia, si stigmatizzavano anche quelle forme di protesta – come le occupazioni e i blocchi forzati della didattica – lesive della libertà di tutti gli studenti oltre che inconcludenti. La maggioranza del CNSU ha invece lavorato senza far sconti a nessuno ed ha ottenuto un risultato molto importante per il bene di tutti.

 

Il decreto legge appena varato dal Governo lancia segnali complessivamente positivi (sebbene non manchino decisioni opinabili, come quelle riguardanti i concorsi già banditi, che rischiano di scatenare un grave contenzioso giurisdizionale). Le rigidità del turn-over fissate dalla legge n.133 vengono ammorbidite e il principio per cui i finanziamenti statali siano legati alla valutazione comincia timidamente a farsi strada. Molto importante mi pare l’introduzione di un criterio politicamente rivoluzionario: non c’è l’università, ma le università.

 

La concezione monolitica e corporativistica che ha attraversato indenne tutti i governi della Repubblica sembra finalmente poter lasciare il posto ad una prima, embrionale, ma significativa, affermazione del principio della differenziazione. Occorre continuare su questa strada, non c’è tempo da perdere, il 2010 è dietro l’angolo. In mancanza di una chiara strategia di rilancio, infatti, questo decreto rischia di essere l’ennesimo, parziale intervento d’urgenza, senza che venga affrontata una riforma complessiva dell’università.

 

In questo momento più che mai continuare a sostenere posizioni di pura conservazione dell’esistente sarebbe un delitto. Occorre rimboccarsi le maniche e, ciascuno per la sua parte, contribuire al rilancio dell’Università.
 

 

(Stefano Verzillo - Presidente del CLDS -Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio)



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