BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 1. Riforma Gelmini rinviata a data da destinarsi: niente di nuovo sotto il sole…

Pubblicazione:

gelmini_berlusconiR375_05ott08.jpg

 

C’era qualcosa che andava e qualcosa che non andava, nelle ipotesi che circolavano intorno ai regolamenti per l’istruzione superiore. Da una parte si poteva apprezzare una spinta alla razionalizzazione del sistema, di cui certo si avvertiva la necessità per non continuare a far disperdere il denaro pubblico in mille rivoli. Dall’altra parte però si temeva che un eccesso di centralizzazione delle decisioni potesse portare a cancellare tutta una serie di sperimentazioni nate in seno all’autonomia scolastica, alcune delle quali meritavano di essere salvaguardate. Va bene snellire, si diceva, ma che non si decida ancora una volta tutto dal centro.

Comunque, positivo o negativo che fosse il giudizio in merito a tutto questo, quel che è certo è che di qualcosa si discuteva. Se non che l’intero dibattito è stato gelato ieri dalla notizia dell’esito dell’incontro fra governo e sindacati. Esito riassumibile in una sola parola, che sinistramente cade  sempre più spesso sulle cose italiane: rinvio. I regolamenti per i nuovi licei e per i nuovi istituti tecnici sarebbero ormai quasi pronti, dicono dal ministero, ma verranno definiti fra gennaio e febbraio, per poi essere applicati a partire dal 2010. Tutto questo, dicono sempre da Viale Trastevere, permetterebbe da una parte di aprire «un confronto con tutti i soggetti della scuola sull'applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti»; e dall’altra darebbe la possibilità «alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi».

L’amaro sapore di questa decisione non viene per nulla mitigato da queste parole. Il retrogusto che lascia, infatti, è l’impressione che tutto sia finito com’è solita finire la politica scolastica. Il ministro si è spaventato per l’opposizione virulenta dei sindacati; e all’interno del governo non ha trovato nessuno (lei compresa) tanto infiammato dal problema della scuola da voler sostenere con coraggio una qualsiasi ipotesi riformistica. Rinviando si calmano le acque, il governo non incrina la sua posizione di fronte alla società, e tutti sono contenti (tranne forse un po’ Tremonti, che sperava in qualche risparmio in più).

Cosa rimane infatti di tutti questi mesi di dibattiti, scontri, scioperi e parole pro o contro una riforma che nessuno ha mai visto? Rimane solo qualche (condivisibile) modifica per le elementari, in particolare l’eliminazione delle compresenze, nonché l’opzione del cosiddetto “maestro unico”, che sarà attivato su richiesta delle famiglie, e che assomiglia sempre di più al ben noto maestro prevalente. Giusto, ma non molto diverso da ciò che già era in atto da un po’ in molte scuole. Insomma, rimane poco.

Significative, per contro, le reazioni alla notizia di ieri degli avversari del governo: dell’opposizione che, per voce del leader del PD e del ministro ombra all’Istruzione, sospira per il fatto che il governo ha tardivamente ma finalmente accolto le sue rimostranze; e del sindacato, che festeggia perché «la protesta della scuola culminata nello sciopero del 30 ottobre ha prodotto i suoi frutti». E la Cgil, non celando la propria soddisfazione per l’esito del tavolo («La mobilitazione paga!», recita il comunicato diramato ieri), cerca comunque di distinguersi confermando lo sciopero di oggi solo come sciopero contro le manovre del governo inadatte a contrastare la crisi economica in atto.

Insomma, chi una volta di più rimane con l’amaro in bocca sono i riformisti, coloro che si aspettano l’apertura di «un ampio dibattito su una riforma attesa da almeno quarant'anni, sperando che non vi siano altre ragioni e interessi corporativi a frenare il cambiamento», come non a caso recitava ieri l’autorevole portale “Tuttoscuola”. Non perché ciò che trapelava dalle ipotesi di regolamenti fosse condivisibile in toto, è bene ancora una volta precisare; ma perché risulta sempre più evidente che dietro a un cosiddetto “rinvio” si intravede chiaramente qualcosa di più ampio, cioè una delle tante tappe di un “eterno rinvio”. Il che, tradotto in parole povere, significa che anche questo governo dimostra di non voler rischiare nulla sul fronte scuola. E di rinvio in rinvio, cinque anni passano velocemente. Nihil sub sole novi…

 

(Rossano Salini)

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
13/12/2008 - E' finita! (Bruno Brunelli)

E' finita l'idea che tutto si fa tagliando il costo del lavoro e trasferendo i soldi a chi se li gioca nella finanza creativa stile Wall Street. Non ci crede più neanche Tremonti! Se non lo capiamo neanche ora davanti a questo! La marcia indietro è perchè non ci si può permettere di mettere in ulteriore difficoltà gli insegnanti che già guadagnano poco, si rischia un ulteriore caduta dei consumi: poi cosa facciamo? Gli diamo le tessere per comprare il pane? Noi cattolici abbiamo molto (tutto) da dire sull'educazione ma non discutendo sulle coperture ideologiche degli altri, dobbiamo essere capaci di una proposta reale! Il problema non è un maestro, due maestri, tre maestri, il problema è IL Maestro!

 
12/12/2008 - Ha senso la delusione? (Bruschi Franco)

Tutti delusi perchè la montagna ha partorito un topolino! Non ci sarà mai una riforma della scuola calata dall'alto! La riforma la possono fare solo dei soggetti che hanno qualcosa da dire, da proporre agli studenti; che si appassionano al senso della vita dei giovani perchè sono appassionati al senso della loro vita e quindi vedono la scuola e l'incontro con gli studenti come la grande occasione per approfondire e sviluppare il senso della vita. Io non mi aspetto nessuna riforma dal ministro della P.I. e dal governo, perchè la scuola riformata la vivo già ogni mattina con l'incontro fra la mia umanità, i miei desideri, le mie domande e l'umanità carica di attese e di promesse delle mie alunne. Ogni lezione è un avvenimento che cambia le persone, se i soggetti sono "vivi", liberi di ascoltare e di proporre quel che ha reso e rende la propria vita felice. Certo la scuola italiana così burocratizzata è un ostacolo, ma non impedisce ai soggetti vivi di esprimersi, ogni giorno. Dobbiamo avere il coraggio di dire che questa è la vera novità della scuola e fare in modo che sempre più questa offerta e questa domanda di senso si possano incontrare. Dobbiamo avere il coraggio di dire che questa novità è già in atto ed è possibile da subito, che anche in questa scuola "diroccata" è ancora possibile contribuire a costruire uomini e donne col gusto di conoscere, conoscersi e scoprire la grandezza e la bellezza del reale. Franco Bruschi, insegnante ITPA Tradate

 
12/12/2008 - A pagare resta sempre e solo la scuola primaria(2) (Stefania Marelli)

Sinceramente speravo in un ripensamento sulla scuola primaria anche perchè nel decreto non avevo visto nulla di pedagogigo o didattico ma solo economico e per me che ci lavoro da tanti anni è stato veramente avvilente . Volevo aggiungere che chi dice che l'eliminazione delle compresenze è una modifica condivisibile probabilmente non ha mai lavorato nella scuola perchè saprebbe invece il bene prezioso che sono per il lavoro degli alunni e di noi maestre. Comunque alla fine la riforma rimane sospesa per tutti gli ordini di scuola tranne che per la primaria , in fondo quella che ha sempre funzionato meglio . A pagare alla fine ...siamo noi....

 
12/12/2008 - Ammuina continua (Giampietro Ferrario)

Come si temeva, puntuale è venuto l'arretramento su parecchi fronti caldi, soprattutto, sembrerebbe, per quel che riguarda la scuola primaria. Sperando che tutto non si riduca al grembiulino, va rilevato che se è vero che si rompe coi tre maestri per classe, resta il fatto che nella sostanza tutto cambia per rimanere uguale a prima. L'impressione politicamente pesante è che il governo si sia arreso di fronte alle pressioni di certo sindacato. Se non ora, quando ? verrebbe da dire. A volte si ha l'impressione che i vari ministri-non esclusa la Gelmini- abbiano paura delle delle loro stesse idee,succubi ancora di un'egemonia sinistrorsa che non c'è più nel Paese, ma che ancora sembra in grado di bloccare ogni intenzione riformista. Anche per le superiori (dove per altro sarebbe stato davvero difficile rivoluzionare in pochissimo tempo un motore immobile qual è la nostra scuola)è facile prvedere che ogni mese che passa segnerà un vistoso arretramento, fino ad un beato ritorno a ...Gentile.

 
12/12/2008 - A pagare resta sempre e solo la scuola primaria (Giacomo Buonopane)

Penso che si possa essere soddisfatti del rinvio delle innovazioni nel II ciclo che necessitano ancora di riflessioni e approfondimenti: la fretta è cattiva consigliera(a proposito che fine ha fatto il doppio canale che voleva restituire dignità e parità nel confronto e nel dibattito tra le "due culture"?). Ora però il Ministro Tremonti incomincerà ad avere seri problemi nel far quadrare i conti. Il risparmio previsto per il 2009 (poco più di 450 milioni) dovrà derivare tutto dal riordino del I ciclo e quindi dalla introduzione del “maestro unico” o, se le famiglie non lo scelgono, da una riduzione comunque obbligata degli organici della scuola primaria e dalla riduzione oraria della secondaria di primo grado. Come faceva intelligentemente notare una rivista scolastica ieri: "...Qualche risparmio arriverà anche dalle operazioni di dimensionamento, ma si tratterà di pochi spiccioli al confronto delle cifre previste dalla legge 133. La situazione,insomma,è paradossale: il movimento di protesta contro il maestro unico che per due mesi ha sconvolto le scuole e le piazze di molte città italiane (persino gli studenti universitari hanno bloccato le attività per sostenere il tempo pieno e per chiedere il blocco dei tagli di cattedre) ha conseguito il risultato di fermare la riforma del secondo ciclo ma non quella del primo!...." E io posso aggiungere: non parliamo poi dell'"inspiegabile" rallentamento degli interventi sull'università. A pagare resta sempre la scuola primaria!

 
12/12/2008 - Come affossare tante speranze di cambiamento (Cinzia Fabrizi)

Questa volta ci avevo creduto che qualcosa si sarebbe mosso. E invece no. Non e' bastata l'ampia maggioranza che sostiene il governo. Non sono bastate le manifestazioni mancate e le proteste che si sono spente. Non e' batstato il voto favorevole del Parlamento. Senza l'accordo della CGIL non si muove nulla.E allora ditecelo. Votiamo direttamente per loro almeno abbiamo la soddisfazione di essere rappresentati.

 
12/12/2008 - Non dalla politica il cambiamento della scuola (Mariella Ferrante)

Ancora una volta un rinvio. Certamente la proposta complessiva dei regolamenti per le superiori aveva dei difetti ma almeno iniziava a introdurre alcuni elementi di novità e soprattutto rendeva finalmente possibile pensare che anche alle superiori fosse praticabile un cambiamento per adeguare la scuola alle nuove esigenze formative e quindi iniziare a risolvere il problema del drop out che è oggi al 40,7% e della proliferazione eccessiva dei corsi di studio arrivati a quota 5.734. Ci si chiede: che cosa cambierà nei prossimi mesi nella posizioni dei sindacati o di tutti coloro che in questi mesi hanno fatto una difesa dello status quo? Forse è tempo di convincersi che non dalla politica ci dobbiamo aspettare il cambiamento della scuola ma da realtà sociali di genitori, insegnanti, rappresentanti della società civile che si impegnino seriamente a risolvere l'attuale emergenza educativa nella scuola. Alla politica vanno chieste le condizioni minimali perché queste realtà possano agire nella scuola: maggiore autonomia a partire da una reale attuazione di quella prevista dal Decreto Bassanini e una nuova governance della scuola che possa avere un suo consiglio di amministrazione, fondi a disposizione attraverso una maggior coinvolgimento e responsabilità effettiva dei genitori, degli insegnanti e dei rappresentati della società civile locale che vogliano intrapprendere questa nuova avventura di cimentarsi nella costruzione di una scuola adeguata agli attuali bisogni formativi.

 
12/12/2008 - Opportunità ..mancata (giacoma giglio)

La scelta per la verità non mi era mai parsa sostenuta da una motivazione "pedagogica", nè prima , nè dopo. Prima solo economica, oggi solo politica , ma forse c'è un passaggio che non risulta chiaro ai ministri che si avvicendano ...la scuola sta male e ha bisogno di cambiamenti, lo slittamento non servirà a calmare gli animi di si è fortemente opposto a questa riforma, ma ha fatto perdere la fiducia di chi aveva iniziato a sperare in una possibilità di cambiamento.

 
12/12/2008 - Vergognoso (Battista Tamponi)

Sono allibito dal passo indietro del ministro e del governo: per mesi hanno sostenuto che finalmente si cambiava e ora nulla! E' assurdo e incomprensibile. Ho l'impressione che siamo in presenza di politici dilettanti incapaci di assumersi le loro responsabilità e che non capiscono che occorre cambiare. Peccato: una grande occasione sprecata.