BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Tagliando i fondi alle paritarie lo Stato fa solo un dispetto a se stesso

Pubblicazione:

scuola_alunni_aulaR375_25ago08.jpg

 

Il fatto che gran parte della stampa abbia presentato l’eventuale ripristino dei finanziamenti alla scuola paritaria come un “favore” fatto ai cattolici, quando non come prova di una supina acquiescenza ai voleri dei vescovi, è l’ennesima dimostrazione del provincialismo del dibattito italiano sulla scuola non statale. C’è un diffuso consenso sul fatto che spetti allo Stato garantire che a tutti i cittadini venga data un’educazione di qualità, indipendentemente dal sesso, dalla religione, dall’etnia e dalla classe sociale, ma solo in Italia questa affermazione si traduce nella convinzione che per raggiungere questi obiettivi lo Stato deve erogare direttamente l’istruzione. E questo benché sia ormai chiaro che la scuola italiana statale centralizzata eroga un prodotto la cui qualità varia enormemente, penalizzando i più deboli. La funzione di garante dello Stato non si esercita attraverso l’erogazione diretta, che comporta un enorme aggravio di compiti burocratici, ma rinforzando le prerogative proprie del centro: la determinazione dei contenuti essenziali legati alla cittadinanza, la valutazione e la ricerca. 

Le scuole statali non garantiscono nemmeno il diritto delle famiglie (non solo quelle cattoliche!) ad educare i propri figli in base a uno specifico orientamento di valori, compatibilmente con i comuni requisiti di cittadinanza fissati dal centro, perché le famiglie non hanno voce in capitolo nell’assegnazione, quasi sempre casuale, dei propri figli agli insegnanti. Non è neppure possibile scegliere in base al gradimento di modelli didattici, alle specificità dell’offerta, o – perché no – a criteri come la vicinanza a casa e la lunghezza dell’orario.

La domanda di educazione è per sua natura differenziata, e richiede una risposta flessibile: per questo è stata introdotta nel 1997 l’autonomia delle scuole, e per questo nel 2000 si è riconosciuta l’esistenza di un sistema nazionale formato da scuole statali autonome e da scuole paritarie, cioè scuole non statali di cui lo Stato ha verificato la rispondenza ad una serie di criteri fissati centralmente (e, per inciso, non necessariamente esistenti nelle scuole statali). L’esistenza di un sistema misto, in cui i genitori possono scegliere fra proposte diverse, è l’unica reale garanzia di tutela della libertà del cittadino, ma solo se non ci sono penalizzazioni economiche.

La scuola paritaria, molto più efficiente di quella statale, perché per esempio a fronte di un costo medio pro capite nella scuola primaria di circa 7000 euro, la retta media è inferiore ai quattromila euro, il che significa che un “bambino paritario” viene istruito con circa la metà della spesa di un “bambino statale”, viene considerata un lusso, e pagata dagli utenti, mentre la scuola statale è gratuita, o meglio è pagata, e cara, dai cittadini.   Nel 2006, la spesa pubblica per la scuola (stato, regioni ed enti locali) è stata di 57.136 mila milioni di euro, circa mille euro a testa, inclusi i neonati e i centenari, e circa 3.000 euro per ogni lavoratore. Calcolando i costi pro capite della scuola statale, possiamo stimare, un po’ rozzamente, che una famiglia di quattro persone, con entrambi i genitori che lavorano, un figlio alle elementari e un figlio alle medie, contribuisce con circa 6.000 euro di tasse, e riceve in cambio un servizio del valore di circa 14.000 euro: è in attivo nei confronti dello Stato di 8.000 euro. La stessa famiglia, se manda i figli alle scuole private, paga sempre 6.000 euro di tasse, non riceve nessun servizio e in più paga rette approssimativamente per 9.000 euro: la differenza fra le due famiglie è di 15.000 euro effettivamente sborsati, più 14.000 non fruiti. Non servono commenti.

La scuola paritaria è al momento una gallina dalle uova d’oro, cui si dà un pugno di becchime: nel 2007, ha ricevuto nel complesso poco più di 530 milioni di euro, meno dell’uno per cento della spesa complessiva per la scuola, di cui la maggior parte alle scuole primarie e dell’infanzia in regime di sussidiarietà, cioè perché erogano un servizio di cui altrimenti dovrebbe farsi carico lo Stato. Per entrare nel dettaglio, a fronte di un costo medio per alunno della scuola elementare di circa 7.400 euro, le scuole paritarie hanno ricevuto 19.367 euro per classe standard di quindici alunni, cioè circa 1.300 euro a testa. Calcolando che gli alunni delle scuole primarie paritarie sono circa duecentomila, lo Stato ha risparmiato la bella cifra di 1.020 milioni di euro. Mi fermo qui per non annoiare, ma potremmo proseguire per gli altri ordini di scuola: l’Agesc ha calcolato che il risparmio complessivo superi i seimila milioni di euro. E’ vero che una buona parte di famiglie continuerà a stringere la cinghia e a mandare i figli nelle scuole che ha scelto, ma qualcuno non ce la farà, e saranno i meno privilegiati e non certo i “ricchi” di cui si parla a sproposito. 

E infine, visto che la finanziaria del 2005 ha tagliato del 15% i sussidi alle scuole paritarie considerandole come “imprese” legate alla pubblica amministrazione, perché non tenere presente che con una chiusura di scuole non poche persone resterebbero prive di lavoro, tra cui molti insegnanti, ed eserciterebbero un’ulteriore pressione su di un mercato già vacillante? Mi sembrano argomenti forse meno nobili, e può darsi che qualcuno lo abbia fatto presente al ministro dell’economia, che sembra molto più sensibile alle cifre che alle rampogne dei vescovi.

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
21/12/2008 - Buono Scuola (Carlo Alberto Manzoni)

Ma non si parla più del Buono Scuola!. Speriamo che almeno in Lombardia all'avvento del federalismo si applichi il Buono Scuola. Penso sia l'unico a garantire la concorrenza tra le scuole, a favorire il miglioramento degli Istituti anche in base alla riforma Gelimini

 
13/12/2008 - Paritaria: dati PISA e stipendi insegnanti (Giuseppe Casamassima)

La scuola paritaria, prima di reclamare maggiori finanziamenti, potrebbe interrogarsi sul perché i dati OCSE-PISA attestano che la preparazione degli alunni della scuola paritaria italiana è inferiore rispetto a quella di chi frequenta la scuola statale. Poi, nel calcolo dei costi si potrebbe considerare gli stipendi degli insegnanti della scuola paritaria, ben al di sotto di quelli della scuola statale, già molto bassi rispetto alla media europea.