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ISTRUZIONE/ La valutazione è la vera riforma della scuola

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Orari, distribuzione delle ore, accorpamento delle cattedre, riforma sì riforma no: fra gli addetti ai lavori e sui giornali a proposito della scuola oggi si parla solo di questo.

Intanto però le direttive del Ministro che individuano le attività di valutazione da realizzarsi nel prossimo triennio vengono collocate ufficialmente sul sito dell'INVALSI, insieme ad un documento che si potrebbe definire di ispirazione programmatica, firmato dagli universitari italiani che fin qui si sono occupati di valutazione dei servizi ed anche degli apprendimenti.

Un'attenzione spasmodica è ancora in Italia riservata alle caratteristiche dell'offerta formativa a causa dei forti interessi in proposito degli insegnanti, interessi strettamente collegati alle quantità ed alla tipologia delle ore di lezione ai fini del loro impiego. E' anche ancora molto forte l'idea che la qualità della scuola si determini esclusivamente a partire dalle caratteristiche dell’offerta formativa, quasi che se ne verificasse un travaso automatico sugli apprendimenti degli allievi.

Forse però i contenuti di questa direttiva e la prospettiva strategica del documento che la accompagna avranno più influenza sui destini della scuola italiana della beckettiana disputa intorno alla ristrutturazione degli indirizzi della scuola superiore.

Dopo la pausa del ministro Fioroni riprende infatti la strada sia pure faticosamente e contradditoriamente aperta dalla politica morattiana dei Progetti Pilota e del Servizio Nazionale di Valutazione. I punti di riferimento normativi possono oramai considerarsi bipartisan, in quanto, se il fondante art. 3 della L. 53 era stato votato dalla sola maggioranza, la legge 25.10.2007 n.176 che viene di fatto con questa direttiva applicata era stata votata all'unanimità dal Parlamento.

Si delinea una strada per la valutazione standardizzata esterna degli apprendimenti a livello delle scuole ed anche in parte degli studenti che richiederà certamente una lunga lena, ma che sembra partire con una impostazione solida e sostenibile.

 

I punti fondamentali sembrano così delinearsi:

-          proseguimento ed incremento della partecipazione dell'Italia alle indagini internazionali, con un impegno nuovo alla diffusione dei risultati ed alla loro utilizzazione nelle scuole, ciò che era sempre mancato nelle impostazioni e gestioni precedenti

-          impianto solido di un sistema di valutazione delle scuole basato sulle annualità definite dalla L 147, nella prospettiva di misurazione del Valore Aggiunto e sulle classiche discipline del core curriculum quali italiano e matematica ed in via subordinata scienze ed anche lingua inglese. Nel documento di accompagnamento si prevede una prima fase in cui, per questioni di fattibilità, nelle scuole non tutti gli studenti parteciperebbero all'indagine, ma solo un loro campione; sempre per garantire piena attendibilità ai risultati particolare attenzione viene riservata alle modalità di somministrazione. E' cruciale nella direttiva la fissazione degli step di questo percorso triennale, che vedranno la partenza durante quest'anno nella scuola primaria ed il proseguimento nei due anni successivi nella media e nella superiore. E' la prima volta che per la scuola superiore si prevede una valutazione obbligatoria di questo tipo, che viene anche forse troppo diluita nel tempo. La scuola superiore infatti in alcune sue sacche si è fin qui del tutto sottratta a questo tipo di rilevazione che anche ai tempi della Moratti era volontaria e che è invece assolutamente cruciale: sono gli studenti della superiore infatti che subiscono più fortemente l'impatto della differenza fra le valutazioni della scuola e quelle dei test di ingresso all'Università ed al lavoro.

-          valutazione degli studenti in sede di esame: si prosegue con la prova scritta nazionale per la terza media, mentre per l'esame di stato finale le norme esistenti non permettono al momento di andare oltre un fantasioso bricolage sulle prove scritte dell'esame di stato. Solo il legislatore della riforma fioroniana della maturità forse sapeva come valutare in modo seriamente comparabile prove del tutto libere, addirittura collocandole in un contesto internazionale, nel quale peraltro al momento mancano i punti di riferimento. Resta aperto il problema di quale valore dare a questo tipo di prove nell'economia della valutazione complessiva di esame. Regione Lombardia ha già deciso per il valore di un terzo negli esami finali dei suoi percorsi triennali. Si tratta di una iniezione di cementi armati nelle non più solide fondamenta dei titoli di studio: si vedrà se la scuola riuscirà a capirlo o costringerà ad esternalizzare del tutto le certificazioni attendibili

-          costruzione di un Sistema informativo che raccolga tutte le informazioni sugli esiti quantitativi e qualitativi del sistema di istruzione oggi disperse ed inutilizzabili, in modo da renderle fruibili ed accessibili a tutti

-          ricognizione istruttoria e formulazione di proposte sulla valutazione del personale della scuola (dirigenti e docenti).Questo terreno minato vede peraltro da anni il dispiegarsi di fantasmagorie di proposte che hanno il solo difetto di non realizzarsi; il documento di accompagnamento prevede, in una prospettiva strategica necessitante di accurata preparazione, l'utilizzo a questo fine di misure del valore aggiunto degli apprendimenti

-          diffusione della cultura della valutazione attraverso formazione, ricerca e figure appositamente dedicate nelle scuole

 

C'è di che fare tremare le vene ed i polsi, ma è possibile che sia questa l'unica strada per avere la speranza di rimettere in carreggiata la scuola italiana.

 



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COMMENTI
17/12/2008 - La vana cultura della valutazione (Salvatore Ragonesi)

Tutta l'attenzione viene adesso rivolta alla valutazione,come prima volgeva verso l'autonomia.Cambiano i tempi,ma non cambia il modo pietoso di affrontare la questione scolastica.Quando non si riesce a fare di meglio,si riscoprono misure apparentemente rivoluzionarie "che fanno tremare le vene ed i polsi". La serietà della scuola è invece legata, in primo luogo e organicamente, alla sua struttura didattica e particolarmente alla qualità dei suoi docenti e dirigenti reclutati non ope legis,bensì per concorsi ordinari nazionali.Questa pratica è ormai caduta in disuso e bisognerebbe subito ripristinarla. Poi sarebbe necessario evitare il proliferare inutile e controproducente dell'offerta formativa con tutto l'apparato di quantificazione che ne consegue.Un ritorno immediato ai fondamentali delle discipline potrebbe servire a restituire dignità all'insegnamento,togliendo di mezzo tutto il concerto autonomistico e autoreferenziale e tornando ai controlli ravvicinati dell'attività didattica.In questo contesto gli esami devono essere "esami" e non baggianate. Questo proporrei al ministro da ex preside nei licei ed ex docente di storia e filosofia a seguito di ordinari e regolari concorsi nazionali.Il giovane ministro è pieno di entusiasmo,ma va opportunamente aiutato e incoraggiato nel suo duro lavoro.