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L'"appello" di un insegnante: perché i professori non ripartono dagli studenti?

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Gli studenti italiani dovranno far buon viso a cattiva sorte, ma presto dovranno tornare a fare come i loro nonni, ossia alzarsi in piedi quando il loro prof entrerà in classe. E' quanto si chiede in questi giorni da più parti, sembra persino che alcuni sondaggi abbiano dato come risultato che otto italiani su dieci vogliano il ripristino immediato di questa regola.

Alzarsi in piedi - La mettano pure questa norma, la inseriscano nello Statuto delle studentesse e degli studenti e puniscano chi non la rispetti a partire da insegnanti come me che stroncheranno sul nascere il minimo accenno ad alzarsi in piedi. E' un'altra la regola che invece introdurrei dentro la scuola, il divieto agli insegnanti di lamentarsi degli studenti che ogni mattina si trovano davanti!

Dominio del negativo - Quanto è pesante infatti l'aria che si respira nelle sale insegnanti, nei collegi docenti, nelle aule scolastiche, tutti a far la corsa a stracciarsi le vesti perché gli studenti non fanno questo o quest'altro, non capiscono quello che loro capivano quando andavano all'asilo, non si impegnano in nulla, sono amorfi, piatti, inerti a confronto di com'erano loro da giovani, dei veri e propri fulmini di guerra all'assalto del reale. Passano spesso ore e ore in una mattinata a scuola senza che tra le montagne di negatività faccia capolino una parola positiva, non si chiede tanto, solo un barlume di luce nel grigiore dell'ambiente scolastico. No, niente di tutto questo, la scuola italiana è il luogo in cui vale più che mai l'asimmetria logica di Popper, un elemento negativo vale infinitamente di più di cento aspetti positivi, tanto che se un ragazzo scrivesse un tema perfetto, ma sbagliasse una virgola il suo insegnante dedicherebbe dieci minuti a stracciarsi le vesti per quell'errore e qualche secondo per dire che «Beh, insomma il lavoro non è svolto male …». E' questo che porta la scuola alla catastrofe, è il dominio del negativo, un dominio che paralizza la libertà, che deprime le capacità, che porta all'omologazione per cui Pasolini chiese in tempi non sospetti l'abolizione della scuola dell'obbligo e della televisione.

Regola: approccio positivo - Per questo «Prof! piantala di lamentarti degli studenti che hai davanti e inizia a scovare in ognuno di loro quel positivo che hanno e da cui ripartire». E' questa la regola che introdurrei. E sono più che convinto che la vita scolastica farebbe un salto di qualità, che scomparirebbe quella tensione cattiva che impedisce alle capacità degli studenti di trovare la loro strada, che si porrebbe la parola fine all'egualitarismo demenziale per cui a chi ha è stato tolto e a chi non ha neppure è stato dato. Non accettare più che il primo approccio agli studenti sia negativo, iniziare una lotta senza quartieri contro l'abitudine al lamento, è questo che si deve fare dentro la scuola, e subito, perché si educa solo in forza di uno sguardo di simpatia totale all'altro. E' questo l'insegnante di fronte al quale gli studenti si alzeranno in piedi, e molti lo fanno già, senza alzarsi.

(Gianni Mereghetti)

(foto Imagoeconomica)


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COMMENTI
07/04/2008 - Giusto lo scopo, ma sbagliato l'obiettivo (Enea Silvio Piccolomini)

Giustissima l'accusa alla pesantezza (e indifferenza) con cui molti professori parlano degli studenti. Ma puntare il dito proprio contro la regola dell'alzarsi in piedi mi pare veremente un errore di mira: certo non va fissata come norma scritta, ma che l'entrata del professore in classe venga accolta con dignità e rispetto è norma sacrosanta. Non è solo una regola: è il riconoscimento di un dato. I ragazzi vanno educati a guardare e valutare la realtà. Certo, il rispetto (dovuto) poi i professori se lo devono riguadagnare sul campo: è il passaggio dall'autorità all'autorevolezza.

RISPOSTA:

La ringrazio dell'osservazione. Ho voluto contestare una mentalità diffusa tra gli insegnanti, quella che siano le regole a produrre il cambiamento. La strada è un'altra, è quella che in cattedra ci vada una passione, una passione all'umano, una passione alla realtà, una passione alla vita. Questa è la strada di un cambiamento reale tanto da creare nuove regole. Grazie (Gianni Mereghetti)