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ISTRUZIONE/ 1. Le "idee confuse" di Giavazzi: un falso concetto di scuola non-statale e i dati “torturati” a piacimento

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Nel suo editoriale sul Corriere del 12 maggio Francesco Giavazzi riporta e ripete a distanza di tempo, in modo acritico e fideistico, un’affermazione fatta da Daniele Checchi. Il quale ha preso in mano l’indagine Ocse-Pisa 2006 e le ha fatto concludere che le scuole private in Italia sono le peggiori d’Europa e che sono anche al di sotto della scuola statale. In termini di punteggi internazionali le differenze a favore degli studenti delle scuole pubbliche sarebbero di 11 punti in matematica, 14 nelle materie scientifiche, 3 nella lettura. Checchi aggiungeva che gli alunni delle private - con il loro 4% rispetto al totale! - abbassavano gravemente la media nazionale italiana, rendendo abissale il distacco dall’Europa nelle materie scientifiche. Supponiamo pure, per un attimo, che quel distacco tra scuola statale e scuola privata esista: appare avventuroso affermare che la responsabilità dell’abbassamento della media nazionale dipenda dai 686 studenti delle private dispersi nell’universo statistico dei 20.922 studenti del campione. Una differenza di 14 punti sul 4% del campione incide soltanto per lo 0,12% sul risultato complessivo.
Ma la questione centrale è che cosa significhi "scuola privata". Stupisce che dopo la legge n. 62 del 2000 varata da Luigi Berlinguer e dopo la riforma del Titolo V si continui a parlare confusamente di “scuole private”, ignorando che esistono almeno due tipi di scuole private. Quelle “private” e quelle “paritarie”, che sono scuole pubbliche a norma della legge, avendo ottemperato alle condizioni da essa prevista.
Le tabelle 5.4 del volume II di Ocse-Pisa 2006 assegnano il 96,4% degli studenti italiani alle scuole statali, l`1,2% alle scuole che noi chiamiamo "paritarie" (Governement-dependent private schools), il 2,4% alle scuole "private" (Governement-independent private schools). Per "Governement-dependent private schools" l`Ocse intende quelle scuole che ricevono da agenzie governative almeno il 50% o più dei fondi necessari a supportare i servizi educativi di base. Poi, però, in una tabella successiva Ocse-Pisa mette sotto la voce “private” le scuole paritarie, le scuole private, le scuole professionali delle province di Trento e Bolzano, i corsi offerti dai Centri di Formazione professionale (Cfp - Legge 53/2003).
In questo modo nel campione di 686 studenti di scuole non statali utilizzato per l`area scientifica, parte frequentano 56 Cfp - che spesso funzionano da “Croce rossa” e da punti di raccolta dei drop-out dell`istruzione formalizzata- parte arrivano da 33 altre scuole, che comprendono "i diplomifici", con studenti a basse performance.
È evidente, perciò, che i dati Ocse-Pisa non possono essere utilizzati per identificare le performance di tutta la scuola non statale. Certo, “torturando” e manipolando i dati al cospetto del volgo si può ottenere di piegarli a confermare opzioni ideologiche preconcette, vendute come autoevidenti.
Stupisce che il liberal/liberale Giavazzi si presti a questo gioco.



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COMMENTI
14/05/2008 - breve contributo (stefano vignati)

Vorrei in primo luogo ringraziare Il professor Giorgio Vittadini per la lettura oggettiva dei dati Ocse-Pisa 2006 perchè se da un lato permette di vedere la realtà nella sua oggettività dall'altro svela quanta paura desti ancora oggi la libertà di educazione. Solo l'1,2%degli studenti italiani frequenta le scuole paritarie che si muovono oggi in una legislazione che le penalizza fortemente. Che queste scuole nascano da una reale passione educativa non è difficile determinarlo dato l'enorme sacrificio umano ed economico che in primo luogo le famiglie affrontano normalmente. Nelle scuole paritarie, è utile ricordarlo, insegnano diversi professori che hanno liberamente rinunciato al ruolo e diversi che hanno scelto di passare dalla scuola statale alla scuola paritaria proprio per affermare il loro diritto e il diritto di tutti alla libertà di educazione.Mistificare il dato oggettivo dell'indagine Ocse-pisa significa dimostare che non si vuole comprendere anche di fronte alla emergente crisi educativa che occorre riconsegnare alla società e in particolatre alla famiglia il diritto e dovere dell'educazione. Tanta faziosità di fronte all'attuale situazione della scuola e alla crisi educativa che stiamo vedendo è motivo di reale preoccupazione.

 
14/05/2008 - dati torturati ma un fondo di verità (ersilia conte)

I dati sono certamente stati manipolati e usati in modo quantomeno funzionale ai propri scopi, ma un aspetto va sottolineato per onore del vero. La scuola paritaria in questi ultimi anni ha dovuto battagliare con la fuga degli insegnanti con più esperienza. Insegnanti che avendo pari punteggi e diritti dei precari del pubblico impiego ed essendo inseriti nelle graduatorie permanenti, man mano che vengono immessi in ruolo nello Stato accettano il nuovo e meglio retribuito posto statale. Perché, il paradosso tutto italiano, nel settore della scuola nel pubblico sei molto più pagato che nel privato. Questo aspetto unito alla forte diminuzione delle vocazioni (questo interessa solo gli istituti gestiti da ordini religiosi) ha inevitabilmente creato una difficoltà a garantire sia la continuità didattica, (aspetto che ha costituito uno dei grandi cavalli di battaglia delle scuole paritarie) che la presenza di docenti preparati dal punto di vista disciplinare e anche con una certa esperienza. Come in tutti i lavori l'esperienza ha un suo valore sotto vari aspetti: nella gestione della classe, nella gestione del tempo scuola e soprattutto nella valutazione degli alunni (uno dei punti cruciali della professione docente. Ciò che affermo lo posso testimoniare in prima persona essendo madre di 4 figli in età scolare e insegnate assunta nello stato dopo aver lavorato nelle scuole paritarie.

 
13/05/2008 - ...esperienze inconfutabili. (Donata Conci)

Bollati con numeri,statistiche e tabelle parziali e pertanto non attendibili,i miei 30 anni di insegnamento nelle scuole superiori paritarie di Milano.Se fossi più fragile il giudizio del professor Francesco Giavazzi diverrebbe il mio, il nostro, quello più diffuso fra i tenaci difensori della scuola di stato.Ma l'esperienza non si cancella: tante storie di allievi appassionati alla lettura di Leopardi e di Montale,di ragazzi maturati, laureatisi poi all'Università con ottimi voti e giudizi dei loro docenti, di studenti ritrovati anni dopo come giovani colleghi. E l'incontro con tanti docenti di scuole pubbliche nel delicato momento degli esami di maturità è stato proficuo per tutti e si è sempre concluso con giudizi positivi sul lavoro svolto e sulla serietà della preparazione dimostrata dagli allievi.Il rapporto di stima e di amicizia instauratosi in quelle occasioni, con alcuni di essi dura ancora. Mi sembra quindi che la distinzione e definizione manichea di scuola pubblica valida da una parte e di scuola privata scadente dall'altra riveli una supponenza culturale incapace di distinguere e di valutare realisticamente.Così il lavoro quotidiano di molti docenti impegnati seriamente nella scuola paritaria viene offeso e degradato. Ma la mia esperienza e quella di tanti altri insegnanti come me sfida e smentisce l'attacco generico ed ideologico della pretesa egemonica di chi non è vissuto per anni nella scuola paritaria, accontendandosi di conoscerla per sentito dire.

 
13/05/2008 - scuola statale e modello centralistico (Silvio Restelli)

E' molto significativo che in un paese come l'Italia, dotato di un sistema scolastico di tipo centralistico e napoleonico, in cui il rapporto tra scuole statali e scuole paritarie è di 10 a 1, il "liberista" Giavazzi non solo lo difenda a spada tratta ma addirittura attacchi con forza quei pochi spazi in cui tenta di affermarsi una logica di autonomia vicina alle esigenze dei cittadini e delle famiglie. Il controllo sulla qualità della scuola statale, fallito clamorosamente con il modello statalista classico e con quello pseudo-partecipativo degli organi collegiali, tuttora inesistente per la stragrande maggioranza delle scuole statali, si risolverebbe cioé a partire dalla riduzione ulteriore dello spazio dato alle logiche di sussidiarietà e di autonomia. Questo la dice lunga sulla cultura politico-economica dei liberisti nostrani e anche sul progetto di egemonia culturale che anima e determina la linea dei giornali "indipendenti" come Corriere e "Repubblica", mai prima uniti come di fronte a scuola e aborto.

 
13/05/2008 - reazioni scomposte (Marco Lepore)

Il timore di una svolta reale, qualora il nuovo Ministro attuasse le intenzioni proposte nel suo disegno di legge sul merito, evidentemente semina il panico nelle fila dei veterostatalisti e produce reazioni scomposte. Colpisce che anche Giavazzi, che in altre occasioni aveva manifestato qualche apertura nei confronti della competizione fra scuole, sia così banalmente caduto nella indegna prassi dell'uso strumentale e falsato di dati. Purtroppo, data la diffusione della testata che ha ospitato l'articolo, nonchè il diffuso pregiudizio che nel nostro amato paese alimenta l'ostilità nei confronti delle scuole non statali, vale il detto: "calunniate, calunniate, qualcosa resterà...!"

 
13/05/2008 - buoni scuola, il fallimento emiliano (Gianni Varani)

Bravi a contrattaccare sui buoni scuola. Vi segnalo una notizia, snobbata dai media, ovvero il fallimento del modello alternativo dell’Emilia-Romagna. Quando la Lombardia varò i buoni scuola, l’Emilia partì alla rincorsa, accusando la via lombarda di essere un “supermarket” pro privati. Perciò qui il vecchio modello assistenziale: borse-studio uguali per tutti, a pioggia, soglia Isee molto bassa. Per non favorire le famiglie delle paritarie, l’”assessora” Bastico cancellò le spese documentate (le rette paritarie sono una bella spesa) e tolse l’aggancio al merito scolastico. Esito: favorite le scuole statali, 25% e più di borse agli immigrati, solo un 2% di famiglie paritarie, costi crescenti per le casse regionali (si è arrivati a 20 milioni, di cui 12 dal Fse, fin che c’era). Paradosso: pochi mesi fa la Giunta Errani cassa il proprio modello. Una ricerca sentenzia che queste borse non servono a nulla, troppo assistenziali (parole loro), non motivano i ragazzi a restare a scuola. Perciò taglia le borse a elementari e medie, le mette solo sul triennio superiori, fascia critica, reintroduce il merito. Venuto meno il Fse, la Giunta emiliana non ci crede più e non ci mette del suo, a differenza della Lombardia che ci crede (anche la Lombardia non ha più l’ausilio del Fse per questo), vede che i buoni funzionano e trova quindi le ingenti risorse dal proprio bilancio. N.B. Sostenevano che la via Lombardia non avrebbe retto i costi. Eterogenesi. Gianni Varani cons. regionale Pdl ER

 
13/05/2008 - Grazie Giorgio (Sabatini Nicola)

Esprimo grande gratitudine a Vittadini, perché non è accettabile giocare con i dati per fomentare chiacchiericcio e disinformazione. La lettura dei dati statistici, purtroppo, è cosa che andrebbe fatta con grande prudenza, e il non farlo aiuta il pettegolezzo fine a se stesso.

 
13/05/2008 - La forza dei fatti (letti correttamente) (Luigi Crema)

Giavazzi parte dai numeri per dire quello che vuole. Meno male che c'è chi prova a leggere quei numeri, e non solo ad usarli. D'altra parte, in un contesto in cui si sostiene che la verità non esiste e che compito dei media non è raccontare i fatti ma orientare l'opinione pubblica, ogni cosa può divenire strumentale a tal fine, e chi ci rimette sono i fatti, maltrattati e torturati per chiacchiere di potere.