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Debiti scolastici: ecco le conseguenze delle scelte sbagliate di Fioroni

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Come il buon Ferrer di manzoniana memoria aveva pensato di risolvere le conseguenze della carestia abbassando per decreto il prezzo del pane, così il Ministro Fioroni credeva di risolvere il problema del “trascinamento“ delle lacune scolastiche, e relativi “debiti”, con un’ordinanza che aumenta le ore di frequenza per gli studenti che presentano insufficienze in una o più discipline. Perché di questo si è trattato: una scuola parallela al pomeriggio, con le sue ore di spiegazione e di esercitazione, con le sue verifiche, per apprendere quel che non si è riusciti ad imparare nella normale attività scolastica.
Il tutto con risultati spesso deludenti. La moltiplicazione di corsi e forme di recupero ha in più ingenerato in molti studenti l’impressione di poter godere di ulteriori scappatoie allo studio, evitando l’esercizio della propria personale responsabilità.
Dirigenti ed insegnanti hanno opposto all’iniziativa del Ministro numerose e ben argomentate contestazioni, per poi, nella maggioranza dei casi, applicare l’ordinanza, senza preoccuparsi di esercitare quell’autonomia organizzativa e didattica che pure è riconosciuta loro per legge; anzi, sacrificando spesso forme più articolate di recupero e di integrazione dell’attività curricolare, sviluppate in questi anni. Ha vinto ancora una volta una concezione puramente esecutiva della professione insegnante, che rinuncia all’esercizio della sua libertà.
Una macchina organizzativa, quella dei recuperi attuati dalle scuole in ottemperanza all’ordinanza ministeriale, che ha impegnato, e continuerà ad impegnare almeno fino al prossimo autunno, tempo, energie, denaro (insufficiente), e che rischia di complicare notevolmente il già pesante avvio dell’anno scolastico. Con quali risultati? Secondo una stima de il Sole 24 ORE : “a giugno la percentuale di ragazzi con debiti si dovrebbe attestare, come lo scorso anno, intorno al 40% ” (Luigi Illiano, 5 maggio).
Dunque, per non cambiare sostanzialmente nulla! D’altra parte, se manca la farina è inutile tenere aperti i fornai anche di notte! Le cifre ci interrogano drammaticamente: nel primo quadrimestre due milioni di studenti hanno riportato otto milioni di insufficienze.
Perché i ragazzi non imparano? Evidentemente è successo qualcosa nella scuola italiana e nella generazione dei nostri ragazzi, che li ha alienati dal naturale desiderio di conoscere e perciò li ha allontanati da se stessi. Rispondere per via normativa induce soltanto a giocare in difesa: applichiamo per bene, il più possibile, il dettato dell’ordinanza così da evitare ricorsi e sanzioni. E, in effetti, con l’ordinanza 92 ancora una volta dirigenti ed insegnanti sono stati chiamati a render conto della burocrazia, invece che ad interrogarsi sulle ragioni che rendono inefficace il loro lavoro.
A noi pare che si debba lavorare soprattutto nella direzione di risvegliare nella persona il gusto per l’intelligenza della realtà. Per esempio, se lo studente nella lettura di un testo è abituato a fermarsi al livello letterale, occorre spingerlo a ricercarne il senso: il primo elementare passo della comprensione è stato sepolto sotto la valanga delle tecniche di analisi. La più grande difficoltà per chi insegna è attivare nell’io dei ragazzi un reale interesse per il mondo e la volontà di conoscerlo.

(Claudia Pojaghi)



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COMMENTI
19/05/2008 - Analisi testuale e dintorni (Barbara Marcolini)

Amo appassionatamente il mio lavoro, i bambini, le discipline che insegno...e sono profondamente indignata. Anche secondo il mio parere insegna bene solo chi risveglia il gusto per l’intelligenza della realtà, chi guida gli alunni a cogliere il senso di quello che si studia. Tuttavia, signori, si può dire che l’insegnante in questo non solo non sia aiutato, ma venga sistematicamente e impietosamente ostacolato, lasciato solo e costretto ad una lotta titanica. Vi invito a sfogliare e leggere i testi scolastici, soprattutto quelli di italiano, a riflettere sul loro contenuto e ad osservare il modo in cui vengono selezionati, suddivisi e raccolti: sarà allora evidente quanto vuoti risultino i brani (i bambini rimangono interdetti di fronte alla loro insignificanza), scelti apposta per non dire nulla, per essere vivisezionati ed esaminati tecnicamente per mezzo di una pedante analisi testuale. D’altra parte, verso la medesima direzione nichilista sono orientati gli innumerevoli e altisonanti obiettivi di apprendimento di cui dobbiamo riempire i registri e rispetto a cui siamo obbligati a predisporre le prove di verifica, i monotoni e soffocanti articoli delle riviste scolastiche, le proposte di lavoro che compaiono su editoria e siti internet, i disparati e frammentari progetti scolastici che, nascosti dietro motivazioni fittizie, servono a mettere banalmente in mostra la scuola o ad ottenere fondi e contributi per mandare avanti il baraccone. E poi... Vado a scuola con il desiderio traboccante di fare gli alunni partecipi della bellezza della realtà, di cercarne il senso misterioso insieme a loro. Ma io devo fermarmi di fronte alla soglia della loro libertà. La mia è una proposta. Loro possono dire “sì” e possono dire “no”, possono ascoltarmi e possono infischiarsene. Non basta interessarli. Mi dispiace: la scuola è un lavoro, quindi richiede volontà, applicazione, metodo, concentrazione, sacrificio, fatica. Se non siamo appoggiati dalle famiglie ad abituare al senso di responsabilità, tutto è facilmente destinato a scivolare via. Non ci sono corsi di recupero che tengano. Non possiamo passare la vita ad imboccarli. Dobbiamo sfidarli, farli crescere. Il bravo insegnante continuerà a lavorare lo stesso, con passione e dedizione, ma vogliamo ascoltarlo, prenderlo sul serio e dargli una mano?

 
19/05/2008 - Il recupero dei debiti (Silvio Restelli)

Trovo molto azzeccato l'articolo. Mi sembra inoltre che l'aumentare delle ore di frequenza non possa risolvere il problema se i corsi di recupero sono fatti dagli stessi insegnanti della materia. Il problema infatti è rappresentato dal blocco psicologico che impedisce agli studenti di avere una iniziativa personale nell'apprendimento. Il superamento di tale blocco si può forse conseguire con una sorta di tutoraggio individuale che si ponga il problema di capire il perché questo è avvenuto. Ma questo tutoraggio richiede una metodologia diversa da quella delle lezioni frontali e non può avvenire nella forma del corso di recupero.

 
18/05/2008 - Perché studiare se la scuola promuove lo stesso? (Pascuzzi Vincenzo)

Perché studiare se la scuola promuove lo stesso? Due articoli, apparsi di recente sulla stampa, costituiscono le due facce di una stessa medaglia oppure le due ganasce della stessa morsa. Nel primo, “La scuola riparta da maestri e contenuti” - il Messaggero di domenica 20.4.2008 (1), il prof. Giorgio Israel, tra l’altro, afferma: 1) I programmi si costruiscono in classe; 2) I programmi li fanno le case editrici producendo spesso libri pessimi e infarciti ….; 3) Gli studenti indiani sopravanzano nella matematica di almeno tre anni i nostri studenti. Nel secondo, “L’Italia degli asini - Il preside ordina il ‘sei politico’” – La Stampa di lunedì 21.4.2008 (2), Alessandra Cristofani riferisce di una circolare del preside Roberto Volpi, D.S. dell’Istituto d’Arte «Bernardino di Betto» di Perugia, nella quale i docenti vengono perentoriamente invitati “a ridurre le insufficienze degli studenti, a meno di non voler compromettere i rapporti con la presidenza” e allo scopo di evitare “segnali che mettono in pericolo i rapporti con l’utenza e quindi la tenuta dell’istituto come entità autonoma” (3). Il prof. Israel dallo scorso novembre fa parte una Commissione del MPI, ha appreso che i “programmi ministeriali” ora non ci sono più e sono stati sostituiti dalle “indicazioni nazionali” e ritiene che i programmi effettivamente svolti – i “contenuti” - li facciano le case editrici producendo libri. segue su: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20080425182723

 
18/05/2008 - perch? i ragazzi non imparano? (pino mulone)

Perchè dovrebbero? Che ragione c'è? E se c'è è inadeguata... Avete provato ad insegnare ad allievi che sono "obbligati " ad imparare? Si può "obbligare" ad imparare? Concepisci la scuola ideale e poi "obblighi" a frequentarla...quanto meno si parte male... poi qualcuno scoprirà che vale la pena, nel frattempo gli altri hanno fatto danno. E se invece si potesse "scegliere" di imparare? Cosa può aiutare la libertà di imparare? Ci vuole una ragione adeguata... E comunque bisogna eliminare il valore legale al titolo di studio Pino Mulone