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AUTONOMIA SCOLASTICA/ La "rivoluzione": un sistema che graviti intorno allo studente

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Non sfugge a nessuno che oggi la scuola è un sistema ingessato, non solo sul piano amministrativo, ma soprattutto organizzativo. Questo va a colpire la libertà di scelta delle famiglie almeno in due direzioni.
In primo luogo perché la scelta della scuola secondaria di secondo grado, per motivi evidenti, è anticipata al termine del mese di gennaio; le famiglie si trovano così di fronte al ginepraio delle molteplici ipotesi che difficilmente i diversi percorsi di orientamento sapranno dirimere.
In secondo luogo la scuola si presenta spesso come un percorso a senso unico e, qualora la scelta risultasse non adeguata, la conseguenza inevitabile sarebbe quella di perdere un anno scolastico o trasferirsi, attraverso esami integrativi, presso altri istituti, lasciando compagni e amici e ricominciando per certi aspetti da capo. Credo che nessuno pensi che per un ragazzo di quindici anni cambiare scuola sia una cosa banale.
Per far fronte a tale situazione, la Federazione delle Opere Educative ha da diverso tempo dato avvio ad un lavoro tra dirigenti e gestori di diverse scuole giungendo a proporre un’ipotesi di soluzione (presentata anche al Ministero della Pubblica Istruzione), utilizzando la normativa esistente ed in particolare le leggi relative all’autonomia della scuola.
L’autonomia scolastica infatti, oltre a favorire l’ampliamento dell’offerta formativa, può consentire lo strutturarsi dei diversi percorsi scolastici sulle esigenze e attese dello studente.
Ad esempio, l’articolarsi di una pluralità di scelte all’interno dello stesso liceo potrebbe essere una delle possibili applicazione dell’autonomia. Lo studente non dovrebbe cambiare scuola qualora verificasse un errore di scelta, ma semplicemente cambiare indirizzo all’interno dello stesso istituto. Non stiamo sognando: stiamo solo immaginando che all’interno di un liceo, determinata una base di discipline comuni, si possano presentare scelte di indirizzi che consentano nel primo biennio la definizione di percorsi attitudinali, adeguati al ragazzo.
Si potrebbe addirittura immaginare che due classi, prime o seconde, di un liceo rispettivamente scientifico e classico possano dare origine, ad esempio, ad una terza classe di un liceo economico-giuridico con un aggravio di costi per l’amministrazione veramente irrisorio. Anche questo risulta facilmente attuabile là dove vi sia lungimiranza dell’ amministrazione pubblica.
Quello che stiamo cercando di descrivere è una sorta di rivoluzione copernicana. Come il filosofo, asserendo che fosse la terra a girare intorno al sole e non viceversa, diede avvio ad una vera e propria rivoluzione che eccedeva anche ogni sua immaginazione, allo stesso modo quello che stiamo ipotizzando rivoluzionerebbe il sistema di istruzione: non lo studente per la scuola, ma la scuola per lo studente.
Certo non si può immaginare che un tale capovolgimento trovi sindacati e burocrati immediatamente favorevoli; tuttavia è difficile immaginare che il pianeta scuola continui a restare rigidamente fermo.
Altra questione fondamentale legata all’autonomia e ad una sua applicazione, è che si potrebbe davvero favorire le eccellenze tenendo conto che queste possono riferirsi non all’intero specchio delle discipline previste, ma a quelle di indirizzo. Occorre mettere il ragazzo di fronte alla possibilità di scoprire sé e le proprie attitudini. Credo, infatti, sia capitato ad ogni insegnante di trovarsi di fronte ad uno studente mediamente sufficiente ma eccellente in una data materia.
Lo stesso recupero degli studenti, invece che risultare come oggi staticamente impostato, potrebbe ricavare, in una corretta applicazione dell’autonomia, risposte ben più elastiche ed efficaci, come le diverse esperienze, precedenti alle attuali normative, possono documentare.

(Stefano Vignati)



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COMMENTI
28/05/2008 - autonomia scolastica (Silvio Restelli)

Nel Convegno promosso da numerose associazioni di genitori e insegnanti, che si è tenuto il 26 maggio a Milano i rappresentanti del governo e dell'opposizione (on. Aprea e Nicolais) hanno dichiarato di essere favorevoli alla richiesta di una piena autonomia didattica, organizzativa e finanziaria per le scuole pubbliche (statali e paritarie), alla personalizzazione dei piani di studio e all'abolizione del valore legale del titolo di studio. Mi pare che possa costituire un buon inizio per la "lunga marcia" verso una scuola della società civile, capace di raccogliere l'emergenza educativa.