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SCUOLA/ Bocciare? No grazie, costa troppo. Lo dicono i tedeschi

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Berlino - L'istruzione tedesca sembra voler imboccare una nuova strada, che certamente farà discutere: bocciare (e di conseguenza finanziare ripetizioni e classi di ripetenti, e permanenza più lunga degli studenti nelle scuole superiori) costa troppo. Tant'è che una tacita direttiva proveniente dai vertici vieterebbe la bocciatura. Lo studente considerato come fattore economico, l'attenzione che scivola dalla persona al bilancio. Come accadeva quarant'anni fa in Italia, quando il '68 rivendicava il blocco delle bocciature e la sufficienza garantita per tutti in barba alla meritocrazia.

Direttive implicite - L'ordine viene dall'alto, con e-mail dei ministeri della Pubblica istruzione dei sedici Stati della federazione tedesca, visto che non c'è un ministero nazionale. Il linguaggio delle e-mail è ostico burocratese, parla di "ottimizzare i risultati", di "verificare in quali scuole si boccia di più", e così via. Decriptato il messaggio, spiegano gli insegnanti, il significato è chiaro: non bocciare, o bocciare il meno possibile. Insomma, rieccoci a quaranta o trent'anni fa, alle idee estremiste: promozione garantita, allora in nome del no alle gerarchie, oggi in nome dei tagli ai costi.

Selettività - L'esagerata selettività del sistema scolastico tedesco avrebbe dunque portato i politici, spalleggiati dall' Ocse, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la cooperazione e lo sviluppo economico, a siffatta raccomandazione: non bocciate, ogni bocciatura a causa dei costi di ripetizioni e classi supplementari vuol dire soldi sottratti al bilancio dell'istruzione. Messi alle strette dai poteri politici, presidi e professori in Germania si adattano inflessibili. Le peggiori insufficienze vengono corrette. Dal docente, o dal preside se il docente è in disaccordo. Così la media annuale delle bocciature è già vistosamente calata: dal 3,2 per cento degli studenti nel Duemila ad appena il 2,4 per cento l'anno scorso.

Scuola senza voti - Ma alcuni dei Bundeslaender, i sedici Stati della federazione, si spingono più in là. Berlino, capitale ma anche città-Stato, governata dalle sinistre, ha deciso che è possibile per gli insegnanti rinunciare a dare voti agli studenti fino all'ottavo anno scolastico. I voti discriminano, aprono troppo rischio di alzare muri tra candidati alla promozione e alla bocciatura. Tale concezione è bipartizan: nella ricca, borghesissima Amburgo, un'altra città-Stato, il governatore democristiano e i suoi alleati Verdi hanno concordato che fino al decimo anno scolastico nelle scuole pubbliche non si boccia.

Circolo vizioso - Chi meriterebbe i voti peggiori si vede dunque aiutato senza sforzi dal corpo insegnante per direttiva, instaurando oltretutto un deletrerio circolo vizioso poichè gli studenti si disimpegnano, si sforzano di meno, certi di passare comunque. I professori che vorrebbero continuare con la severità per incoraggiare di più i ragazzi a imparare, rischiano inoltre sanzioni dure e la loro unica arma è rilasciare interviste, ovviamente sotto falso nome e senza foto.

(foto:imagoeconomica)



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COMMENTI
09/05/2008 - Scuola boccciare no grazie (VIRGINIO ZUCCA)

La reputo una decisione inutile in quanto non avresti più la formazione delle pwersone e la valutazione delle medesime. Pensate in Italia dove esistono gli ordini professionali e le castew ereditarie: i figli di papà occuperebbero gli studi lasciati dai genitori e prenderebbero sotto di se persone che sanno laqvorare mentre loro no saprebbero fare nulla in quanto non hanno bisogno di studiare per raggiungere gli obbiettivi ( casa , famiglia.... ) Purtroppo ci si lamenta del basso tasso di scolarizziazione invece di occuparsi del livello culturale e civico delle persone ( un maggior numero di diplomati o laureati non vuoldire migliore livello dei cittadini )Se questo e valido in Italia figurarsi in Germania dopo certi progetti che da noi ewreno stati tentati negli anni della contestazione ma per altri motivi e voluti dagli studenti e non dallo stato el che èp peggio

 
08/05/2008 - IL SOGNO DI UNA SCUOLA (giuliano galiardi)

cosa dire di questa proposta di non bocciare ? a promuovere tutti il rischio è grosso se tutti sono promossi chi studia più ? chi tiene più la disciplina ? cosa succederà se non ci sarà più il deterrente del voto ? la condotta allora farà media ? si potrà bocciare per indisciplina ? è una bella contraddizione bisogna trovare delle altre motivazioni allo studio ad esempio la costruzione del proprio percorso formativo la ricerca del proprio lavoro ottimale la valorizzazione delle proprie attitudini lo sviluppo dei propri interessi l'efficienza personale l'aggiramento dei propri limiti il non bocciare è denso di conseguenze per la scuola sarebbe un cambiamento a 360 gradi e poi chi trova i finanziamenti ? e i docenti sono preparati a tutto questo? ---------------------------------------------------------- lei scrive la scuola non può essere la scuola di tutti deve diventare la scuola di ciascuno nessuno stato è riuscito in questa impresa, nemmeno quelli più floridi Usa, Germania, Inghilterra, Francia se un alunno non raggiunge gli standard previsti per la sua età vuol dire che c'è qualcosa che non è andato bene si tratta di esaminare il ragazzo e proporre per lui degli interventi appropriati bocciarlo non ha senso se mai cambiare percorso aggiungere qualche attività lavorativa togliere qualche materia non congeniale l'insuccesso formativo è sempre un errore di percorso, di obiettivo, di strategia, di opportunità lei scrive ti aiuta solo se lo vuoi tu fare una scuola super organizzata può aiutare un ragazzo se lo vuole lui la scuola attuale non lo può fare assoluamente troppo ingessata troppo anonima e burocratico-centalizzata una modifica profonda certo ma chi condivide queste sue idee egregio professore ? quale politico convinto penserà di realizzarle quale finanziamento si potrà reperire quali aggiornamenti saranno disposti ad accettare i docenti quale commissione parlamentare potrà presentare un progetto di una scuola che punti sulle attitudini, sugli interessi, sulle risorse dei ragazzi, tenendo conto anche e sopratutto dei limiti e dei bisogni reali ? speriamo bene.

 
06/05/2008 - ma a che cosa serve la scuola? (FRANCO BIASONI)

Senza un'idea di uomo non c'è un'idea di educazione. Senza un'idea di educazione non c'è un'idea di scuola, se non come parcheggio di bambini e giovani in attesa di parcheggiarli al lavoro e poi, dopo qualche anno di pensione, negli ospizi. Niente vita, solo sopravvivenza!