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SCUOLA/ Il patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglia: una sfida aperta

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L’Osservatorio regionale della Lombardia sul bullismo ha emanato di recente un documento in cui sono state presentate proposte per la definizione di un ”Patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglia” da attuarsi nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.
Il documento è il risultato di un anno di lavoro degli uffici scolastici Regionali e Provinciali della Lombardia a cui hanno partecipato 20 associazioni sia di insegnanti sia di genitori oltre a rappresentanze istituzionali come la Conferenza Episcopale lombarda, il Tribunale dei minori e la Consulta degli studenti. Il confronto tra le parti è stato serrato e proficuo: sono emerse esperienze di fatti accaduti nelle scuole della Lombardia che hanno portato a galla le difficoltà in cui si dibatte oggi la scuola in Italia.
Non vogliamo fare una disamina del problema la cui soluzione, sicuramente complessa, necessita di interventi strutturali che pongano fine al soffocante monopolio della scuola statale e diano voce a quelle esperienze di libertà e di impegno educativo che sono presenti in varie regioni Italiane.
A conclusione dei lavori, l’Osservatorio ha messo a punto, con l’ausilio del prof. Gustavo Pietropolli Charmet, la proposta di un patto educativo tra scuola e famiglia come segno di una rinnovata alleanza educativa che possa spezzare quel circolo perverso di estraneità, per non dire di inimicizia, che ha caratterizzato in questi ultimi anni la relazione tra i due soggetti in questione. Scopo del “Patto” è promuovere un benessere dei ragazzi attraverso la presa di coscienza e la rinnovata responsabilità degli adulti che educano. Come ogni strumento il Patto può essere utilizzato in molti modi dai soggetti che lo stipulano: non sarà certo un documento a risolvere l’emergenza educativa in cui ci ritroviamo, tuttavia mi pare opportuno sottolineare alcuni elementi di sfida che da esso trapelano.
Innanzi tutto il Patto dovrà essere stipulato tra insegnanti e genitori, che dovranno necessariamente confrontarsi sui reciproci diritti e doveri e fare emerger tutto ciò che generalmente si sottace: dal progetto educativo ai criteri di valutazione, al rispetto dell’impegno dei docenti e delle storie familiari. Il lavoro, se condotto con un minimo di serietà, non è da poco: qualunque tentativo di fare emergere ciò che è implicito ha in sé una valenza culturale e diventa un terreno oggettivo su cui confrontarsi.
Non è difficile immaginare che un genitore, dovendo porre la sua firma su un documento impegnativo, lo farà solo dopo aver riflettuto e dialogato vuoi in famiglia, vuoi con altri genitori, spezzando quella spirale di cortese estraneità che pesa come un macigno sul mondo della scuola.
Insegnanti e studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado saranno chiamati a fare altrettanto: siamo dunque di fronte a una provocazione diretta alle persone, alla loro identità culturale, alle ipotesi educative di cui sono portatori, alla loro capacità di relazionarsi in modo significativo per il bene dei ragazzi. Qualunque cambiamento strutturale della scuola, che oggi è assolutamente necessario, non sarà fecondo se non sarà accompagnato da un movimento di adulti appassionati alla comunicazione di sé, delle proprie esperienze di vita e di un significato che hanno incontrato.
Tutto questo potrà avvenire con l’introduzione di un Patto educativo? Non siamo ingenui, tuttavia vogliamo provare ad essere presenti: ignorare una occasione di impegno non farebbe che avallare quell’orrendo disimpegno e quella colpevole superficialità che hanno distrutto una generazione di giovani disorientati di fronte a se stessi e alla vita perché privi di veri maestri. In alcuni Licei milanesi è stato proposto un patto di legalità, formula riduttiva e misera rispetto a un patto educativo come proposto dall’Osservatorio, che addirittura prevede un allargamento del patto ad altre agenzie del territorio, dalle parrocchie ai centri culturali e di volontariato.
Si può sicuramente fare di meglio e di più: è una sfida aperta che ci auguriamo vogliano correre tutti gli adulti che condividono la sofferenza di una generazione che non crede più in se stessa né al proprio futuro.

(Marinella Senn)


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