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SCUOLA/ Spendere meglio, e investire negli insegnanti: questa la via per avere più qualità

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Le reazioni sindacali alle “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” previste dal governo Berlusconi sono state univoche: si è trattato del solito ritornello che siamo abituati ad ascoltare quando si parla di tagli alla spesa per la scuola, vale a dire uno stracciarsi le vesti all'unisono, accusando il governo di voler smantellare la scuola di Stato.
Le reazioni sindacali sono dettate da un principio che è da tempo un luogo comune, ovvero che quanto si spende per la scuola di Stato è insufficiente e che quindi si debba spendere di più. Purtroppo né il mondo sindacale né il mondo docente nella sua gran parte è convinto che spendere di più serva ad aumentare la qualità della scuola; il che, se può essere vero in linea di principio, non è detto che corrisponda alla realtà. Infatti la questione seria della scuola non è innanzitutto questa – ci mancherebbe, più soldi farebbero comunque bene! – ma che si spende male. Questo è il problema: per che cosa si spende e in base a quali criteri.
Per questo gli annunciati tagli alla spesa pubblica per la scuola dovrebbero portare, invece che ad un arroccamento sindacale, ad una riflessione seria sugli investimenti in campo scolastico. Spendere meglio è il problema vero, e per farlo ci vuole il coraggio di investire non più secondo il metodo ugualitario che dà a tutti lo stesso senza alcun criterio di merito, ma nella direzione di una piena valorizzazione di chi effettivamente svolge con efficacia il proprio lavoro. Bisogna finalmente avere il coraggio di dire che tanti soldi sono sprecati, che vanno a premiare un non lavoro, e agire di conseguenza con un taglio drastico a tali investimenti. Tanti progetti inutili, tante funzioni puramente sulla carta, un numero eccessivo di personale ATA, stipendi tutti uguali che penalizzano chi fa e premiano ingiustamente chi non fa: è tempo che di tutto ciò si cominci a parlare, utilizzando in modo diverso le risorse per la scuola.
Per cambiare radicalmente i principi della spesa pubblica a favore della scuola e renderla finalmente efficace bisognerebbe allora passare dall'investimento sul servizio all'investimento sulla persona. Senza questa inversione di tendenza, i tagli alla spesa pubblica obbediranno alla stessa logica dei governi precedenti, ovvero si pagherebbe di meno lo stesso servizio. Sarebbe invece una nuova prospettiva di grande interesse se si avesse il coraggio di razionalizzare la spesa in base a criteri di efficacia educativa-didattica. E' quello che ci si aspetta da questo governo: che non tagli la spesa pubblica lasciando tutto tale e quale, ma che, nelle condizioni di ristrettezza economica in cui siamo, ai tagli corrisponda una iniziativa tesa a spendere meglio, e a investire di più negli insegnanti.

(Gianni Mereghetti)



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COMMENTI
27/06/2008 - attenzione: cosa significa spendere meglio? (pasquale panettiere)

Penso che il ragionamento sia molto pericoloso. Spendere meglio sì, ma come? E poi, noi italiani, siamo sicuri di sapere utilizzare i criteri con giustizia e visibilità? Siamo pronti per farlo? Facciamo un piccolo ragionamento, per dimostrare se siamo una società culturalmente in grado di gestire un sistema libero da interessi personali, che sa riconoscere chi produce qualità. Un sistema e che sa differenziare il trattamento in modo meritcratico e trasparente. Si parla spesso del basso rapporto studenti/docenti. Ma chi conosce cosa vuol dire veramente tale rapporto? come viene calcolato? Io sono un insegnante di scienze in un istituto superiore e secondo tale rapporto dovrei avere un numero di circa 20/25 alunni. Parlano di portarli a 30/35 come la media europea (magari!). Ma sapete quale è la grande inesattezza (o menzogna mediatica) di questo calcolo? Io, in realtà ho mediante 170/180 alunni!! Questo non vuol dire che qualcuno ha sbagliato il calcolo, ma soltanto che i nostri politci ed intellettuali vari utilizzano i numeri come gli pare e soltanto sostenere i loro interessi. La media che di cui parlano è quella ricavata dai totali in Italia(tot.stud/tot.prof). Tale rapporto non può essere utilizzato per confrontare due sistemi scolastici diversi di due diversi Paesi. Fate un riflessione: quando vengono utilizzati questi numeri, vengono anche spiegati come si ricavano e cosa significano in realtà? E perchè? Forse siamo cosi stupidi da non riuscire a capire?

 
27/06/2008 - Sì, però ... (Marco Lepore)

Sono d'accordo che occorre passare dall'investimento sul servizio all'investimento sulla persona. Però questo non avviene innanzitutto, a mio giudizio, applicando all'attuale sistema la logica aziendalista del riconoscimento del merito. Per arrivare ad una piena valorizzazione di chi effettivamente svolge con efficacia il proprio lavoro, credo che sia necessario prima di tutto realizzare una piena e reale libertà di educazione ed una vera autonomia delle istituzioni scolastiche (che comprenda anche la possibilità di reclutamento dei docenti). In un sistema realmente libero e competitivo, diventerebbe quasi naturale la valorizzazione di chi lavora con più passione e impegno; diversamente, metteremmo una toppa di stoffa nuova su un vestito vecchio, con le ovvie e note conseguenze....