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Le scuole private sono di aiuto a uno Stato inadempiente

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Libertà, libertà di educazione, libertà di scelta, responsabilità e giustizia queste sono le “parole” oggetto di riflessione e lavoro che come Agesc in questi anni stiamo utilizzando in campo sociale, politico e culturale. I genitori delle scuole paritarie cattoliche chiedono un atto di giustizia nei loro confronti, da parte di uno Stato inadempiente che utilizza malamente le risorse a disposizione. Attuare la piena e reale parità vuol dire, tra l’altro, migliorare la scuola pubblica, statale e paritaria, qualificare e selezionare i grandi costi dell’istruzione, elevare il livello qualitativo degli studi e l’affezione agli studi stessi da parte dei giovani che si sentono sempre meno studenti. Significa motivare in tutti i soggetti della scuola una maggiore responsabilità.
Un sistema di istruzione non va costruito a partire dagli interessi e dagli assetti istituzionali e organizzativi della pubblica amministrazione, ma a partire dai diritti dei cittadini singoli e associati. Con ciò attuando una concreta giustizia sociale. Occorre creare fatti nuovi nella società, alternativi ad uno statalismo dominante, attraverso una laicità che rispetti la libertà di tutti e di ciascuno. La parola giustizia collegata con la libertà di educazione a volte sembra stonare, ma non è così. L’idea di fare i conti in tasca allo Stato per quantificare quanto le nostre famiglie sono sussidiarie verso lo Stato stesso è nata quasi per caso, ma poi ha preso consistenza con l’aiuto dell’autorevole Sole 24 ore e con il consenso del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Se si raffronta la spesa dello Stato per la scuola statale con quella paritaria, determinando l’entità della spesa che lo Stato sarebbe chiamato a sostenere se tutti gli studenti della scuola paritaria (oltre un milione) frequentassero la scuola statale, il dato che ne emerge è incredibile: la famiglia è sussidiaria ad uno Stato inadempiente, che risparmia un totale di 6.245 milioni di Euro per ogni anno scolastico, caricando sulle famiglie l’intera spesa relativa all’istruzione paritaria ( prevista da una legge 62/2000 legge dello Stato Italiano).
Termino con una riflessione del laicissimo Benedetto XVI: «non gioverebbe alla qualità dell’insegnamento lo stimolante confronto tra centri formativi diversi suscitati, nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti , da forze popolari multiple, preoccupate di interpretare le scelte educative delle singole famiglie. Tutto lascia pensare che un simile confronto non mancherebbe di produrre effetti benefici». Che il Santo Padre abbia letto anche lui il dossier Agesc?



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