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SCUOLA/2. Aprea: creiamo più concorrenza tra statali e non statali. Garavaglia: riconosciamo il valore pubblico delle private

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Presidente Aprea, partiamo da un semplice dato: lo Stato, per il fatto che ci sono studenti che frequentano le scuole private, risparmia più di 6 miliardi di euro all'anno. Alla luce di questo, come bisogna affrontare il tema della parità scolastica, anche dal punto di vista economico?

Per rispondere occorre partire dal fatto che lo Stato fino ad oggi ha interpretato il diritto all'istruzione dei cittadini come una funzione propria e un servizio esclusivamente statale. Naturalmente ciò ha prodotto effetti positivi, come la scolarizzazione di massa; ma è anche vero che questo impianto appare sempre più come una gabbia che limita le opportunità da offrire ai nostri giovani e la libertà di scelta in campo educativo. La gratuità del servizio viene garantita solo ed esclusivamente dalla scelta delle scuole statali. Come emerso dal Rapporto 2006 della Fondazione per la Sussidiarietà, che ha esplorato le percezioni delle famiglie, delle istituzioni e delle imprese rispetto alle applicazioni del principio di sussidiarietà in campo educativo, il 56% degli intervistati è per una scuola con un sistema misto Stato-privato. Questo significa che anche in Italia, individuando le strategie giuste, si potrebbe arrivare, come avviene in Inghilterra, ad uno Stato che svolga più le funzioni di guida e di controllo che di gestione.
Dunque la vera sfida del cambiamento, che può trovare attuazione nel titolo V della Costituzione, consiste nel riallocare le risorse finanziarie riservate all'istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo il principio che le risorse governative seguono l'alunno: «fair funding follow the pupil», come dicono gli inglesi. Quello che oggi lo Stato risparmia attraverso le scuole paritarie, deve di fatto essere restituito alle famiglie che sostengono queste spese, per allargare la libertà di scelta in campo educativo. Dunque, se le scuole paritarie vengono riconosciute nel sistema pubblico dell'istruzione, anche il sistema di finanziamento di queste scuole deve rientrare nel sistema di finanziamento della scuola pubblica. Per far sì che questo accada occorre che si rivedano i principi di finanziamento per le scuole.

Ogniqualvolta si parli di rivedere il sistema dei finanziamenti delle scuole, o di libertà di scelta educativa supportata anche dal punto di vista economico, viene però sempre da più parti citato l'articolo 33 della Costituzione che dice “senza oneri per lo Stato”. Come rispondere a questa obiezione?

Credo che quel principio sia stato già rivisto con la legge 62 del 2000: a quasi dieci anni di distanza dall'affermazione del principio, noi siamo in grado oggi di prevedere questo tipo di riforma. Certo, occorre una forte volontà politica, perché significa prima di tutto riconoscere piena autonomia alle istituzioni scolastiche, riconoscere principi di libertà di scelta educativa e anche accettare una sana concorrenza delle scuole del sistema pubblico inteso come sistema che comprende da una parte le scuole statali, dall'altra le scuole paritarie, ma che svolgono un servizio pubblico, riconosciuto dalla legge.

C’è un passaggio fondamentale sul tema della libertà di educazione nel discorso che il Papa ha tenuto all'assemblea della Cei, in cui Benedetto XVI non parla di sostegno alle scuole private, ma sostiene che dalla competizione pubblico-privato trae beneficio l'intero sistema in termini di qualità. Cosa ne pensa?

Dentro la logica di sana concorrenza e di qualità della scuola, che deve essere fondata anche su una capacità di rendicontazione (quella che gli inglesi definiscono “accountability”), c'é anche una diversa concezione dalla scuola che rinuncia alla storica autoreferenzialità e si apre al sostegno, all'aiuto, al contributo alla società civile. Mi riferisco in particolare al modello della scuola come fondazione: dentro un nuovo sistema pubblico rientra anche questo principio secondo cui le scuole autonome possono trasformarsi in fondazioni, con i partner pubblici e privati che le sostengano, disposti ad entrare nell'organo di governo della scuola e disposti a contribuire ad innalzare gli standard di competenza degli studenti di qualità complessiva dell'istituzione scolastica: insomma, un partner che la scuola riconosce per favorire il processo di innovazione. E in questo senso noi crediamo che al più presto il Parlamento debba dare risposte a queste possibilità di trasformazione dei modelli scolastici così come li conosciamo oggi, come li abbiamo conosciuti finora, e discutere di autogoverno e di possibilità per le scuole autonome, statali e paritarie, di trasformarsi in fondazione. Questo è un altro modo per far sì che le scuole non solo siano sempre più rispondenti a logiche di sussidiarietà, ma anche una possibilità di fare arrivare altri fondi, altri finanziamenti. Il tutto, ovviamente, deve avvenire secondo criteri rigorosi, dettati dallo Stato, e secondo logiche di trasparenza, di valutazione, e allo stesso tempo di esercizio di un ruolo importante a livello territoriale. Quindi non più soltanto le scuole a livello territoriale come espressione periferica di una politica centrale, ma scuole capaci di rispondere al territorio, a soggetti, privati o pubblici, del territorio, che decidono insieme ai soggetti scolastici di investire sui giovani.

Ci indichi la sua agenda a sostegno della parità scolastica: i prossimi appuntamenti, le prossime azioni concrete in questa direzione.

Certamente un grande aiuto al dibattito sulla libertà di scelta educativa potrà venire dalla proposta di legge che mi vede firmataria, sulle norme dell'autogoverno delle istituzioni scolastiche, la libertà di scelta educative delle famiglie, nonché la riforma per lo stato giuridico dei docenti. Ma credo che il ministro e il governo stesso dovranno essere sensibilizzati su questo tema a partire dal prossimo DPEF e dalla prossima legge di bilancio, perché, come si sa e come abbiamo detto finora, la parità è soprattutto una questione economica. Dobbiamo quindi cominciarne a parlarne ora all'inizio di legislatura per far sì che uno dei punti del programma del Pdl, la piena parità tra scuole statali e non statali dentro il sistema pubblico, possa essere davvero un obiettivo di legislatura.



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COMMENTI
09/06/2008 - oneri per lo stato = quello che ci costa a tutti (Emilio Colombo)

insisterei sulla pragmatica divulgazione dei numeri, che a volte parlano più delle parole specie quando "l'acqua si abbassa"; tipo il lavoro di trasparenza alla Brunetta, per capirci dati tipo: quanto costa in media all'anno uno studente nelle scuola statale ? quanto costa lo stesso studente medio in una scuola paritaria? come vengono utilizzati veramente questi soldi? quanti dipendenti ha il MIUR? quanti dipendenti hanno le scuole paritarie? di cosa si occupano (almeno in percentuale)? quanti dirigenti / segretari/ amministrativi / insegnanti ci sono nelle scuole statali per ogni studente? e nelle paritarie? ecc. ecc. Inoltre mi chiedo si può considerare l'istruzione una forma di investimento da detassare? buon lavoro

 
05/06/2008 - articolo 33 (ROBERTO PERSICO)

L'articolo 33 non vieta il finanziamento alle scuole private, prescrive che non ci siano "oneri per lo Stato". Se uno studente frequenta una scuola statale, lo Stato spende per lui in media 7.000 euro all'anno; se va in una scuola paritaria seguito da una dote, poniamo, di 5.000, dov'è l'"onere"? Lo Stato ne ha risparmiati 2.000. Se si introducesse questo meccanismo, molti più studenti di oggi andrebbere nelle scuole paritarie, e quanti più studenti vanno in una scuola paritaria tanto più lo Stato risparmia. Dov'è l'"onere"? Il finanziamento alla scuola paritaria non è un onere, è un risparmio. Basta chiamare le cose col loro nome, e l'obiezione dell'art. 33 svanisce da sé.