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SCUOLA/ "Oscurare" i voti? Così si nega la trasparenza della valutazione

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Esito Positivo o esito negativo: con questa formula, che sembra più una diagnosi clinica letta al contrario che un risultato scolastico, si concluderanno quest’anno gli Esami di Stato. L’indicazione del Ministero, in tal senso, è arrivata a tutte le commissioni, ad esami già iniziati, a correggere la precedente dicitura diplomato o non diplomato prevista dall’articolo 21 dell’Ordinanza Ministeriale del 10 marzo 2008.
Ora al di là dell’espressione adottata, più o meno infelice, ciò che fa discutere è che questo si traduce in un oscuramento dei punteggi finali. Per la prima volta i tabelloni esposti non comunicheranno ai candidati l’esito complessivo, tradotto in termini quantitativi, dell’esame sostenuto.
La domanda che si pone è: cosa garantire, la tutela della privacy o il principio di trasparenza dell’atto valutativo finale, che certifica il raggiungimento di un traguardo formativo?

Se accettiamo che la valutazione non sia soltanto uno strumento di controllo degli apprendimenti nel sistema scuola da parte dell’Istituzione, ma riconosciamo ad essa il ruolo fortemente pedagogico ed educativo, che le compete, dobbiamo operare con la massima trasparenza comunicativa dei criteri e dei metodi valutativi.
Certo nessuno può non riconoscere che l’indicazione chiara di criteri di giudizio, espressi attraverso scale di misurazione e griglie di trasformazione dei punteggi, risponde all’esigenza di evitare ambiguità e fare in modo che la valutazione delle prestazioni scolastiche possa diventare confrontabile ed esplicita.
È questo il metodo che si cerca di seguire nell’iter scolastico, la dichiarazione della valutazione e la confrontabilità dei risultati è accessibile agli studenti che fanno parte del gruppo classe, anzi il confronto consente una crescita personale e individuale in termini di consapevolezza delle proprie conoscenze e competenze, favorendo il processo di autovalutazione.
Non dimentichiamo che la vita dello studente si svolge in pubblico e in relazione con gli altri; ciascuno diventa testimone del percorso dell’altro. Nascondere i risultati è nascondere una parte importante, quella conclusiva, del processo educativo.

Non rendere manifesto l’esito finale è la stessa cosa che ritenere che la valutazione sia estranea all’azione educativa.; anzi proprio nel caso dell’ Esame di Stato, la comunicazione diventa atto di trasparenza e garanzia di un comportamento omogeneo da parte della Commissione nei confronti di tutti i candidati esaminati.
Una discutibile interpretazione della tutela della privacy toglierà agli studenti quest’anno il piacere di assaporare la gioia di un risultato, magari inaspettato, o la delusione per un esito non del tutto soddisfacente, ma in un caso o nell’altro vissuti insieme.

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COMMENTI
02/07/2008 - la forma e la sostanza (Daniela Marti)

Sono decenni che mi domando se chi interviene nell'ambito della legislazione scolastica abbia un fine che mi sfugge. Non pubblicare i voti è un atto che ha un valore condiviso o è un altro esercizio per vanificare il senso che è proprio della valutazione? Vuol dire veramente rendere tutti uguali e rispettare le diversità o nascondere la sostanza della valutazione finale? Il problema è che l'unica risposta che mi affiora alla mente è che sia un'altra inutile complicazione burocratica di chi non vuole pensare alla sostanza dell'agire scolastico, ma solo ed esclusivamente alla forma. Daniela Marti