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MATURITA’/ Gli esami visti da un insegnante: un’occasione per incontrare l’umanità degli studenti

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Una studentessa con il sorriso in volto mentre ci racconta come grandi personalità della cultura cambiarono vita e da quell'istante ne scoprirono il valore; un ragazzo dai toni gentili e pacati che ci parla del fenomeno dell'emigrazione raccontando di un suo lontano parente; una ragazza che libera il suo entusiasmo descrivendoci la bellezza dei giardini; uno studente che rompe ogni serioso formalismo portando all'esame la sua passione per il calcio; uno che parla dei Metallica, un'altra dell'umorismo, una che mette in gioco il suo interesse per la fotografia, una che racconta di come un viaggio in Birmania le abbia cambiato la vita …
Ma anche quello che si attarda su una scontata ricerca del male di vivere; quell'altro che lega insieme Freud e Svevo …
È l'immagine viva di questi volti, dei tratti di  entusiasmo o di incertezza che li segnano, è l'umanità di ognuno degli studenti che mi sono passati davanti nel corso di queste settimane. È questo che mi rimane degli esami di stato: dentro le contraddizioni di cui sono tessuti ho incontrato dei giovani, il loro bisogno di uno sguardo vero, la loro tenerezza, e ho cercato di corrispondervi.
La positività di quest'anno è stata l' esperienza del tutto imprevista di una tenerezza corrisposta. Se questo è accaduto lo devo da una parte agli  studenti che ho esaminato, perché in modi diversi ognuno di loro ha parlato di sé; dall'altra agli insegnanti e al presidente di commissione, perché insieme abbiamo vissuto l'esame come occasione per andare a snidare l'umano di ogni ragazzo e ragazza.
Mi è così accaduta una cosa inimmaginabile, di poter vivere questi esami non ingabbiato dall'angustia delle regole e dei punteggi, ma come tempo in cui imparare. Sì, perché oggi sono più ricco di umanità, porto con me la tensione alla vita che ogni studente ha buttato dentro gli istanti emozionanti dell'esame intercettando il mio cuore. Alcune volte alla fine di un colloquio o della presentazione di una tesina mi è uscito spontaneamente un “grazie”. Ho provato la commozione di una novità del tutto imprevista: mi ero accostato per giudicare ciò che quel ragazzo o quella ragazza stava dicendo, e invece mi accadeva una cosa del tutto diversa, di essere cioè trascinato dentro il flusso vivo di una umanità.
Ne è valsa la pena fare questi esami da commissario esterno. Ne è valsa la pena, perché da questi studenti che ho incontrato e che forse non vedrò più ho imparato. Ne è valsa la pena perché vi sono stati momenti di scuola vera, momenti in cui degli studenti hanno toccato il mio umano ridestandolo.
Questo mi rimane, ed è il solco in cui di nuovo si è immessa la mia professione verso un orizzonte sempre più affascinante, perché rigato del mio desiderio. 

(Gianni Mereghetti)



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