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SCUOLA/ La prova nazionale di terza media: un’occasione per riflettere sulla valutazione

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Con il 30 di giugno sono terminati gli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione, all’interno dei quali si è svolta, come novità assoluta, la prova scritta a carattere nazionale volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli alunni
In attesa dei risultati ottenuti dalla elaborazione dei dati in riferimento alle rilevazioni predisposte dall’Invalsi e dal Miur durante gli esami, docenti e presidenti d’esame hanno avuto modo di commentare e riflettere su questa nuova prova, sperimentale per quest’anno scolastico, sollecitati anche dai questionari proposti dal Ministero. Ne è emerso un quadro abbastanza significativo, in particolar modo come occasione di verifica del lavoro svolto fino ad ora e delle potenzialità e prospettive di lavoro per il prossimo anno scolastico. 

Gli argomenti proposti nei test somministrati hanno percorso tutto l’arco degli studi, e quando riguardavano temi svolti nel primo e secondo anno si limitavano a richiedere conoscenze e competenze ad un livello di preparazione sufficiente (es. verbi riflessivi, frazioni etc.). I testi presentavano un buon equilibrio fra gli argomenti proposti dai programmi e gli argomenti affrontati in classe. Il linguaggio si è presentato sempre chiaro, senza ambiguità.
Questa prova, al di là di alcune difficoltà organizzative, ha vinto le perplessità di molti docenti, studenti e genitori e ha fatto intravedere l’opportunità di lavorare in modo serio. Ha dato, inoltre, l’occasione ai docenti di riflettere su come dover impostare la propria programmazione il prossimo anno scolastico, e di ripensare alle modalità del loro insegnamento. Da un confronto di dati provenienti da alcune scuole si è evidenziato come la tendenza statistica delle classi si attesta attorno al 40/ 50 per cento di risposte esatte per la prova di matematica, e tra il 60/70 per cento per la prova di italiano. Nella prova di italiano i maggiori errori risultano nella parte grammaticale.
I ragazzi hanno, comunque, affrontato la prova senza particolari difficoltà, e il tempo utilizzato è stato inferiore al tempo messo loro a disposizione (60 min. per ciascuna prova). 

Questa prova nazionale si è presentata come una ulteriore occasione per un dibattito culturale e politico sulla valutazione, uno dei cardini per un reale cambiamento della Scuola Media che, da dati statistici e da dibattiti politico-culturali, risulterebbe il vero anello debole del nostro sistema, poiché è ancora concepita come propedeutica al ginnasio invece che la conclusione di un percorso scolastico che certifica le competenze spendibili per la vita, sia per chi farà il liceo che un centro di formazione professionale.
Il lavoro in prospettiva che ci attende è quello di «costruire, in collaborazione con le scuole e con i docenti, soluzioni di valutazione a regime con compiuta validità scientifica», così come viene proposto in questi ultimi tempi sia dall’ On. Aprea (nella sua proposta di Legge), sia dal Ministro. «Si valuta la qualità della scuola e del docente attraverso i risultati dei propri alunni», come ha dichiarato di recente il prof. Roger Abravanel, leader tra i più accreditati di top management consulting in Italia.
La prova nazionale della terza media è un inizio, un primo gradino per poter seriamente giudicare gli apprendimenti degli alunni e di conseguenza avere un costante aggiornamento sullo stato di salute del sistema scolastico. Su questa strada della valutazione siamo tutti coinvolti.

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