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SCUOLA/ Non di soli fannulloni è fatta la nostra classe docente

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Fare di ogni erba un fascio, è questo uno dei difetti più gravi del buon senso comune. E la scuola è uno degli ambienti  in cui questo difettaccio influisce maggiormente, creando solo confusione e di fatto lasciando le cose così come sono. Ci sono stati tempi in cui tutto ciò che si faceva dentro la scuola - di stato naturalmente - andava comunque bene, tanto da portare molti degli intellettuali più omologati a sostenere che per imparare la lingua italiana non ci fosse differenza tra leggere i Promessi Sposi e un articolo della Gazzetta dello Sport. Ora quei tempi sono finiti e sulla scuola si è abbattuto uno Tsunami che sta facendo piazza pulita della classe docente. Una volta andavano tutti bene, oggi vanno tutti male, il che era sbagliato allora, come oggi.

Per cambiare veramente la scuola guai se si continua a fare di ogni erba un fascio, perché questo metodo di approccio al problema finirà come è sempre finito, ossia a mantenere lo statu quo. Certo che oggi vi sono tanti insegnanti che non sanno svolgere la loro professione; certo che oggi tanti di loro entrano in classe senza nessuna passione a quello che fanno, come numerosi sono quelli che sanno solo parlare male dei loro studenti, quando dovrebbero guardarli con uno sguardo di simpatia totale: ma la realtà del mondo docente non è solo questa. Tra i tanti che sarebbero da licenziare subito ve ne sono altrettanti che portano in classe una passione capace di smuovere la libertà di ogni studente.

Continueremo a dire che la classe docente è tutta di fannulloni? Continueremo a stracciarci le vesti perchè non c'è un insegnante che si salvi dalla mediocrità diffusa? Se continueremo in questa direzione non faremo altro che affossare la scuola, che non si riprenderà in forza di nuove teorie pedagogiche né con circolari perfette, ma solo valorizzando quegli insegnanti che dentro il disastro di oggi sono già un punto di novità, in quanto in classe ci vanno con tutta la loro umanità.

Per questo si può cambiare questa scuola: non innanzitutto elaborando progetti, bensì sapendo distinguere tra gli insegnanti che seminano il nulla e quelli che invece liberano le energie creative e critiche di ogni studente. Se il ministro procedesse ad una effettiva valorizzazione di questi ultimi, fino a premiarli economicamente, la scuola italiana avrebbe finalmente un punto da cui ripartire per la sua ricostruzione.

 

(Gianni Mereghetti)

 



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COMMENTI
16/09/2008 - Con rispetto, ma troppo semplicistico (paolo prioretti)

Capisco l'enfasi sulla liberalizzazione, ma seppur buona come impostazione lascia aperte molte criticità che credo per onestà intellettuale di un insegnate si dovrebbero affrontare. I genitori, non tutti per carità, intervengono nella "selezione" dei docenti a volte senza avere parametri di "mercato" efficaci. E non dobbiamo nasconderelo. Quanto alla valutazione del docente sul campo, vorrei ricordare che nel mercato della produzione, dove esiste il periodo di prova (tra l'altro esistente già oggi anche nella scuola), il meccanismo di valutazione del lavoro è totalmente diverso per modalità e tempi. Come ultima considerazione vorrei ricordare che già con il processo dell'autonomia, da tempo iniziato, le scuole hanno cominciato a vendere il proprio profilo ed i propri asset, a volte in modo spregiudicato, esclusivamente per aumentare la massa critica proprio come in un vero e proprio libero mercato (ovviamente sulla pelle dei ragazzi e delle loro famiglie). E qualora un genitore avesse preso il "prodotto sbagliato"? Dovrebbe chiedere rimnborsi o iniziare a spostare il proprio figlio da una scuola all'altra prima di trovare quell'offerta che sia trasparente e ottimale? Ovvio anche io sono stato brutale, ma solo per far capire che non è tutto così semplice come lei ha illustrato.

 
13/09/2008 - Obiezione! (Pino Suriano)

L'idea di fondo è giusta. Chi non sarebbe d'accordo? Ma si pone un problema grave: quali sarebbero i criteri di valutazione per distinguere i bravi prof. dai cattivi prof? Che ne dice l'autore dell'articolo?

RISPOSTA:

Per distinguere gli insegnanti fannulloni ed incapaci da quelli che invece svolgono bene la loro professione ci sarebbe un sistema molto semplice, da una parte quello di garantire ai genitori la libertà di scegliere scuola e insegnanti, dall'altra quello di dare alle scuole la responsabilità di scegliere gli insegnanti. E' una liberalizzazione del sistema quello che può portare a valorizzare gli insegnanti che effettivamente valgono, mentre la conservazione di quello vigente che è di stampo statalista serve solo a garantire il privilegio di un posto fisso anche se con uno stipendio basso. Con una liberalizzazione del sistema diventerebbero efficaci anche modalità di valutazione della professione docente che però devono essere fatte sul campo e non con astratti test valutativi, anche perchè l'azione di un docente ha una variabile fondamentale, ossia il livello culturale e istruttivo degli studenti cui si rivolge. Pensare a sistemi di valutazione che fotografino oggettivamente l'azione di un insegnante è una strada che non porta da nessuna parte, mentre andare a vedere come un insegnante fa il suo lavoro e quali risultati ottiene in relazione al punto da cui parte, questo è quanto si deve fare rispetto alla professione docente. Un'ultima osservazione rispetto alla questione docente è il problema del ruolo, che è uno dei dogmi che hanno alimentato lo stastalismo. A questo proposito siamo al capolinea, occorre e presto ridefinire l'insegnamento come libera professione, così che ad insegnare ci possa andare chi ne è capace e, se uno non lo fosse, ebbene è ragionevole che venga licenziato! (Gianni Mereghetti)