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SCUOLA/ L'elevato numero di bocciati non indica per forza una serietà educativa

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La scuola italiana è tornata a bocciare, questo sembra essere il segnale dei dati che il ministero ha diffuso a riguardo dell'anno scolastico 2007/2008. Dopo le prove di verifica di fine agosto o inizi settembre il totale degli studenti non promossi si attesta al 16,2%, mentre nell'anno scolastico 2006/ 2007 erano stati il 14,2%, quindi la percentuale è aumentata del 2%. Gli studenti promossi a giugno senza debiti sono stati il 59,4 %, quelli bocciati il 13,8%, mentre sono stati il 26,8 % quelli che hanno dovuto affrontare le verifiche di fine agosto o inizi settembre per superare l'anno: di questi ultimi circa il 6% non è stato ammesso alla classe successiva. Le maggiori difficoltà a concludere positivamente l'anno scolastico si sono riscontrate nel primo anno di scuola superiore, dove i bocciati sono stati il 21,8%, contro il 18,7% dell'anno scorso. Questi i dati diffusi dal Ministero che sono stati per lo più accolti come l'indizio di un cambio di direzione che la scuola ha preso e di cui si dovrebbe dar merito al ministro Fioroni.

Una volta si pensava con don Milani che la scuola avesse un unico problema, i ragazzi che perdeva, oggi si pensa invece che la scuola è seria se i ragazzi li perde. Nel giro di quarant'anni si è passati da una sottolineatura a quella opposta, con il rischio però di non considerare mai la questione reale, perché il problema della scuola non è sociologico, bensì educativo, e perdere o non perdere i ragazzi non è un problema di serietà, bensì è una domanda rispetto a ciò che si fa ogni giorno dentro una classe.

Per questo oggi di fronte ad un nuovo anno che inizia e ai dati del ministero che dicono che si boccia un po' di più la questione non è vedere se l'anno prossimo si riuscirà a portare le bocciature ad un ulteriore 2% in più così che tutti saremo più certi di una ripresa di serietà della scuola. La scuola non si misura sulle bocciature o sulle promozioni, se così fosse sarebbe lo specchio opaco della cultura dominante, per cui nel 1968 la scuola migliore era quella che promuoveva tutti, oggi quella che invece boccia il più possibile. No, non è questo il pilone portante di una scuola, ma che ogni studente incontri degli insegnanti così appassionati alla conoscenza da sfidare la sua libertà a tentarne la strada.

Questo è il sale della scuola, per cui ogni 2% in più di bocciature è una domanda a chi insegna, una sfida ad assumere dentro uno sguardo di simpatia totale la resistenza ad aprire la ragione. Per questo, se è giusto non ammettere ad una classe successiva lo studente che non si muova verso la conoscenza, ogni insegnante veramente tale non può chiudere qui la questione, contento perché la scuola è diventata finalmente seria, anzi non può non ricominciare ad insegnare senza portare dentro di sé la sfida di questo 16.2% che non ha superato l'anno.

Serietà della scuola è fare di tutto per smuovere la ragione dalle secche del nulla verso gli orizzonti del bello e del vero, questa è la serietà e riguarda anche chi è fermo ai blocchi di partenza e non ha ragioni o non ha voglia di studiare. Affrontare questa sfida, questo promuove la scuola, il resto è un vuoto sociologismo!

 

Gianni Mereghetti



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COMMENTI
15/09/2008 - Manca qualcuno (Daniele Scrignaro)

C'è un numerello tra quelli dell'articolo che suggerisce un ulteriore passo di approfondimento. Il 94% dei rimandati (desueto ma meglio delle circonlocuzioni) è stato promosso: cioè, praticamente tutti quelli che non hanno raggiunto la conoscenza richiesta in nove mesi, ce la fanno in due. Cioè due cose: uno, chi viene rimandato non è un imbecille ma è un demotivato ("ha i numeri ma non ha voglia di studiare”); due, la scuola ha obiettivi bassi. Quindi gli "esami di riparazione" non risolvono. Allora bocciare a giugno? No, è per ribadire la necessità di insegnanti appassionati alla conoscenza. Da un lato. Dall'altro, se di quegli insegnanti ce ne sono, sicuramente non sono la norma, né lo erano: eppure nichilismo e relativismo come gli odierni non s'erano visti almeno tra le generazioni ancora viventi. La scuola in campo educativo è molto importante ma non determinante. Se manca la famiglia, non ce n'è per nessuno: lo sa la Costituzione, ma non la classe politica italiana. "Non sai che, non solo gli occhi azzurri; i capelli biondi e la carnagione bianca; ma anche il candore del cuore, della mente e della coscienza, l'onore, la virtù e il valore vengono dai genitori? Non sai che non solo la bellezza del corpo, ma anche la bellezza dell'anima dipende dalla nascita e dall'educazione? Non sai che il sangue parla in fatto di religiosità come in tutto il resto?" (M. Raymond, "La famiglia che raggiunse Cristo" [quella di san Bernardo di Clairvaux]).