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SCUOLA/ Non si riducano le domande dei ragazzi a difficoltà psicologiche

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Giuseppe Luigi Palma, presidente dell'Ordine degli psicologi, ha denunciato che l'Italia è il solo paese europeo a non avere un servizio strutturato di psicologia scolastica. Oggi l'intervento psicologico è garantito da sperimentazioni e non ha una precisa normativa di riferimento, per cui di fatto in questi anni solo due scuole su tre hanno beneficiato dell'intervento di uno psicologo. Tale intervento si è caratterizzato come attività di consulenza, «dimenticando le pratiche per lo sviluppo della persona, per l'educazione alla socialità e alla convivenza».

Secondo Palma la limitazione della presenza dello psicologo è grave, perché stanno emergendo sempre di più problemi che invece lo richiedono, quali «lo scarso impegno nello studio e la mancanza di attenzione durante le lezioni, le difficoltà di relazione all'interno del corpo docente, gli alunni con necessità didattiche particolari, le difficoltà di tipo organizzativo provocate dalle continue innovazioni e riforme, i comportamenti aggressivi e violenti degli alunni».

Il presidente dell'Ordine degli psicologi ha ragione nell'evidenziare l'importanza della presenza degli psicologi dentro la scuola, ma le motivazioni che adduce sono equivoche, come è spesso fuori luogo il motivo per cui genitori o insegnanti chiedono l'aiuto dello psicologo, quasi fosse la panacea di tutte le difficoltà scolastiche sia d'apprendimento sia di relazione.

Ben vengano gli psicologi nella scuola, ma ad una condizione: che non pretendano di sostituirsi a chi educa. La psicologia, infatti, è uno strumento che può aiutare insegnanti e genitori, uno strumento di analisi dei problemi, ma la questione della scuola non è psicologica, è primariamente educativa. Troppo spesso è per sfuggire alla domanda su di sé che un insegnante o un genitore manda dallo psicologo uno studente perché si impegna poco nello studio, perché si distrae durante le lezioni, perché pone troppe domande, perché non è inserito nella classe.

C'è un'urgenza educativa che chiede un impegno più deciso di insegnanti e genitori, un impegno a andare verso gli studenti con uno sguardo di umanità, con una passione per il loro destino da cui essi possono trarre l'energia per affrontare le loro difficoltà. Se è vero che bisogna strutturare maggiormente la presenza degli psicologi dentro la scuola, è altrettanto vero che prima bisogna chiarire che la questione della scuola è l'educazione e che in questo la psicologia è solo uno strumento d'aiuto. Teniamo ben distinti i campi e non riduciamo le domande educative a difficoltà psicologiche. Di tutto abbiamo bisogno, fuorché di una medicalizzazione della scuola.

 

(Gianni Mereghetti)


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COMMENTI
21/09/2008 - "medicalizzare" (Anna Di Gennaro)

Mi permetto di ricordare che gli psicologi non sono medici. Non possono prescrivere farmaci nè terapie. Vero è che ci sono numerosi insegnanti/psicologi nelle scuole...sono essi garanzia del successo formativo dei loro studenti?! Non clinicizziamo la scuola è forse questo il senso dell'articolo? Concordo. Interroghiamoci tuttavia sul motivo dei numerosi abbandoni precoci degli studenti, già dalla scuola media. A tal proposito invito a leggere l'intervista a Eugenio Borgna pubblicata da VITA. http://www.clonline.org/primait.htm "EDUCARE, CIOE' INTERCETTARE I SEGNI INVISIBILI". "Non ci si sente chiamati a rispondere alle domande inespresse. E il problema della disciplina è solo un alibi" Siamo certi che le "difficoltà" siano esclusivamente appannaggio degli studenti?

 
21/09/2008 - Il vero problema (Silvio Restelli)

Il vero problema dei nostri allievi è quello di vivere in un ambiente adulto che non sa più chiedere loro fatica e sacrificio. Chi ci prova si scontra con un pensiero unico dominante (di cui fanno parte spesso insegnanti, dirigenti e famiglie) che vuole mantenere nella bambagia i giovani, perché non ha molto da proporre loro come motivazione al sacrificio e alla fatica. Di fronte a questo la psicologia ufficiale si schiera quasi sempre a giustificazione di chi non vuole impegnarsi, cercando nel contesto familiare o sociale le possibili cause. Anche per questo sono d'accordo con chi frena per l'introduzione del servizio psicologico nelle scuole e credo che si possa risolvere introducendo nelle scuole forme di valutazione terze cioé esterne al rapporto docente/allievo, capaci di misurare effettivamente i reali apprendimenti.

 
20/09/2008 - imparare è umano (Cristiana Gavio)

Imparare è veramente umano e la personalità dell'alunno (o del figlio) è sempre una risorsa solo se gli adulti hanno il coraggio di mantenere aperta quella domanda su di sè che troppo spesso li spaventa,perchè li mette profondamente in gioco

 
20/09/2008 - ansia per l'ordine (cinzia billa)

Poi mi sembra esserci sempre il grande equivoco, foriero di frustrazioni, per cui si identifica l'educazione con un mettere a posto le cose. Allora anche ciò che fa parte di una SANA dinamica umana, rischia di essere schedato come PATOLOGICO...ma rispetto a quale misura? Perciò il Prof. Mereghetti ha ragione sulla necessità di usare ogni strumento di cui si dispone per ciò, e solo per ciò, cui è adeguatamente destinato.

 
20/09/2008 - è proprio vero! (Alessandra Monda)

Nella mia lunga esperienza ho spesso assistito a tentativi di delega delle responsabilità educative, sia da parte di genitori, che da parte di docenti e dirigenti scolastici. Spesso le scuole hanno promosso iniziative di formazione dei docenti centrate sulle esigenze degli alunni e sulle capacità relazionali dei docenti con gli alunni e tra loro affidandosi a psicologi esperti del settore. Non ho registrato risultati degni di nota. In effetti i docenti che non riuscivano a percepire l'altro, alunno o collega,nella sua interezza, nei suoi valori e nelle sue necessità, non ne hanno tratto alcun giovamento. Coloro che avevano familiarità con questa dimensione, spesso i promotori dell'iniziativa, ne hanno tratto qualche giovamento in termini di miglioramento degli strumenti di approccio. Purtroppo i problema è rappresentato dai primi e non dai secondi. Ben venga quindi la possibilità di una consulenza esperta per docenti, genitori ed alunni che lo richiedano,ma non risolviamo in questo modo i drammatici problemi che ora ci troviamo di fronte, di una scuola che non riesce ad interpretare i giovani nei loro autentici bisogni, che non riesce a sostenerli nella ricerca del loro autentico valore, che non riesce a dare ragione dello sforzo richiesto, quando lo richiede. E' chiaro che dobbiamo puntare sui docenti, reclutamento, formazione in servizio e sostegno allo sviluppo professionale questi i temi che vorrei davvero vedere in primo piano e riferiti all'intero sistema scolastico.

 
20/09/2008 - Imparare è umano (Stefania Barbieri)

Sono proprio d'accordo! Aggiungo che il compito degli insegnanti, di educare attraverso le materie, è possibile solo in un rapporto che si instaura tra chi insegna e chi impara. Quello che talvolta manca alla ricerca clinica è la considerazione di quessto fattore primario del processo di apprendimento. Segnalo, a chi volesse documentarsi, il numero 11 della rivista "Libertà di educazione" edito dall'associazione professionale Diesse - didattica e innovazione scolastica. E' intitolato "Imparare è umano.Difficoltà e talenti" e documenta con esperienze didattiche una tesi coraggiosa:"...esistono nei ragazzi problemi relativi all’apprendimento,ma anche i più gravi (tranne quelli veramente patologici) preferiamo inquadrarli nella categoria della “difficoltà” piuttosto che in quella del “disturbo...” "...la comunicazione educativa, quando è consapevole ed efficace, è in grado di creare un nesso tra diversità alla luce di una sfida che accomuna tutti gli attori dell’avventura del sapere:... Dando il meglio di sé nella forma della comunicazione, non tanto dello sforzo organizzativo, l’insegnante aiuta la personalità dell’alunno a venire fuori, a uscire da impacci e paure, a confidare nei propri mezzi. Nell’ambito del dialogo educativo impostato correttamente dalla figura dalla figura dell’adulto educatore, la personalità dell’alunno è sempre una risorsa, mai un problema isolato..."(Editoriale) La rivista può essere richiesta a Diesse, viale Lunigiana 24 - 20125 Milano.