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SCUOLA/ Non si riducano le domande dei ragazzi a difficoltà psicologiche

Secondo GIANNI MEREGHETTI una presenza più strutturata di psicologi nelle nostre scuole, come richiesto dal presidente dell’Ordine degli psicologi Giuepppe Luigi Palma, può essere un elemento sicuramente utile. Ma non bisogna mai sfuggire dalla domanda su di sé e sui ragazzi

ragazziR375_19set08.jpg (Foto)

Giuseppe Luigi Palma, presidente dell'Ordine degli psicologi, ha denunciato che l'Italia è il solo paese europeo a non avere un servizio strutturato di psicologia scolastica. Oggi l'intervento psicologico è garantito da sperimentazioni e non ha una precisa normativa di riferimento, per cui di fatto in questi anni solo due scuole su tre hanno beneficiato dell'intervento di uno psicologo. Tale intervento si è caratterizzato come attività di consulenza, «dimenticando le pratiche per lo sviluppo della persona, per l'educazione alla socialità e alla convivenza».

Secondo Palma la limitazione della presenza dello psicologo è grave, perché stanno emergendo sempre di più problemi che invece lo richiedono, quali «lo scarso impegno nello studio e la mancanza di attenzione durante le lezioni, le difficoltà di relazione all'interno del corpo docente, gli alunni con necessità didattiche particolari, le difficoltà di tipo organizzativo provocate dalle continue innovazioni e riforme, i comportamenti aggressivi e violenti degli alunni».

Il presidente dell'Ordine degli psicologi ha ragione nell'evidenziare l'importanza della presenza degli psicologi dentro la scuola, ma le motivazioni che adduce sono equivoche, come è spesso fuori luogo il motivo per cui genitori o insegnanti chiedono l'aiuto dello psicologo, quasi fosse la panacea di tutte le difficoltà scolastiche sia d'apprendimento sia di relazione.

Ben vengano gli psicologi nella scuola, ma ad una condizione: che non pretendano di sostituirsi a chi educa. La psicologia, infatti, è uno strumento che può aiutare insegnanti e genitori, uno strumento di analisi dei problemi, ma la questione della scuola non è psicologica, è primariamente educativa. Troppo spesso è per sfuggire alla domanda su di sé che un insegnante o un genitore manda dallo psicologo uno studente perché si impegna poco nello studio, perché si distrae durante le lezioni, perché pone troppe domande, perché non è inserito nella classe.

C'è un'urgenza educativa che chiede un impegno più deciso di insegnanti e genitori, un impegno a andare verso gli studenti con uno sguardo di umanità, con una passione per il loro destino da cui essi possono trarre l'energia per affrontare le loro difficoltà. Se è vero che bisogna strutturare maggiormente la presenza degli psicologi dentro la scuola, è altrettanto vero che prima bisogna chiarire che la questione della scuola è l'educazione e che in questo la psicologia è solo uno strumento d'aiuto. Teniamo ben distinti i campi e non riduciamo le domande educative a difficoltà psicologiche. Di tutto abbiamo bisogno, fuorché di una medicalizzazione della scuola.

 

(Gianni Mereghetti)
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COMMENTI
21/09/2008 - "medicalizzare" (Anna Di Gennaro)

Mi permetto di ricordare che gli psicologi non sono medici. Non possono prescrivere farmaci nè terapie. Vero è che ci sono numerosi insegnanti/psicologi nelle scuole...sono essi garanzia del successo formativo dei loro studenti?! Non clinicizziamo la scuola è forse questo il senso dell'articolo? Concordo. Interroghiamoci tuttavia sul motivo dei numerosi abbandoni precoci degli studenti, già dalla scuola media. A tal proposito invito a leggere l'intervista a Eugenio Borgna pubblicata da VITA. http://www.clonline.org/primait.htm "EDUCARE, CIOE' INTERCETTARE I SEGNI INVISIBILI". "Non ci si sente chiamati a rispondere alle domande inespresse. E il problema della disciplina è solo un alibi" Siamo certi che le "difficoltà" siano esclusivamente appannaggio degli studenti?

 
21/09/2008 - Il vero problema (Silvio Restelli)

Il vero problema dei nostri allievi è quello di vivere in un ambiente adulto che non sa più chiedere loro fatica e sacrificio. Chi ci prova si scontra con un pensiero unico dominante (di cui fanno parte spesso insegnanti, dirigenti e famiglie) che vuole mantenere nella bambagia i giovani, perché non ha molto da proporre loro come motivazione al sacrificio e alla fatica. Di fronte a questo la psicologia ufficiale si schiera quasi sempre a giustificazione di chi non vuole impegnarsi, cercando nel contesto familiare o sociale le possibili cause. Anche per questo sono d'accordo con chi frena per l'introduzione del servizio psicologico nelle scuole e credo che si possa risolvere introducendo nelle scuole forme di valutazione terze cioé esterne al rapporto docente/allievo, capaci di misurare effettivamente i reali apprendimenti.

 
20/09/2008 - imparare è umano (Cristiana Gavio)

Imparare è veramente umano e la personalità dell'alunno (o del figlio) è sempre una risorsa solo se gli adulti hanno il coraggio di mantenere aperta quella domanda su di sè che troppo spesso li spaventa,perchè li mette profondamente in gioco

 
20/09/2008 - ansia per l'ordine (cinzia billa)

Poi mi sembra esserci sempre il grande equivoco, foriero di frustrazioni, per cui si identifica l'educazione con un mettere a posto le cose. Allora anche ciò che fa parte di una SANA dinamica umana, rischia di essere schedato come PATOLOGICO...ma rispetto a quale misura? Perciò il Prof. Mereghetti ha ragione sulla necessità di usare ogni strumento di cui si dispone per ciò, e solo per ciò, cui è adeguatamente destinato.

 
20/09/2008 - è proprio vero! (Alessandra Monda)

Nella mia lunga esperienza ho spesso assistito a tentativi di delega delle responsabilità educative, sia da parte di genitori, che da parte di docenti e dirigenti scolastici. Spesso le scuole hanno promosso iniziative di formazione dei docenti centrate sulle esigenze degli alunni e sulle capacità relazionali dei docenti con gli alunni e tra loro affidandosi a psicologi esperti del settore. Non ho registrato risultati degni di nota. In effetti i docenti che non riuscivano a percepire l'altro, alunno o collega,nella sua interezza, nei suoi valori e nelle sue necessità, non ne hanno tratto alcun giovamento. Coloro che avevano familiarità con questa dimensione, spesso i promotori dell'iniziativa, ne hanno tratto qualche giovamento in termini di miglioramento degli strumenti di approccio. Purtroppo i problema è rappresentato dai primi e non dai secondi. Ben venga quindi la possibilità di una consulenza esperta per docenti, genitori ed alunni che lo richiedano,ma non risolviamo in questo modo i drammatici problemi che ora ci troviamo di fronte, di una scuola che non riesce ad interpretare i giovani nei loro autentici bisogni, che non riesce a sostenerli nella ricerca del loro autentico valore, che non riesce a dare ragione dello sforzo richiesto, quando lo richiede. E' chiaro che dobbiamo puntare sui docenti, reclutamento, formazione in servizio e sostegno allo sviluppo professionale questi i temi che vorrei davvero vedere in primo piano e riferiti all'intero sistema scolastico.

 
20/09/2008 - Imparare è umano (Stefania Barbieri)

Sono proprio d'accordo! Aggiungo che il compito degli insegnanti, di educare attraverso le materie, è possibile solo in un rapporto che si instaura tra chi insegna e chi impara. Quello che talvolta manca alla ricerca clinica è la considerazione di quessto fattore primario del processo di apprendimento. Segnalo, a chi volesse documentarsi, il numero 11 della rivista "Libertà di educazione" edito dall'associazione professionale Diesse - didattica e innovazione scolastica. E' intitolato "Imparare è umano.Difficoltà e talenti" e documenta con esperienze didattiche una tesi coraggiosa:"...esistono nei ragazzi problemi relativi all’apprendimento,ma anche i più gravi (tranne quelli veramente patologici) preferiamo inquadrarli nella categoria della “difficoltà” piuttosto che in quella del “disturbo...” "...la comunicazione educativa, quando è consapevole ed efficace, è in grado di creare un nesso tra diversità alla luce di una sfida che accomuna tutti gli attori dell’avventura del sapere:... Dando il meglio di sé nella forma della comunicazione, non tanto dello sforzo organizzativo, l’insegnante aiuta la personalità dell’alunno a venire fuori, a uscire da impacci e paure, a confidare nei propri mezzi. Nell’ambito del dialogo educativo impostato correttamente dalla figura dalla figura dell’adulto educatore, la personalità dell’alunno è sempre una risorsa, mai un problema isolato..."(Editoriale) La rivista può essere richiesta a Diesse, viale Lunigiana 24 - 20125 Milano.